Il “pulitore della Valganna” sospende l’attività di pulizia delle strade

In una lettera, l'addio di Damiano Marangoni: «Questa avventura mi ha molto arricchito. Ora continuino altri e il pubblico si svegli»

Avarie

«Sento che è arrivato il momento di sospendere l’attività di pulizia che da oltre 2 anni mantiene il decoro di alcune nostre strade».

Centinaia di sacchi di sporcizia raccolti, due “flash mob“, un video coi bimbi per dire no alla spazzatura.
E ancora: articoli di giornale reportages e comparsate in televisioni nazionali: Damiano Marangoni era diventato un personaggio (nella foto, uno scatto “storico”: era una delle sue prime uscite con bicicletta e sacco).

Era riconoscibile per la pettorina gialla che si incontrava sulle strade del suo paese a cui dedicava grande attenzione sotto un aspetto oggi purtroppo trascurato: il decoro.

Per questo era noto come “il pulitore della Valganna, anche se da due anni a questa parte si spingeva nella sua missione di volontariato civici a pulire anche zone del Luinese e della Valcuvia: centinaia, migliaia di chilometri percorsi in sella alla sua bici per raggiungere i bordi delle carreggiate dove si trova di tutto.Per questa attività aveva creato una pagina Facebook – “Strade pulite” – e un gruppo di affiatati volontari.

Ed è proprio su questa pagina che Marangoni oggi alle 13 pubblicherà una lettera di congedo con cui annuncia lo stop delle attività.

«Era metà marzo del 2015 quando riempivo il primo sacco di spazzatura accumulata sulla strada tra Bedero e Brinzio, l’obiettivo era ridare dignità ad un territorio divenuto una discarica e alzare il livello di interesse smuovendo quante più coscienze possibili riguardo il fenomeno dei rifiuti sulle strade – scrive Marangoni.
L’anello di strade che circonda il monte Martica partendo da Ferrera per arrivare a Bregazzana, passando per i comuni di Cunardo, Valganna, Induno Olona, Varese, Brinzio, Rancio Valcuvia, Bedero, Masciago Primo, Cassano Valcuvia, è così diventato il mio campo di battaglia nella lotta contro l’inciviltà e il degrado, 40 km tra strade statali, provinciali, comunali, bonificate e mantenute pulite con passaggi anche settimanali, più di un migliaio di sacchi riempiti di rifiuti».

Ed ecco la spiegazione del suo gesto. «Nel tempo sono accadute molte cose, si sono affiancati nuovi volontari, è nata “Strade pulite”, abbiamo organizzato eventi e prodotto video, sono stati 27 mesi in cui mi sono immerso totalmente in questa opera, consideratela il mio personale gesto d’amore verso l’ambiente e la comunità».
«Ora, c’è il rischio che questa attività passi come una cosa normale e purtroppo, da noi, avere le strade pulite non è normale ed è arrivato il momento di tornare coi piedi per terra.
Ultimamente abbiamo tutti potuto apprezzare una tendenza alla diminuzione del lancio di rifiuti ma senza una periodica manutenzione, inesorabilmente, i rifiuti si accumuleranno e dovremo, ahimè, riabituarci al degrado, a meno che nuovi volontari, qualche privato o chi decide il destino dei soldi pubblici non se ne occupi.
Questa avventura mi ha arricchito, ho vissuto belle emozioni, imparato molte cose, conosciuto persone speciali, non è una fine, ma un nuovo inizio, Strade pulite continuerà ad occuparsi di dare voce ai volontari e contrastare il rifiuto selvaggio».

Che succederà ora? Il messaggio è rivolto alle tante persone che in questi anni si sono adoperate direttamente e indirettamente per far fiorire questa attività, ma anche agli amministratori pubblici che in diverse occasioni il pulitore aveva coinvolto per chiedere maggiori impegni interini economiche organizzativi.

In parte ci era riuscito, trovando un accordo implicito per la raccolta dei sacchi lasciati pieni a bordo strada. In alcuni casi vennero segnalati anche episodi di abbandono e di vere e proprie discariche nate da un giorno all’atro fra le vallette e gli spiazzi attorno a statali e provinciali.

Ora tutto questo duro e spesso invisibile lavoro rischia di andare perso: qualcuno vorrà raccogliere il testimone?

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

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Pubblicato il 06 Luglio 2017
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