Polizia locale, il consiglio comunale vota l’uscita dall’Unione Medio Verbano

La decisione votata a maggioranza. Il sindaco Centrella spiega le ragioni: pochi agenti per il territorio comunale. E “sgrida” due consiglieri perché usciti durante l’inno di Mameli

Avarie

Due “sgridate” del sindaco nel consiglio comunale di stasera, 30 settembre, con due effetti ben diversi. La prima, dura e formale, è stata rivolta ai due consiglieri di minoranza, l’ex sindaco Ballarin e il candidato alla poltrona di primo cittadino alle ultime elezioni Griffini, entrambi in quota Lega, entrambi assenti durante l’inno di Mameli e poi rientrati a inizio seduta: «Vi siete permessi di uscire durante l’inno d’Italia, ora almeno chiedete se potete rientrare, come stabilito dallo statuto».

La seconda strigliata è andata direttamente ai vertici dell’Unione di polizia locale del Medio Verbano, vertici politici e amministrativi dell’ente, che ha avuto a fine serata ben altri effetti sul piano politico: l’uscita di Cocquio dall’Unione di polizia locale del Verbano. Perché?

Secondo il sindaco Danilo Centrella l’Unione non è in grado di assicurare un servizio idoneo per Cocquio Trevisago, il più grande dei comuni rientranti nell’Unione (quasi 5.000 abitanti), ma non il più pattugliato, sempre secondo il primo cittadino, che ha portato numerosi esempi, letti di fronte alla sala consiliare – la platea del teatro Soms di Caldana – quasi tutta occupata nei posti a sedere per via dei cittadini che hanno risposto in maniera massiccia all’appello di presenziare il Consiglio da parte dell’amministrazione.

Poche risposte alle richieste di “ritagliare” un servizio ad hoc per il paese, assenza di pianificazione rispetto ai luoghi e ai tempi di passaggio delle pattuglie, convocazioni di assemblee con tempi e oggetti imprecisi, e così via: tutti esempi portati da Centrella a sostegno della sua teoria, vale a dire che qualcosa da rivedere c’è. Non si parla solo di “percezione di insicurezza” – queste le parole pronunciate dal sindaco – , ma anche di sicurezza stradale, a una settimana dai tragici fatti che hanno colpito la famiglia Mazzini a cui è stato rivolto un minuto di silenzio da parte dei presenti.

E ora cosa succederà? Cocquio potrà andare da solo? E come funzioneranno i nuovi servizi? Dove saranno disposti gli uffici e le dotazioni? ha chiesto il consigliere di minoranza Luigi Nigri.

Centrella ha risposto esponendo alcuni dati legati alla presenza sul territorio degli agenti e ai costi. «Il servizio attualmente è strutturato su due pattuglie che si muovono al mattino e al pomeriggio in due macro aree, la “zona bassa” e la la “zona alta” in cui rientra anche Cocquio Trevisago dove in media vi è un agente ogni 5000 residenti: per noi è troppo poco».

E poi si è parlato di costi: «In servizio costa oggi circa 67 mila euro l’anno, con 170 mila euro di multe che vengono comminate nel territorio comunale di Cocquio, su un totale di circa 600 mila euro l’anno», come dire: contribuiamo per un terzo delle entrate derivanti dal codice della strada e veniamo trattati con lo stesso peso di un paese molto più piccolo.

Da qui la volontà politica dell’amministrazione eletta ai primi di giugno di un cambio di rotta: questa sera si è votato il recesso dall’Unione entro i termini tecnici del 30 di settembre. Non è detto che Cocquio ritorni a servirsi della polizia locale del Verbano, magari sotto forma giuridica di “convenzione” con termini operativi rivisti e modellati sulle esigenze locali. Oppure si è anche parlato dell’ipotesi di un comando in paese, capace di garantire presenza anche appiedata sul territorio, presidio delle zone critiche e intervento pianificato secondo le linee politiche dell’amministrazione: potrebbe concretarsi col passaggio in forza alla polizia locale del paese di due unità.

La decisione è stata votata a maggioranza in un clima di dialogo complesso e a tratti teso e difficile fra maggioranza e minoranza consiliare.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 30 Settembre 2016
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