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Appalti scolastici: lavoratrici in presidio davanti alla Prefettura

Oltre 700 le dipendenti che chiedono di inserire nella legge di Bilancio 2018 un trattamento uguale a quello del pubblico

presidio lavoratrici appalti pubblici

Si è svolta ieri pomeriggio, lunedì 4 dicembre, l’ assemblea pubblica delle lavoratrici del settore appalti scolastici.

Davanti alla Prefettura le dipendenti hanno manifestato sostenute dai sindacati Filcams – Cgil Fisascat­ Cisl Uiltucs ­e Uil perché il loro ruolo sia meglio valorizzato senza discriminazioni.

Nella nostra provincia sono 700 le lavoratrici che quotidianamente garantiscono nelle scuole italiane di ogni ordine e grado i servizi di ristorazione, ausiliariato e pulizie (assunte con contratto del Turismo o del Multiservizi) nonché i servizi di assistenza alla persona (contratto delle cooperative sociali).

Coloro che si occupano di ristorazione/pulizia e ausiliariato sono lavoratrici che hanno contratti part ­time che spesso non arrivano alle 15/20 ore a settimana, dipendenti da aziende/cooperative cui le Amministrazioni Comunali o lo Stato hanno appaltato i servizi indispensabili per la funzionalità delle scuole italiane.

Durante i mesi estivi le lavoratrici degli appalti scolastici non hanno reddito, non possono usufruire, per i periodi di inattività, della NASPI, in virtù del principio che il rapporto di lavoro perdura anche nei periodi di sosta non lavorati per la chiusura delle scuole, non hanno diritto neppure agli assegni familiari e sono penalizzate anche nel diritto di accesso alla pensione.

L’INPS ad oggi calcola l’anzianità contributiva di queste lavoratrici sulla base dell’effettivo lavoro. In tal modo i periodi di non lavoro, prestabiliti dal contratto, non vengono valorizzati per il diritto alla pensione, nonostante non ci sia interruzione del contratto di lavoro

Una lavoratrice di un appalto scolastico con un part time verticale di 15 ore settimanali e uno stipendio che non supera i 400€ mensili, dovrà lavorare 30 anni ovvero 10 anni in più per maturare i 20 anni di anzianità contributiva minima per l’accesso alla pensione di vecchiaia e non meno di 60 anni per quella anticipata, perché l’INPS accredita un numero di contributi settimanali in modo proporzionale.

Lo scorso 26 ottobre 2017 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha riconosciuto la fondatezza delle richieste attraverso la risposta congiunta a due interrogazioni che sono state presentate rispettivamente una dal PD e una dal Movimento 5 Stelle, riguardo la tutela del personale impiegato a tempo parziale negli appalti scolastici.

Il Ministero del Lavoro ha segnalato che nella situazione attuale del nostro ordinamento, per i lavoratori del Pubblico Impiego in regime di part time, non sussiste alcuna diversità di trattamento a seconda della modalità con la quale viene distribuita la prestazione lavorativa se di tipo orizzontale o verticale, infatti ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione gli anni di servizio ad orario ridotto sono da considerarsi utili per intero.

Al contrario, per i lavoratori del Settore Privato, non è rinvenibile nel nostro ordinamento una disposizione della stessa portata, i periodi in cui il lavoratore in part time verticale non presta la propria attività lavorativa, non risultando coperti da contribuzione, non sono considerati utili ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione.

Pertanto il Ministero del Lavoro ha concluso manifestando l’interesse a valutare la possibilità di sostenere iniziative anche di tipo normativo che possono rafforzare la
tutela dei lavoratori impiegati a tempo parziale.

Nella legge di Bilancio 2018 si può prevedere un provvedimento affinché per quanto riguarda l’accesso alla pensione, venga ristabilita eguaglianza tra lavoratori pubblici e privati e si uniformi la legge italiana alla Direttiva Europea sul part time verticale ciclico.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 dicembre 2017
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