“La demolizione di Corte Bassani è stata fatta in collaborazione con il privato”

Fa discutere il "buco" lasciato nel centro storico. La maggioranza di Mirko Zorzo risponde all'opposizione e propone una ricostruzione diversa dei fatti: "La necessità delle demolizioni era riconosciuta anche dal privato"

Albizzate - recupero centro storico

Ad Albizzate fa discutere la situazione del centro storico lasciato in degrado. Una vicenda di lunghissima data – l’abbandono progressivo si è compiuto nell’arco di decenni – ma che ora è arrivata ad un punto di svolta con gli abbattimenti operati dall’amministrazione comunale nell’area della Corte Bassani: il giudizio su questa fase divide la maggioranza del sindaco Mirko Zorzo dalla minoranza di Insieme per Albizzate.

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«Il comune non ha fatto saltare il tavolo con la proprietà privata ma prosegue il dialogo per dare un futuro al nostro centro storico» rispondono dall’amministrazione comunale, alle critiche di Noi Insieme. Anzi, la squadra di Mirko Zorzo è convinta della piena bontà della scelta fatta: «La demolizione è stata una splendida dimostrazione di collaborazione tra pubblico e privato che alle casse comunale non è costato nulla mettendo al primo posto la sicurezza dei cittadini»

Noi Insieme ha criticato anche la spesa a carico del Comune. E anche su questo l’amministrazione contesta la minoranza: «Per la sistemazione della porzione di fabbricato di proprietà comunale era stata stanziata la cifra di € 20.000. Essendo ancora in attesa della fattura come fa a dire Noi Insieme che abbiamo speso l’intera cifra?».

La maggioranza ricostruisce così la vicenda: «in data 16/9/2016 vi era stato un crollo parziale di parte della copertura della proprietà privata della corte Bassani relazionata anche dall’intervento delle forze dell’ordine […] successivamente detto crollo fu emessa dal Comune l’ordinanza n. 6 del 21/9/2016 rivolta ai proprietari della parte privata della corte Bassani che richiedeva di: provvedere entro 48 ore a predisporre delle opere provvisionali per garantire la sicurezza delle vie limitrofe l’immobile; entro 48 ore si sarebbe dovuta presentare una relazione da loro tecnico incaricato che indicasse quelle che riteneva fossero le corrette misure per garantire la sicurezza in modo permanente; entro 10 giorni si sarebbe dovuto dare esecuzione a quanto previsto dalla relazione In data 10/10/2016 veniva presentata la relazione dell’ing. Franco Rabuffetti (incaricato dalla proprietà privata) dove unilateralmente veniva riconosciuto e indicato che: le travature sono scivolate in avanti e sono in una posizione pericolante e pericolosa; la struttura potrà essere messa in sicurezza solo con la demolizione delle murature sino all’altezza di 1,5 – 2 mt. dal piano strada. Come si nota nessuno aveva richiesto ed imposto la demolizione se non dopo che questa fosse indicata come soluzione direttamente proposta dalla parte Bruni –Ribolzi. Quindi di comune accordo si è proceduto con la demolizione, con un lavoro concertato tra il pubblico ed il privato, con un reciproco senso di collaborazione verso la necessità di evitare pericoli per la popolazione. Ricordiamo che la demolizione è stata economicamente sostenuta esclusivamente dalla parte privata. E qui si conclude la vicenda della demolizione della porzione di corte Bassani tra via Magenta e via San Pietro».

Ma il ricorso al TAR?  «Onestamente bisognerebbe chiedere a loro. Quando l’ignoranza supera i limiti dell’immaginazione si cerca di confondere le idee, prendere in giro i cittadini e in uno spirito tutt’altro che cattolico cercare scandali. In effetti un ricorso al TAR esiste ma fa riferimento all’annullamento di una pratica edilizia del 8/5/2015 prot. 3994; Per dei tecnicismi, dovuti a dei ritardi nella presentazione di alcuni documenti, non era più rilasciabile l’autorizzazione e quindi si è proceduto, con atto dovuto, a comunicare che la pratica veniva annullata e che quindi avrebbero dovuto ripresentare il tutto. In riferimento a questo l’avv. Ribolzi, per conto della proprietà, ha ritenuto, in un normale gioco tra le parti, di presentare un ricorso al T.A.R. per annullamento del provvedimento. Se gli amici di Noi insieme avessero tra le loro fila un legale, prima di far scrivere corbellerie, si sarebbero dovuti far spiegare la differenza abissale che intercorre tra un ricorso per annullamento (quello presentato) e un ricorso al TAR sospensivo. In poche parole quello presentato ha una valenza meramente simbolica perchè fino a quando una delle due parte non decide che debba essere trattato, può restare in giacenza anche per diversi anni senza mai vedere la luce e non comporta nessun rischio per l’amministrazione comunale perché è relativo a forme procedurali dove il non rispetto dei termini è palese e regolamentata da leggi regionali dove fanno testo i protocolli. Ora la nostra domanda – conclude la maggioranza – è rivolta a chi vuole per forza creare scandalo: come fa questo ricorso al TAR “in caso di soccombenza” a costringere il Comune “a fare i conti con gli ingenti costi per la demolizione” se lo stesso si riferisce a tutt’altro? Noi pensiamo che se si ha un minimo di rispetto per noi albizzatesi, chi sta cercando di inasprire gli animi inventando menzogne, ci debba delle spiegazioni. Per noi sicurezza non è mettere transenne inadatte a garantire la cittadinanza ma è operare in maniera risolutiva sulla parte pubblica . Per noi istaurare tavoli di trattativa vuole dire collaborazione tra le parti per l’interesse del comune e non accettare qualsiasi proposta. Per noi trasparenza è soprattutto non raccontare il falso».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 febbraio 2017
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