Il rating di legalità è determinante per lo sviluppo delle aziende

Lezione aperta alla Liuc nell'ambito del master Cfo in collaborazione con Andaf (associazione italiane dei direttori amministrativi e finanziari) sui modelli di gestione dei rischi. In aula i consulenti di Kpmg e i direttori amministrativi del Gruppo Elmec e di Reti spa

Liuc generico

Lezione aperta alla Liuc nell’ambito del Master CFO in collaborazione con Andaf (associazione italiane dei direttori amministrativi e finanziari). Aula piena con alcuni imprenditori del territorio. Dopo i saluti di Catry Ostinelli direttore del Master e di Ivan Spertini,  socio Kpmg, si è entrati subito nel vivo della mattinata di approfondimento.

Piermario Barzaghi, partner Kpmg,  in 15 anni con il suo team ha seguito moltissimi progetti, tra cui Esselunga e “nuovaParmalat, supportato in qualità di esperti riconosciuti di modelli di rischio, aziende rilevanti in procedimenti penali “231” ( responsabilità penale dell’azienda) che hanno creato giurisprudenza, a partire dallo storico caso Impregilo, e assistito diverse aziende eccellenti del territorio nell’implementazione o nella rivisitazione dei modelli.

Davide Saredi ha sottolineato la complessità normativa (decreto 231, privacy, anti corruzione, sicurezza sul lavoro, ambiente, normative specifiche di settore , normative estere quali US o Brasile), oltretutto sempre in evoluzione, che l’impresa deve affrontare utilizzando tempo e risorse distolte dal core business. Sono temi da non sottovalutare in quanto, ad esempio, gli investitori ormai oltre ai dati economici e al bilancio certificato, per valutare la bontà di una azienda considerano anche la “sostenibilità di lungo periodo” in termini di compliance normativa (dall’ambientale al “rating di legalità”) è quindi opportuno pensare ad un “check up”regolatorio. Solo per la normativa “231”  vi sono almeno 170 articoli del codice penale.
Anche il fisco si sta orientando con la “cooperative tax compliance” in questa direzione. Si tratta di rischi da non sottovalutare sia in capo all’azienda ma anche alla persona fisica imprenditore, amministratore, manager  che sia.

IL MODELLO DI GESTIONE DEL RISCHIO
Ogni modello di gestione dei rischi, inclusi i “modelli 231”, per essere ritenuto efficace anche in caso di giudizio deve possedere alcune caratteristiche tipiche dei sistemi di controllo interno: la specificità in funzione della tipologia dell’azienda e delle sue caratteristiche “uniche” di business model, il suo funzionamento pratico e documentabile nel “day by day”, la sua evoluzione e adeguamento in funzione dei naturali cambiamenti organizzativi e di “business” di ogni azienda e dei relativi rischi da monitorare. Quindi bisogna accostare le tipologie di reato e i rischi specifici aziendali personalizzando il modello. Questo non dà garanzia di successo ma di risposta al pubblico ministero che richiede che il modello sia idoneo e efficacemente attuato. Quindi on si puo’ scrivere nel modello ciò che non viene fatto.

LE CONSEGUENZE
Le conseguenze sono gravi per l’azienda e negli ultimi anni il modello 231 è cominciato ad essere ben conosciuto dai magistrati. Gli effetti per l’azienda sono le sanzioni piuttosto rilevanti e l’interdizione. E appunto partendo dai casi storici come Impregilo c’è ormai una fitta giurisprudenza oltre ad una continua inclusione di nuovi reati come corruzione tra privati, il falso in commercio, l’ambientale e l’autoriciclaggio che può avere anche impatti fiscali.
In qualche caso l’amministratore che non aveva un modello 231 o non lo aveva “funzionante”, modello “sulla carta”, è stato oggetto di azione di responsabilità da parte degli azionisti.

I CASI AZIENDALI
Andrea
Bottelli, uno dei primi laureati Liuc, è dirigente di amministrazione, finanza e controllo di Elmec spa, gruppo con circa 800 dipendenti e un fatturato di 180 milioni di euro, la più grande azienda italiana privata del settore IT. Bottelli ha illustrato il progetto di allargamento del modello 231 a tutto il gruppo, occasione per rivisitarlo in modo sistematico anche sulle controllate dove era già presente., sottolineando l’importanza del “commitment” da parte degli imprenditori. «Nel corso del check up e delle analisi si sono identificate alcune problematiche alle quali non si era mai pensato – ha spiegato il Bottelli -. Alcuni rischi potenziali hanno colpito molto gli imprenditori e hanno generato una cambiamento di alcune politiche aziendali, ad esempio scelta tra acquisto e noleggio di auto aziendali, gestione gare. Abbiamo ottenuto quindi degli spunti gestionali senza ingessare l’azienda».

Federica Camagna, fresca di Master Cfo Andaf, è responsabile di amministrazione, finanza e controllo di Reti spa società specializzata in soluzioni di eccellenza ad alto contenuto tecnologico IT con circa 250 dipendenti e un fatturato di 15 milioni. Camagnaha raccontato la sua esperienza, ancora in corso di implementazione, delle “231”. Ha notato che durante la “gap analysis” sono emersi comportamenti virtuosi e prassi consolidate già presenti in azienda dettate dai valori e dei comportamenti richiesti dall’imprenditore. Quindi la 231, nel caso specifico, è una “conferma” di come già si opera. Reti spa ha appena inaugurato in un’area industriale dismessa in pieno centro a Busto Arsizio, una sala eventi di circa 250 posti completamente attrezzata con una ampia cucina professionale e un’area ristorante, oltre ad una area espositiva: l’analisi dei rischi 231 è stata estesa anche a questa attività. Camagna sostiene che “ la 231” aiuterà a sviluppare il business di Reti spa e a raggiungere o migliorare il “rating di legalità” e per le gare sia nei settori bancari che pubblico.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 febbraio 2017
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