“Il disagio di spiegare a mio figlio perchè andiamo a scuola a piedi”

"Perchè non parcheggi davanti all'ingresso come tutti?". La domanda del figlio di Dario fa scattare una riflessione nel genitore sulla responsabilità nell'educare i figli dando l'esempio

scuola marco polo busto arsizio

Dopo la lettera del papà agli insegnanti del figlio, nella quale rivendicava la decisione di non far fare i compiti estivi al ragazzo, abbiamo deciso di proporre un altro spunto di riflessione interessante del rapporto tra genitori-figli-istituzioni.

In questo caso è Dario De Zolt, genitore fagnanese, a raccontare sulla pagina facebook “Anche i fagnanesi nel loro piccolo si incazzano” il disagio di dover spiegare al figlio che “parcheggiare davanti all’ingresso della scuola non è consentito, anche se lo fanno tutti, anche se è più comodo”. Moltissimi i commenti che ha scatenato.

Quello del parcheggio selvaggio in orari di entrata/uscita dalle scuole è un fenomeno che si presenta con la stessa frequenza in tutte le città italiane, un malcostume atavico che nemmeno multe, pedibus, piste ciclabili, nonni vigili sono riusciti a debellare con i riflessi negativi che questi comportamenti scorretti hanno sui bambini che ci guardano, come sempre.

Buongiorno

generalmente non scrivo post ma oggi sento la necessità di condividere con Voi una riflessione. Una semplice riflessione.
Da qualche mese a questa parte ho la fortuna ed il piacere di poter accompagnare mio figlio alla scuola materna Giovanni Paolo II di Bergoro tra le 8.45 e 9 di mattina; un susseguirsi di azioni e gesti che si ripetono quotidianamente e che si concludono sempre con l’arrivo presso il plesso scolastico.
Quello che osservo, e osserva il mio bimbo, è sempre lo stesso scenario…macchine parcheggiate sul lato di fronte all’asilo, macchine parcheggiate sulle strisce pedonali, macchine, addirittura, parcheggiate di traverso con mezzo muso dentro allo spiazzo pedonale di fronte al cancelletto d’ingresso.
Benvenuti gente alla sagra del “wild parking”…
Stamattina, come tutte le mattine, quando siamo arrivati in macchina, il mio bimbo ed io abbiamo posteggiato nel parcheggio di fronte alla palestra, circa 40 m (60m se si parcheggia nel punto più lontano) rispetto all’ingresso dell’asilo, circa 15 secondi (cronometrati) dalla portiera all’ingresso dell’asilo.
Come tutte le mattine in quel parcheggio ho trovato 2 macchine al mio arrivo (talvolta ne ho viste ben 4…ma non ho mai avuto la conferma che fossero tutte di impavidi genitori che si sobbarcano metri supplementari di cammino…), tutto il resto del parcheggio…deserto…come sempre….
Mentre affrontavo con il mio bimbo la lunga strada che ci separava dall’ ingresso, mentre la sua manina morbida stringeva la mia ecco che arriva la domanda assassina che ti trafigge inaspettatamente: “papà, perché non parcheggi anche tu qui vicino al cancello? Così almeno facciamo meno fatica…”
La mia replica: “perché da questa parte della strada non ci sono parcheggi tesoro mio, quindi non si può”
E lui, 5 anni appena compiuti, scrollando la testa e sbuffando mi ha detto, testuale: “Ho capito però…lo fanno tutti…”
Colpito e (quasi) affondato.
Come si spiega ad un bambino che cos’è il senso civico, il rispetto delle regole, il rispetto verso il prossimo?
Senza voler addentrarsi in dibattiti sociologici troppo impegnativi o ragionamenti aulici che non portano da nessuna parte io la mia risposta credo di averla: dando l’esempio. Talvolta ce lo dimentichiamo (io in primis), ma i bambini sono spugne e assorbono tutto quello che li circonda ed i genitori sono il primo e più potente strumento di educazione. Il comportamento dei genitori verrà inevitabilmente emulato ed imitato nelle gesta dei figli. Prima in piccole cose e poi, man mano che crescono, su aspetti più importanti, più profondi. Dobbiamo tentare di educare le nostre creature nel senso etimologico del termine: far crescere e maturare dal punto di vista intellettuale e spirituale. Dando l’esempio.
Non è semplice, non siamo infallibili, ma è nostro preciso dovere quello di impegnarci a fondo per educare coerentemente e profondamente facendo del nostro meglio per trasferire ai nostri bimbi di oggi, donne e uomini di domani, valori come rispetto, senso del dovere, responsabilità verso il prossimo.
Alberto Hurtado tanti anni fa disse: “è più facile insegnare che educare perché per insegnare basta sapere mentre per educare è necessario essere”.
Fine della riflessione.
Buona giornata.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 20 settembre 2016
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Commenti

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  1. Scritto da LuisaM

    Egregio Sig. De Zolt,
    da automobilista vivo ogni giorno il disagio dovuto alla maleducazione di chi si ferma per strada per far scendere i figli davanti all’ingresso di una scuola.
    Questo ogni santo giorno per 9 mesi all’anno.

    Spiegare tutto questo a suo figlio non è facile, ma lei ha il vantaggio di essere nel giusto, sicuramente un modo lo troverà; suo figlio prima o poi capirà: genitori come lei insegnano cose di valore ai propri figli.
    Più preoccupante pensare cosa insegnano ai propri i genitori incivili.

    Riguardo al senso civico, ci si è dimenticati che le istituzioni hanno il dovere di farsi garanti.
    Basterebbe poco: 30 minuti al giorno per una settimana, dando doverose multe a chi, incivile ed egoista, non rispetta le regole.
    Sarebbe una bella cosa anche per suo figlio, lo aiuterebbe a capire che il suo papà è nel giusto.

    La prossima volta che vedrò un vigile alle 8.30 al bar a fare la colazione, o con i colleghi a chiacchierare al bordo delle strade, inevitabilmente penserò a questa vicenda.

  2. Scritto da Landover

    Buongiorno, io non ho figli ma tutte le sante mattine vedo il delirio che si crea in occasione delle scuole… e fosse solo questo… frequento abitualmente palestre e regolarmente vedo il parcheggio selvaggio in prossimità dell’ingresso… scusate, ma non si va li per fare movimento ?? che costa fare 20m a piedi? il senso civico è andato a farsi benedire e la pigrizia oggi, era in cui bisogna per forza essere comodi sempre, la fa da padrone…. sigh….

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