«Non fanno niente per il mio paese, e io non pago più le tasse»

Ambrogio Casiraghi, tra i fautori della rinascita di Piero, negli anni ’70 lancia un grido d’allarme: «Se nessuno si muove questo posto muore»

Avarie

«L’anno scorso le tasse non le ho pagate. Tutti se ne fregano, e io non le pago».

Ci va giù pesante Ambrogio Casiraghi, il milanese settantenne che “scoprì” Piero negli anni ’70 e assieme a un gruppo di persone stanche della città rimise in piedi le case d’alpeggio facendo di questo borgo la meta di sognatori e amanti della natura. Oggi ci abitano in quindici, ma i servizi sono pochi, pochissimi: arriva internet, grazie a Eolo, c’è acqua corrente ed energia elettrica ma non il gas. E fin qui poco male, perché la scelta di vivere quassù può comportare qualche disagio.

«Ma il trasporto pubblico no, questo ci serve per vivere e raggiungere il fondovalle», spiega Ambrogio che in una lunga lettera a Varesenews dove denuncia la situazione vissuta, tra l’altro, anche da alcune famiglie con bambini, che per portare a scuola i loro piccoli devono fare i doppi salti mortali. Il sindaco del paese, Ambrogio Rossi, dà una mano per quanto l’età e i mezzi possono permetterlo, nell’aiutare negli spostamenti.

Ma quello che Casiraghi recrimina è l’assenza di interesse per questo luogo, tanto dal togliere le corse degli autobus in modo da assicurare il minimo indispensabile per raggiungere il fondovalle: «Ora mi tocca andare a piedi ad Agra, un’ora di strada. Oppure andare a Lozzo, dall’altra parte della montagna».

E qui si apre il cahier de doléance di Casiraghi, e che lo ha spinto a questa scelta drastica, questo grido d’allarme che si sublima nel mancato pagamento delle tasse al Comune.

Avarie

«Sono arrivato a Piero nel 1969 per la prima volta: il paese era abitato da una coppia di daniesi. Lei faceva bambole, a mano e le andava a vendere a Milano, in Brera. Lui coltivava la terra: volevano questo nella loro vita e mi guardavano come fossi un alieno».

Anni di rivoluzione e grandi cambiamenti sociali. Anni delle comuni e dell’amore libero.

Ambrogio, che abitava a Milano, aveva già allora voglia di montagna, libertà e natura incontaminata. Per questo si trasferì qui nel 1977 e mai se ne andò: «Ho imparato a coltivare le erbe medicinali, e a produrre miele. Ne ho viste di persone arrivate da queste parti. Ne ho viste fermarsi un giorno e una vita intera, ma ora qualcuno si muova per conservare questa ricchezza. Partiamo dal trasporto pubblico. Ma anche dalla strada Lozzo-Piero, che continua a franare e che non al si può percorrere in auto. Oppure dai Mulini che stanno cadendo. Facciamolo per non far morire questi luoghi».

* * *

Di seguito la lettera di Ambrogio inviata alla cortese attenzione di:
– Sindaco e all’amministrazione del comune di Curiglia.
– Agenzia per il trasporto pubblico locale del bacino di Como, Lecco e Varese.
– Comunità montana valli del Verbano.
– Regione Lombardia.
– VareseNews.

