Openjobmetis, i biancorossi sotto la lente d’ingrandimento

I dieci giocatori di Caja "spiegati bene" alla vigilia del campionato, tra aspettative, lati positivi e difetti da migliorare

Pallacanestro openjobmetis varese 2017 2018

Il campionato di Serie A è alle porte e gli appassionati di basket sono pronti a scoprire la nuova versione della Pallacanestro Varese (ancora targata Openjobmetis), dopo averla sbirciata negli appuntamenti estivi. Il precampionato positivo, con 9 vittorie e 2 sconfitte, lascia ora spazio a un torneo nel quale la salvezza è il primo – e per ora unico – obiettivo. Ecco quindi i dieci uomini affidati a coach Attilio Caja e al suo staff, con pregi e difetti che sono emersi dagli anni passati e dalle partite di preparazione.

4 – Aleksa AVRAMOVIC (Play-Guardia – 1,92 – 1994 – Ser)

– Tanta voglia di imparare, gambe esplosive (utili anche in difesa, specie per mettere pressione) e la capacità di inventare canestri dal lato sinistro dell’attacco, perché quando attacca il cesto con la mano prediletta dimostra anche un ottimo controllo del corpo. Il tiro da fuori va e viene, però “Avra” lo sta allenando: se lo rende più affidabile può accrescere il suo impatto.
– Nel primo anno a Varese ha saputo confermare i pregi ma non è mai riuscito a migliorare i difetti del suo gioco. In cabina di regia è a metà tra il livelli “rischio” e “sciagura”, se non imbrocca il tiro sono dolori e la gestione della mano destra è davvero preoccupante. Insomma, c’è ancora tanto da lavorare, da sgrezzare, da migliorare per diventare un giocatore completo.

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5 – Norvel PELLE (Centro – 2,11 – 1993 – Ant/Lib)

– Atleta naturale con il fiuto per la stoppata e la capacità di inventare una schiacciata non appena l’arancia va dalle sue parti. La seconda stagione varesina di Pelle dovrà dare una indicazione precisa: pivot affidabile o uomo buono solo per gli highlights e la pallavolo? Il lungo di Antigua ha maturato esperienza internazionale giocando con il Libano e, sotto la direzione di Caja, abbozzato qualche movimento sul perno che, con quei garretti, potrebbe diventare un’arma letale. Discreta mano, anche dalla lunetta: mandarlo ai liberi non è un’opzione per gli avversari.
– Il dubbio di tutti: dopo un’estate passata con la speranza di ricevere una chiamata dall’alto (coppe europee o addirittura NBA), la testa di Norvel – che su Twitter si fa chiamare “Abnormal”… – sarà “settata” al punto giusto per la stagione biancorossa? E se il sergente Caja lo richiamerà all’ordine senza tanti giri di parole? Per quanto riguarda il campo i punti deboli sono noti: problemi di falli (specie sui blocchi), nessun gioco spalle a canestro. E ormai non potrà più contare sull’effetto sorpresa.

8 – Nicola NATALI (Ala – 2,02 – 1988 – Ita)

– Ha atteso la maturità cestistica per salire in Serie A e questo potrebbe aiutarlo sia nello stare in campo, sia nello sfruttare al meglio i minuti che gli verranno concessi. Ha esperienza, malizia, buon tiro e buoni fondamentali e può seguire l’esempio di Giancarlo Ferrero per dare una mano alla squadra e fare strada nella massima divisione.
– Il fatto di essere figlio di Gino Natali, storico avversario di Varese da GM, non depone a suo favore (Scherziamo!). Avrà pochi minuti a disposizione e quindi dovrà “accendersi” subito, cosa non da tutti. Sul piano fisico e atletico nel suo ruolo si troverà di fronte spesso gente più potente, alta e forte. Basterà il mestiere per stare a galla?

11 – Stanley OKOYE (Ala – 1,98 – 1991 – Nig)

– Dimenticatevi lo Stan acerbo e naif di due stagioni fa. Il nigeriano è cresciuto in molti aspetti del gioco: ha imparato a fare canestro da fuori e non solo a sfruttare le doti di corsa e salto, può essere leader offensivo (magari non in tutte le partite) e ha gambe per “tenere” in difesa. I rimbalzi li ha sempre presi e ritrova allenatori (Caja e soprattutto Jemoli) che lo conoscono molto bene e sanno come farlo rendere.
– In realtà qualche caratteristica dello Stan acerbo di cui sopra è rimasta tale. Okoye ha ancora difficoltà a “leggere” la situazione in difesa e qualche tendenza a commettere l’erroraccio. Da valutare il suo impatto da ala forte, ruolo per cui non ha l’altezza e la stazza, se lo paragoniamo ai big del settore. Ci proverà con forza e tenuta fisica ma in qualche occasione rischia di andare sotto.

15 – Matteo TAMBONE (Play – 1,92 – 1994 – Ita)

– Pescato dalla Serie A2 ma ben conosciuto da Caja, che lo aveva “testato” in Nazionale sperimentale. Ha giocato da protagonista al piano di sotto in un ruolo affollato da stranieri e questo la dice lunga su faccia tosta e tenuta fisica. Buon tiratore (in origine era una guardia), tanta voglia di fare bene anche per continuare nella crescita costante che ha dimostrato fino a ora.
– In precampionato è stato attento a “far girare la squadra”: bene, ma siamo ancora a livello apprendista: andrà verificato contro pressing o difensori di livello. Bulleri, da assistente allenatore, potrà dargli una bella mano ma non l’esperienza che è tutta da costruire. Dovrà adattasi a un livello mai provato prima, e tenere botta per evitare di avere Wells con le bombole d’ossigeno nei timeout.

