Il ritorno dei Nissim, la famiglia salvata dal silenzio

Il 19 ottobre i sopravvissuti alle persecuzioni razziali che qui trovarono riparo torneranno per un incontro col paese. Nessuno li denunciò, nonostante in molti sapessero

Avarie

”El me scusa, ma lu exé italian?“. Giovanni Bloisi era a Tel Aviv, quest’estate, per completare il suo “viaggio della memoria” in bici: un percorso attraverso lo Stivale per ricordare tutti i luoghi toccati dalle persecuzioni razziali durante l’ultima guerra.

Ma non poteva immaginarsi, Giovanni, che dietro quella domanda si celasse la necessità di una persona di raccontare ciò che accadde alla sua famiglia in provincia di Varese, a Cunardo, nei mesi e anni che seguirono l’8 settembre del 1943.
Quel signore veneto era – è – Daniele Nissim, che coi suoi famigliari rimase chiuso in casa fino alla primavera del 1945 con documenti falsi realizzati da Calogero Marrone e che salvarono la vita anche ai suoi genitori e alla sorella Lea.

LE COINCIDENZE DELLA STORIA – Quel giorno Giovanni era arrivato in ritardo al suo appuntamento al museo dove avrebbe incontrato gli ospiti della colonia bergamasca di Selvino: bambini figli di ebrei ospitati appena dopo la guerra in una struttura voluta da Mussolini per addestrare i figli della lupa: le beffe della storia.

Ma a Giovanni per un paio d’ore persero la bicicletta, in aeroporto. Un ritardo senza il quale non avrebbe mai potato incontrare quell’uomo di una certa età e che con accento veneto gli chiese da dove arrivasse “Sì, sono di Varese”, rispose.
Non avrebbe mai potuto pensare che l’anziano, scampato dalle persecuzioni razziali aveva da raccontare la sua storia. Difatti Nissim si informò su chi fosse quell’italiano corteggiato dalle televisioni, che attirava così tanta gente al suo passaggio, e una volta rintracciato Giovanni, dopo pochi giorni, lo ospitò per due notti nella sua casa, a Gerusalemme.

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Una volta lì, un fiume in piena (nella foto sopra Daniele Nissim è il primo da sinistra). Racconti e dettagli che verranno svelati il 19 ottobre, quando la famiglia Nissim sarà a Cunardo per riportare di ciò che accadde nei due anni in cui trovano riparo qui nel Varesotto, per incontrare l’amministrazione comunale e rendere omaggio a quanti, pur sapendo, non parlarono, non denunciarono la presenza di una famiglia ebrea in paese, che in quel tempo valeva parecchi quattrini nella valuta della delazione.

PADOVA, CIOE’ CASERTA – Una volta appresa la storia, Giovanni si mette in contatto con l’assessore e amico Paolo Bertocchi, di Cunardo, a cui racconta tutto. Dall’altra parte della cornetta c’è enorme stupore perché da tempo in Comune si stava cercando di risalire a dove fossero finiti i Nissim, quella famiglia che tanto tempo rimase in paese in una condizione che aveva dell’assurdo: sulla carta d’identità erano sfollati dalla Campania, ma parlavano dialetto veneto. I documenti falsi, realizzati dall’eroe dell’anagrafe Calogero Marrone e trasportati dalla “staffetta” Anna Sala (anche lei “Giusta fra le nazioni”) permisero al rabbino capo di Padova Paolo Nissim e alla sua famiglia di trovare riparo nella casa di campagna dell’ingegnere milanese De Grandi, un antifascista che mise a disposizione l’immobile.

Il problema sta nell’accento dei Nissim, sfacciatamente padovano; sui documenti d’identità del Comune di Varese risultano essere Marinelli, Torneamenti e Rovelli, provenienti da Caserta. Vengono, cioè, spacciati per una famiglia fascista in fuga, che trova riparo nei territori della Repubblica Sociale Italiana perché gli Alleati stavano risalendo la penisola, dopo lo sbarco in Sicilia già nel luglio 1943.

Quindi fu impossibile per i cunardesi non accorgersi che lì, in quella casa, quei signori scappati erano degli sfollati ebrei. Eppure nessuno parlò. E i Nissim si salvarono.

CI FAREMO RACCONTARE – Di più, altri dettagli, su questa storia per ora non ve ne sono. O meglio: verranno resi noti direttamente da Daniele Nissim, e dalla sorella Lea, che oggi vive a Tel Aviv. Per l’occasione il prossimo 19 ottobre verranno coinvolti i ragazzi delle scuole e l’Anpi.
Nel dettaglio il programma della giornata verrà reso noto a breve, ma di certo verrà fatta una visita nella casa in cui la famiglia di ebrei trovò riparo, grazie anche alla discrezione e al buon cuore di tanti vicini che li aiutarono col silenzio.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 29 settembre 2017
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