Con la presente vorrei porre l’attenzione sull’argomento in oggetto: il trasporto pubblico locale.
Sono trascorsi circa 3 anni dalla sospensione del servizio con autobus della corsa Luino-Curiglia, lasciando i pochi cittadini di Curiglia e delle sue frazioni completamente abbandonati ed isolati.
Ne risentono in modo particolare coloro che sono sprovvisti di mezzi propri, cioè le fasce più deboli, che devono farsi in quattro per recarsi a far la spesa, per una visita, un appuntamento o qualsiasi altro impegno.
Sono una manciata di persone che, forse, contano ben poco agli occhi di chi deve gestire e far quadrare i conti.
A tutt’oggi non se ne parla quasi più, vi è soltanto rassegnazione e la visione di un destino ormai segnato.
Prima di procedere faccio un’appunto, per dovere di cronaca devo citare l’esistenza di una pseudo corsa del tutto inutile e quasi sempre a vuoto, quella delle 14.25 con partenza da Luino ed arrivo a Curiglia alle 15.15.
Si tratta di una corsa scolastica senza alcuna funzione perché è una corsa di ritorno mancante della corsa di andata; quindi, lo studente come farebbe a tornare a casa se non ha avuto la possibilità di partire?
A parte l’incongruenza, mi chiedo con quali criteri vengono stabilite le corse, per esempio Agra ha 8 corse giornaliere delle quali per la maggior parte con pochissimi passeggeri; Curiglia aveva due corse e sono state soppresse.
Non riesco a trovare una ragione sia pur virtuosa di tale disposizione ignorando invece lo scopo a cui dovrebbe attenersi un servizio di trasporto pubblico, quello di non lasciar per strada i viaggiatori e in particolare quello di non isolare un paese già provato da mille difficoltà.
Per la precisione Curiglia non rappresenta una gravosa corsa in più, bensì un breve prolungamento di quella di Agra, quindi se la vogliamo mettere sotto il profilo economico verrebbe minimamente ad incidere sui bilanci.
Se mai, incidono maggiormente le numerose corse per Agra che potrebbero tranquillamente dimezzarsi e prolungarne 2 verso Curiglia.
Abito e risiedo nella frazione Piero da 40 anni, ho quasi 69 anni e non possiedo mezzi propri, per i miei spostamenti ho sempre usufruito della corriera con una certa comodità, tant’è vero che una volta vi erano persino 3 corse al giorno più la corsa di sabato e domenica.
Naturalmente non ho pretese di un ritorno al passato, i tempi sono cambiati, le auto sono aumentate e i passeggeri sono diminuiti, ma ciò non significa che sono del tutto spariti.
La richiesta di rendere efficiente un minimo di servizio pubblico non è un privilegio da accontentare ma un sacrosanto diritto che un qualsiasi cittadino, ancor più un abitante, vorrebbe soddisfare, diritto che da tre anni mi viene negato nell’assoluta indifferenza delle autorità predisposte.
L’amministrazione comunale di Curiglia non ne è esente e dovrebbe essere lei la prima ad alzare la voce per tutelare i suoi cittadini, cosa che non fa o che ha smesso di fare.
All’inizio del problema e per un tempo brevissimo va dato merito al sindaco che personalmente si era prestato a far da spola con l’auto propria da Curiglia ad Agra dove tuttora si possono godere delle 8 corse giornaliere per Luino.
Finì quel periodo e dal quel momento in poi ognuno doveva arrangiarsi come poteva; chiedendo a conoscenti o amici un passaggio o fare l’autostop.
Ho provato di tutto, una volta persino ad arrivare a piedi a Luino; sono 3 chilometri per raggiungere Curiglia dove ne aggiungiamo altri 15 per la destinazione.
In seguito ho trovato comodo (si fa per dire) arrivare al paese di Lozzo attraverso il ripido sentiero del bosco dopo una camminata di una mezz’oretta e da lì usufruire dell’autobus della linea della Veddasca.
In conclusione, constatata l’inerzia delle istituzioni a fronte di un disagio che non trova nessun interesse tranne al sottoscritto ho deciso di una personale forma di protesta: la sospensione di tutte le tasse comunali.
Una disobbedienza civile che da l’anno scorso (2017) ho cominciato e che porterò avanti finché sarà necessario.
In attesa di eventuali riscontri porgo distinti saluti.

Casiraghi Ambrogio
Frazione Piero -Curiglia (Va)
22 maggio 2018

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 23 maggio 2018
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