In campo scientifico ci possono essere terribili trappole quando non si dice la verità

Pier Fausto Vedani analizza la situazione delle nomine in alcuni posti chiave dell'ospedale varesino: "Il “Circolo” purtroppo non sembra più correttamente valutato da una sanità regionale oggi impegnata con le sue riforme sostanzialmente tese al risparmio"

medico foto quarta

Perfettamente in linea con altre storie giudiziarie, sono già ricche di anni le battaglie legali per inquadrare e definire gli avvenimenti che hanno avuto al centro il prestigioso reparto di cardiochirurgia dell’ospedale di Circolo.

La vicenda è ripartita in questi giorni, già si è iniziato il rosario delle udienze e si andrà per le lunghe perché c’è stata una frammentazione in più processi in seguito a una raffica di querele e controquerele che in qualche misura hanno allontanato dall’attenzione generale il vero focus della vicenda che all’origine appariva di estrema semplicità.

La scintilla iniziale? Obiezioni e segnalazioni di un titolato medico al responsabile del reparto, il tutto nero su bianco, come i successivi scritti inviati allo stesso primario e ai vertici dell’ospedale e dell’ateneo.

Se chi poteva all’inizio avesse preso decisioni rapide e semplici forse il problema sarebbe stato circoscritto e risolto.Si è preferito attendere con il risultato che c’è stata una moltiplicazione di conflittualità, le più importanti delle quali ancora irrisolte.

Oggi rispetto all’inizio dei problemi e a quel poco che trapela da procedure non pubbliche, ci sarebbero infatti più fronti aperti , a volte anche chiusi, da valutazioni dei magistrati e da strategie delle parti private, il tutto in un quadro generale dovuto anche a minuziose indagini della polizia per le quali ci si è avvalsi pure di intercettazioni telefoniche che possono avere dato indicazioni sull’esistenza o meno di dati utili per esempio ai fini dei concorsi scientifici. Dati sui quali Ospedale e Università avviarono un’inchiesta della quale nessuno, noi cronisti compresi , si è poi interessato. Il silenzio istituzionale peraltro può significare che tutto è ok , comunque oggi occorrerebbe seguire quanto accade nel Nord europeo dove proprio -sono notizie di stampa- c’è una tremenda bufera in Svezia: infatti sono stati allontanati addirittura due dirigenti del Nobel che avevano “coperto” un medico toscano autore di studi poi contestati alla fine di lunghi controlli. Insomma lassù non tira aria buona per noi italiani.

In campo scientifico ci possono essere terribili trappole quando non si dice la verità. I controlli continuano a distanza di tempo.

C’è stata la ripresa autunnale delle udienze, non si sa quando ci sarà una verità ufficiale, definitiva,forse l’avremo addirittura solo a livello di Cassazione, ma di questi tempi se sembra cessato il mobbing nei confronti del medico che ha mosso rilievi, non tutto peraltro gli sarebbe stato restituito, sembra anche vero che alcune strategie a livello istituzionale in questi anni non sarebbero state oggetto di mutamenti.Avanti cioè oggi come ieri.

Una scelta legittima che tuttavia potrebbe portare a qualche sorpresa in una delle molteplici fasi processuali.

Se ci fosse stato di mezzo un Berlusconi e i processi venissero celebrati in altre città, della vicenda si saprebbe tutto, ma Varese da sempre ha magistrati e avvocati che hanno cura della riservatezza quando è prevista dalla legge.

Al di fuori della tempesta legale ci sono altre novità non coperte da segreti di sorta e quindi potrebbe avere un certo fondamento la voce secondo la quale il concorso per la sostituzione del primario Sala, andato in pensione, potrebbe essere riservato a un accademico classificato come “associato” e non come “ordinario”. Sono definizioni o gradi di una gerarchia dell’eccellenza, ma in questo momento di tribolazioni e ridimensionamenti della nostra sanità, a chi è sempre stato attento alla grande storia del nostro ospedale il fatto di non avere tra qualche mese un pari grado di Andrea Sala a guidare la cardiochirurgia potrebbe apparire anche un nuovo sgarbo al “Circolo” e nemmeno avanzamento in ambito accademico.

Per la verità un concorso riservato a un associato potrebbe essere solo il primo passo per affidare in seguito il reparto alla stessa persona, una persona ben conosciuta e valutata, però in campo medico e scientifico anche la forma, l’immagine e la storia contribuiscono a rafforzare il prestigio di una istituzione. Un associato al posto di un ordinario, per di più dell’esperienza di Sala, anche nell’elitario pianeta della cardiochirurgia sarebbe in assoluto il segnale migliore?

Ci sarà un concorso e visto l’intoppo che ha disturbato l’arrivo a neurochirurgia, finalmente, di un chirurgo di primo piano come Locatelli, ci si impegni per la perfezione burocratica assoluta per insediare il successore di Sala.

Possono sembrare inopportune, stridenti le raccomandazioni dei mass media che però con il loro lavoro in qualche misura rappresentano e tutelano la comunità.

Una comunità che pagando le tasse si procura uomini e strutture per la cura della salute pubblica. I veri baroni di Varese, città del lavoro, sono i contribuenti. Mai dimenticarlo.

Il “Circolo” purtroppo non sembra più correttamente valutato da una sanità regionale oggi impegnata con le sue riforme sostanzialmente tese al risparmio: a Varese allora si tenti almeno di non perdere anche la battaglia di cardiochirurgia soprattutto dopo avere confermato questi di essere sempre anche una grande scuola medica come di recente ha fatto offrendo all’avanguardia della ricerca internazionale Il dottor Stefano La Rosa, ingaggiato a Losanna per i suoi meriti scientifici.

Citando poi il fronte universitario è di questi giorni la notizia della grande intuizione del chirurgo plastico dott. Mario Cherubino per la ricostruzione del naso di un paziente.

Ma quali ospedali della nostra zona hanno fatto scuola al livello di Varese? Dietro questi successi ci sono cultura, tradizione e uomini che molto hanno dato e danno a una comunità che è sempre stata riconoscente e collaborativa.

Non così ha fatto la politica regionale. Le cose forse sarebbero cambiate se Roberto Maroni gli anni che ha dedicato come eccellente ministro della Repubblica li avesse trascorsi al timone della Lombardia.

Lo dico da primo giornalista varesino in passato querelato dalla Lega e da sempre all’opposizione del club dei dormienti di Palazzo Lombardia. Che si credono migliori dei loro colleghi di Roma rudera.

di
Pubblicato il 13 ottobre 2016
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore