Il bimbo portato in Russia, ecco il film della fuga

Un piano perfetto. Un'auto attendeva la madre fuggitiva sotto l'ospedale Del Ponte, c'erano anche la nonna e la sorella di Cristian

aeroporto nizza

Un piano ben organizzato, astuto, ma che è andato in porto anche grazie a una serie di concatenazioni di orari e spostamenti perfettamente riusciti.

Il piccolo Cristian, 5 anni, il bambino affidato dal tribunale ai nonni paterni di Mornago, secondo i carabinieri di Varese ora si trova in Russia ma occorre ancora chiarire dove sia  finita la madre, Elena M., che sabato scorso a Varese ha fatto scattare un blitz per portarselo via e farlo giungere in poche ore a destinazione, presumibilmente presso la famiglia nella zona di Chelyabinsk negli Urali.

Il Sopralluogo

1. Elena M. giunge a Varese sabato mattina probabilmente alle 11 e 15 con un treno proveniente da Torino. Il sospetto dei carabinieri è che abbia prima compiuto un sopralluogo nel ristorante Mc Donald’s di via Morosini per individuare un tavolo da cui non si potessero scorgere le uscite e la porta del bagno.

Primo spostamento in taxi

2. Si reca davanti a una delle due stazioni e prende un taxi con cui raggiunge Mornago, il comune dove abita il piccolo, insieme ai nonni. Il taxi carica il bambino e l’educatrice comunale che, secondo le disposizioni del tribunale minorile, e dove sempre essere presente durante gli incontri tra bambino e madre. E li porta a Varese, dove il terzetto scende, per recarsi a mangiare al ristorante.

rizzi maroni

(Il ristorante Mc Donald’s di Varese)

L’inganno della borsa

3. Nel fast food i tre consumano il pasto. Elena M. chiede all’educatrice se può guardarle la borsa mentre va in bagno con il piccolo Christian. Dopo alcuni minuti l’educatrice si insospettisce, si alza, e va a chiamarli in bagno. Ma non trova nessuno. Guarda nella borsa, e scopre che all’interno non vi sono documenti ed effetti personali bensì solo bottiglie di plastica vuote e carta straccia, utilizzate per far credere che fosse piena.

Il secondo taxi con i parenti che attendono

4. Elena M. e il figlioletto camminano a piedi all’esterno di via Morosini e si spostano verso il ponte della ferrovia in via Maspero. Poco dopo, all’incrocio con via Del Ponte, salgono su una vettura. E’ una van con il conducente che è giunto poco prima da Torino. Nel van sono pronti due autisti (visto il chilometraggio l’azienda ha mandato due persone per alternarsi alla guida), la madre di Elena (nonna materna di Cristian) e anche la figlia 11enne di Elena M. nata da una precedente relazione. Sei persone in tutto. La vettura è partita la mattina stessa e ha caricato nonna e figlia della ragazza russa a Torino, dove abitano.

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(Il punto dove l’auto a noleggio con conducente attendeva la donna)

Varese – Nizza, 600 euro

5. Il piano riesce perfettamente. Elena M. dice agli autisti di partire subito, ed entro le 18 arrivano tutti a Nizza. Il noleggiatore non si insospettisce poiché non è la prima volta che compie un tragitto così lungo. Il costo del viaggio, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, è stato di 600 euro per il percorso Torino-Varese-Nizza.

La famiglia si divide in aeroporto

6. Su quanto accade a Nizza i carabinieri hanno informazioni grazie alle autorità francesi. Tuttavia non tutto è chiaro. La nonna e la figlia di 11 anni prendono un volo per una capitale delle repubbliche baltiche, probabilmente Riga in Lettonia. Il bambino Cristian sale invece sul volo per Mosca, che dovrebbe essere partito poco prima delle 19. Non è chiaro dove sia la madre e perché nei documenti di viaggio non compaia il suo nome. Ha usato documenti falsi oppure non si è imbarcata? Non lo sappiamo.

L’autista chiama i carabinieri

7. La storia, con questi contorni, emerge perché l’autista del van che ha compiuto il viaggio sente la notizia su un media nazionale e associa i fatti. E’ lui a chiamare i carabinieri e a indirizzare l’Arma verso Nizza, permettendo di ricostruire tutto il piano.

In queste ore il pm Luca Petrucci della procura di Varese ha proceduto alla denuncia per sottrazione di minore. La pena prevede un massimo di 4 anni, ma il bimbo ha la doppia nazionalità e dunque anche un passaporto russo. Il caso è passato al ministero degli esteri e non si prevedono tempi brevi.

di roberto.rotondo@varesenews.it
Pubblicato il 24 agosto 2017
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Commenti

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  1. Scritto da blacksaladino

    Tutti contro questa madre eppure il tribunale prima di rompere il rapporto tra madre figli dovrebbe essere più prudente, affidare a dei nonni il figlio non credo sia stata una grande scelta. Così come è criticabile il fatto che la madre può vedere il figlio solo alla presenza dell’assistenza sociale mentre il padre non ha limiti.
    Quando il tribunale fa scelte errate queste sono le conseguenze. Spero che i russi non rompano il legame madre e figlio e permettano al padre di vederlo con la presenza dell’assistente sociale. I nonni non sono le persone più adatte alla crescita di un bambino c’è bisogno della presenza della madre e questa donna probabilmente ha capito che la giustizia italiana è stata una vera ingiustizia.

  2. Scritto da massimiliano_buzzi

    perchè ho il sospetto che l’attuale clima politico EUvsRussia dovuto alle sanzioni, renderà non facile il processo di recupero di un minore, che tral’altro per Mosca è proprio cittadino?

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