Suspiria, anche i rifugi antiarei set del film

Non solo l’albergo liberty: anche il sottosuolo dei Giardini estensi ha giocato un ruolo importante nelle riprese dell’atteso remake. Sui titoli di coda anche il Gruppo Speleologico Prealpino

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Lunghi corridoi sotterranei poco illuminati, ambienti angusti che danno un senso di oppressione: l’ideale per un film ad alto tasso di emotività. E poi quella scala a chiocciola, vera chicca architettonica che serviva da uscita di sicurezza in caso di bombardamento.

Proprio così, stiamo parlando dei rifugi antiaerei sotto ai Giardini Estensi, in pieno centro a Varese: è qui che è stata ambientata una parte delle riprese del film Suspiria, proprio dove vennero predisposti durante la Seconda Guerra Mondiale gli spazi per accogliere la popolazione in caso di attacco aereo.

Le riprese nei sotterranei sono terminate ieri e partite mercoledì 21 dicembre.
Un ruolo importante per consigliare il regista nelle scelte delle location è stato giocato – sembra quasi impossibile – dal Gruppo Speleologico Prealpino che da tempo si occupa, per conto del Comune di Varese, dell’organizzazione e gestione delle visite guidate nei rifugi antiaerei ubicati nel sottosuolo della città.

Il presidente, Gugliemlo Ronaghi, racconta alcuni passaggi che hanno visto gli appassionati di speleologia nella veste di “consulenti” del regista per scegliere il set: «Il 17 aprile scorso fummo contattati da due collaboratori del regista Luca Guadagnino allo scopo poter visionare alcuni di questi siti nella speranza di individuare eventuali “location” adatte a girare un film – spiega Ronaghi – . I due vennero così condotti nel rifugio dei Giardini Estensi, in quello di Biumo Inferiore e presso il salone ipogeo dell’antica “Cava Molera” in località “Folla”, lungo la Valle dell’Olona. Agli speleologi che li accompagnarono vennero anche chieste informazioni sull’eventuale presenza, nelle zone attorno a Varese, di ambienti sotterranei piuttosto ampi, qualcosa di artificiale come ad esempio un vasto scantinato o dei saloni ipogei di vecchia realizzazione. Venne subito consigliato loro di valutare la realtà del Grande Albergo posto sul Monte Campo dei Fiori, l’enorme edificio in stile liberty ormai in disuso da un secolo e dotato di spazi interni riconducibili a quelli richiesti. Oggi possiamo quindi tranquillamente affermare, senza esagerazioni, che il suggerimento degli speleologi fu determinante per la scelta della location del film».

Ma non è finita. Ronaghi racconta che «il manager della casa di produzione “Frenesy Film Company” di Roma Claudio Falconi si mise in contatto con noi facendoci sapere che che, a seguito dei sopralluoghi risalenti alla primavera, il regista si mostrò particolarmente interessato anche ai rifugi antiaerei ubicati sotto i Giardini Estensi, e che intendeva visionarli personalmente e al più presto. L’incontro ufficiale tra il regista Luca Guadagnino e gli speleologi avviene il 15 settembre 2016, con la visita del sito sotterraneo e la conferma, da parte dell’artista, dell’importanza di questo luogo per ambientarci una parte del film. Seguirono poi vari incontri e sopralluoghi a cui parteciparono, sempre alla presenza di Guadagnino, i produttori, vari tecnici, scenografi e numerosi altri addetti ai lavori che cominciarono subito a definire le modalità attraverso le quali verranno girate le scene, studiando attentamente le caratteristiche del sito sotterraneo per soddisfare al meglio le esigenze cinematografiche».

Dalla fine di ottobre le riprese hanno quindi interessato gli ambienti del grande albergo liberty, dovendo anche sopportare i disagi dovuti al maltempo, che ha creato non pochi problemi durante le riprese esterne.

Poi mercoledì 21 dicembre una parte dell’organizzazione è finalmente scesa dal Campo dei Fiori per impegnare le forze nel sottosuolo della città, beneficiando dell’autorizzazione straordinaria rilasciata dall’Ufficio del Demanio, indispensabile per accedere al rifugio antiaerei, e posizionando attrezzature varie e mezzi nei pressi dell’ingresso principale del rifugio, in via Lonati.

Sono occorse alcune giornate di lavoro per preparare il set, stendendo centinaia di metri di cavi elettrici, fari, monitor e posizionare gli equipaggiamenti indispensabili alle riprese cinematografiche, inserendo nelle gallerie varie strutture costruite appositamente, come da copione, per creare le scenografie del film.

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Il rifugio antiaereo dei Giardini Estensi vanta una lunghezza di circa 140 metri, e al suo interno è ubicata una suggestiva scala a chiocciola (nella foto sopra) che sale per una quindicina di metri, sbucando nella parte alta del parco e costituiva, al tempo della guerra, un’uscita di sicurezza, una via di fuga alternativa qualora i due ingressi principali fossero stati bloccati dalle macerie dei bombardamenti. Ed è proprio questa particolare struttura che è stata scelta dal regista per girare alcune scene del film, oltre ad un paio di angoli appositamente adibiti lungo la galleria principale. Queste operazioni si sono svolte a stretto contatto con il quartier generale della produzione cinematografica, ubicato a pochi passi dal rifugio antiaereo.

«Alcuni responsabili del Gruppo Speleologico Prealpino hanno presenziato costantemente a tutti i preparativi – racconta Ronaghi – , verificando che non venissero alterate pareti e strutture interne facenti parte di questo storico manufatto, condizione che ha permesso loro di ritrovarsi a stretto contatto con attori e addetti ai lavori, tant’è che tra essi si è anche instaurata una certa confidenza. Dalla loro privilegiata posizione, gli speleologi hanno così potuto vivere un’esperienza davvero unica ed entusiasmante, osservando in prima persona le modalità con le quali sono state girate alcune scene del film, le direttive del regista e il gran lavoro dei tecnici impegnati dietro le quinte. Le riprese hanno difatti impegnato la troupe cinematografica per un paio di giornate, a cui ne seguiranno altre per procedere allo smantellamento del set e delle strutture costruite all’interno del rifugio antiaerei».

Alla fine di tutto rimane la soddisfazione di entrambe le parti e, a pellicola ultimata, i doverosi ringraziamenti sui titoli di coda anche al Gruppo Speleologico Prealpino.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 23 dicembre 2016
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