Dieci modi per rivoluzionare un’impresa. E qualche consiglio per sbagliare senza farsi male

Ne parlerà venerdì 16 dicembre, alle ore 16 al Faberlab di Tradate, Ugo Mendes Donelli. Con una premessa: «Successo vuol dire risolvere problemi difficili da risolvere»

innovazione

«L’innovazione non è un’invenzione: perché bisogna fare qualcosa di nuovo”. Il titolo che Ugo Mendes Donelli, fondatore della società Hugowiz e creatore di modelli innovativi di business, dà al workshop che si terrà venerdì 16 alle ore 16 al Faberlab di Tradate (per iscriversi: http://www.asarva.org/2016/12/ perche-bisogna-innovare- mendes-faberlab/) è un programma per il presente. In sintesi: «Una piccola e media impresa, per fare innovazione, dovrebbe sbagliare bene. Provare a fare qualcosa di diverso dal solito senza credere che questa sua idea cambi il mondo, e sapere in anticipo che non tutto andrà bene. Soprattutto, deve ricordare a sé stessa che non esiste una ricetta che la fa uscire dai guai».

Quindi, che si fa? Le domande sono tante ma i consigli di Ugo Mendes aiutano gli imprenditori a guardare al futuro con l’ottica di chi è abituato a fare qualcosa di concreto sempre e ogni giorno. Abituato, soprattutto, ad interrogarsi su come poter cambiare, possibilmente in fretta, e con risultati tangibili. Magari seguendo i “dieci tipi di innovazione possibile” che Mendes pone alla base del cambiamento. Perché per innovare bisogna sì affrontare i problemi rilevanti per le persone, ma occorre avere anche la consapevolezza che questi problemi sono tutt’altro che facili da risolvere (se così non fosse, il mercato sarebbe già stato sommerso dalle soluzioni).

L’evento di venerdì, che rientra tra gli appuntamenti del progetto Giovani di Valore promosso da Fondazione Cariplo e Welfare in Azione, porrà sotto i riflettori tutto quello che un’impresa deve tenere sott’occhio per sostenere e migliorare la competitività: come farsi pagare, come connettersi con gli altri, come assumersi i rischi esplorando direzioni sconosciute, come cambiare il “solito modo di fare business”. Insomma, Mendes non scherza e i temi sui quali riflettere interessano gli imprenditori a trecentosessanta gradi. Perché non si può pensare ad un’azienda grintosa che non controlli le performance del prodotto oppure che non metta in campo tutte le energie per creare prodotti e servizi complementari. Ovviamente partendo dal brand (un valore che va oltre il prodotto) e tenendo sempre ben presenti le aspirazioni e i desideri dei clienti.

Con una premessa importante: no ai compromessi, tanto studio e comunicazioni a misura di target. Perché anche il linguaggio è importante, ognuno ha le sue esigenze e, anche quando lo spot viaggia attraverso i social o via WhatsApp, è bene ricordare che chi lo riceve è una persona, con le sue aspettative e le sue richieste. E in tutto questo, quanto si rischia? Diciamo che si rischia, punto. L’importante è che di rischio ce ne sia la dose più bassa possibile.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 dicembre 2016
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