16 – Tyler CAIN (Centro – 2,03 – 1988 – Usa)

– Piccola esperienza italiana in A2, poi tanta Francia anche di livello. Non altissimo, non particolarmente grosso, atletismo nella norma, ma Oltralpe ha saputo farsi strada contro centroni fisicamente più potenti e saltatori. Perché Cain ha sapienza cestistica, attenzione alle cose di campo, capacità di adattarsi in difesa, piedi piuttosto veloci. In attacco ha alcune soluzioni a disposizione, anche non classiche per un pivot.
– L’abito non fa il monaco e il fisico non fa il pivot, ma solo fino a un certo punto. Non avendo backup di stazza (Pelle è diverso da lui, ma sui “chili” non lo può aiutare) potrebbe andare in difficoltà in difesa contro avversari corazzati. Torniamo sull’attacco: non sarà tra le prime punte. Riuscirà a sfruttare i palloni a disposizione?

21 – Giancarlo FERRERO (Ala, 1,94, 1988, Ita)

– Ha sfruttato l’occasione, ha vinto anche la resistenza di Moretti che per lungo tempo non lo ha fatto giocare, ha sempre ripagato Varese una volta messi i piedi sul parquet, tanto da diventare capitano. Cuore e grinta sono enormi ma il Gianca ha messo su anche un discreto tiro da fuori, la capacità di cambiare in difesa su tre ruoli e il fiuto per sfruttare gli accoppiamenti favorevoli in attacco.
– Magari ci stupirà ancora, ma probabilmente ha già raggiunto i suoi  livelli “massimi”, tant’è vero che le sue qualità lo hanno fatto emergere nei momenti brutti della scorsa stagione, ma quando la squadra è cresciuta Ferrero ha visto diminuire il minutaggio. Il reparto lunghi atipico lo può aiutare, ma per brillare deve sempre dare il 100%.

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22 – Cameron WELLS (Play – 1,86 – 1988 – Usa)

– Le cifre del campionato di provenienza – la Bundesliga, ormai competitiva almeno quanto la Serie A – gli concedono un’ampia apertura di credito. Ha pochi centimetri supportati però da gambe atomiche (che tornano buone anche in difesa), riconosciute qualità di leadership, impatto offensivo a tutto tondo (tira bene, dà assist, segna parecchio). Sarà il capo, o uno dei capi della nuova Openjobmetis e a 29 anni ha anche il retroterra giusto per fare bene.
– Non ci siamo preoccupati, per ora, ma il precampionato di Wells è stato forse il meno positivo tra aspettative e risultati. Dopo un infortunio ha faticato a salire di tono e, anche contro avversari di secondo piano, ci ha messo mezza partita ad accendersi (pur prendendosi le responsabilità al momento giusto). In Serie A dovrà avere un impatto vero fin dalla palla a due e troverà trappole tattiche alle quali, probabilmente, non è del tutto abituato.

24 – Antabia WALLER (Guardia – 1,91 – 1988 – Usa)

– Scommessa vera, quella che Coldebella&Co hanno fatto su di lui. Di certo è uno spettacolo quando rilascia il pallone in direzione ferro (anzi, speriamo: direzione retìna) ed ha caratteristiche da tiratore vero, di quelli che magari sbagliano molto ma prima o poi possono “girare” una partita. Buona manualità con il pallone, gambe rapide che gli hanno permesso di integrarsi nel sistema difensivo cajano.
– Se il passato tedesco di Wells è una garanzia, quello di Waller (Kosovo, Montenegro e periferie varie) non ci fa stare tranquilli del tutto. Vero, ha esperienza nell’ultima Champions dove però è stato alterno: a livello di Serie A potrebbe patire marcatori più feroci e sistemi di gioco che puniscono i tiratori designati. Che succederà quando Varese non riuscirà a far girare palla e liberarlo nel modo migliore?

66 – Damian HOLLIS (Ala – 2,03 – 1988 – Usa)

– Movimenti puliti e tecnici, tiro morbido, fisico che gli permette di avere un vantaggio rispetto agli avversari diretti, soprattutto da ala piccola. In un gruppo senza troppo talento, Damian – un punto in più per il nome di battesimo! – rappresenta l’aggiunta di classe, specie in attacco. In retroguardia, a parole, si sta preparando a puntino: se manterrà la promessa sarà un fattore sui due lati del campo.
– Dominatore nel campionato di A2, stella nel torneo portoghese, delusione secca al primo passaggio in Serie A, in una Cantù dalle tante ambizioni nella quale non riuscì mai a incidere. Una seconda opportunità la si concede a tutti, però – ecco – saremmo stati più tranquilli se fosse arrivato un acquisto più sicuro (ma il portafoglio biancorosso non ha permesso altro). Riuscirà Caja a renderlo difensore affidabile? E i compagni gli daranno la fiducia giusta per non mandarlo in depressione?

NEGLI ANNI SCORSI – Ecco le nostre previsioni delle stagioni precedenti: 2016 – 2015 – 2014 – 2013 – 2012 – 2011 – 2010.

Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 28 Settembre 2017
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