Il lavoro e le disuguaglianze, nell’intervento di Gad Lerner a Filosofarti

Come in un grande affresco, il giornalista ha attraversato con le sue storie l'intero mondo, dal confine Usa-Messico fino alla periferia Nord di Torino, un tempo operaia e oggi impoverita

Filosofarti 2018

In occasione dell’edizione di Filosofarti 2018, Gad Lerner è intervenuto a Gallarate sul tema del lavoro, presentando contestualmente il suo ultimo libro ‘Concetta: una storia operaia’.

L’evento, grazie alla collaborazione di Openjobmetis, è stato aperto al pubblico gratuitamente. L’autore, presentando e citando parti del suo libro, ha analizzato – in un Teatro quasi tutto esaurito – la difficile tematica del lavoro e delle retribuzioni nella lectio magistralis dal titolo ‘Perché il lavoro umano costa sempre meno’.
Il giornalista comincia la lezione con qualche dato indicativo della situazione del lavoro in Italia, scusandosi preventivamente per la noia generata dalla mera elencazione di cifre: «Tre dati per me eloquenti: il primo è relativo alle famiglie operaie in povertà assoluta. Se nel 2007 erano il 2,1%, adesso sono il 12,6% (dati Istat, ndr). Il secondo dato riguarda tutte le persone in povertà assoluta, non solo operai, e ci dice che il 40% di queste è occupato. Il terzo dato, infine, ci dice che, l’aumento del PIL e dei consumi nell’ultimo anno coabita con l’aumento della povertà e della diminuzione dei salari. Questi ultimi, nel biennio 2015-2017, sono aumentati la metà rispetto all’inflazione».

Gad Lerner, quindi, sposta il focus dall’Italia al mondo intero. Con il suo programma (‘Ricchi e poveri’, una serie di reportage in onda su Rai3) ha potuto visitare molti posti e situazioni ostili. Una di queste è sicuramente Ciudad Juárez, città messicana che si affaccia sul Rio Grande, dall’altra parte del quale si trova El Paso, ricca città industriale del Texas. Molti sono i viaggi clandestini da una sponda all’altra (principalmente per traffico di droga e armi); la città è inoltre tristemente famosa a causa del numero altissimo di femminicidi ogni anno. Ma quello su cui pone l’attenzione il giornalista di origini libanesi è la realtà delle maquilas o maquiladoras: «Sono stabilimenti enormi di multinazionali da tutto il mondo dove si producono semilavorati; qui gli operai guadagnano un decimo rispetto ai colleghi dall’altra sponda del fiume».

Una tematica importante rilanciata dallo stesso giornalista è quella relativa alle enormi disparità contrattuali all’interno della stessa Unione Europea: «Il costo del lavoro medio in Bulgaria è 3,8€ all’ora, mentre in Danimarca è 40,3€. Certo, la Danimarca ha un costo così alto per poter permettere un livello altissimo di welfare con pochi eguali al mondo, ma questa differenza è incredibile».

La situazione, così descritta da Lerner, è estremamente complicata. Pur non dando soluzioni per contrastare questo trend (non è chiaramente il suo mestiere), cita Carlo Cottarelli, importante economista italiano: «Cottarelli ha detto recentemente che, se si vuole un’espansione costante della nostra economia, si deve essere consapevoli che ciò comporterà più disuguaglianza. È un’analisi dura ma probabilmente molto lucida». E qui l’autore porta l’esempio di Fincantieri, eccellenza italiana che ha dovuto ‘delocalizzare a casa nostra’: «La dirigenza ha deciso sì di tali dimensioni sarebbe stato complicato, ma adesso la maggior parte dei dipendenti provengono da altre aziende in appalto. Questi dipendenti ‘esterni’ sono quasi tutti stranieri, marocchini o del Bangladesh, e hanno contratti con poche tutele e remunerazioni bassissime».

Infine l’attenzione (con la conduzione di Cristina Boracchi) si concentra sulla storia di Concetta, donna torinese la cui vicenda è stata seguita attentamente da Gad Lerner e che è oggetto del suo ultimo libro. Qualche mese fa, Concetta ha deciso di darsi fuoco davanti alla sede dell’Inps, fino a quando un ragazzo marocchino non è accorso ad aiutarla e a spegnere il fuoco. Aveva appena perso il lavoro (faceva le pulizie in una grande birreria) ma, a un certo punto, i suoi datori di lavoro hanno deciso di licenziarla e le hanno consigliato di entrare in cooperativa (gestita però dagli stessi proprietari). È così che Concetta, dopo un lungo periodo di silenziosa disperazione, ha compiuto tale gesto fortunatamente non fatale: «Guai a considerarlo un ‘raptus’» avverte l’autore. «Lei è l’impersonificazione delle ingiustizie sociali e della retrocessione del lavoro nel nostro Paese. La sua storia ci riguarda tutti. Se noi relegassimo la sua protesta ad un gesto di follia, ad un raptus, e ci voltassimo dall’altra parte, pagheremmo un prezzo altissimo. La retrocessione del lavoro non coinvolge solo facchini, addetti alla logistica e alla pulizie. Tocca anche i lavori più retribuiti».
La sua, chiarisce Lerner, non è solo una critica alla classe imprenditoriale, ma anche e soprattutto alla classe politica: «Gli esempi che vi ho portato, nella maggior parte dei casi, sono casi che rientrano perfettamente nei limiti della legge. I proprietari della birreria di Settimo Torinese non hanno violato la legge. È bene perciò essere vigili e monitorare costantemente l’attività dei nostri governi».

Questo articolo rientra nel progetto del Social Team di [OC] Officina Contemporanea, la rete per la cultura a Gallarate

Marco Caccianiga

di
Pubblicato il 07 Marzo 2018
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