Sindaco e deputato, Tarantino finisce additato come “furbetto”

Un paginone del quotidiano La Repubblica dedicato ai parlamentari con doppio incarico scatena le polemiche nella cittadina. "Finiamo sui giornali sempre per qualcosa di negativo". Il sindaco si difende e respinge le accuse su una amministrazione ferma

giunta tarantino samarate

C’è polemica a Samarate per un articolo, uscito sul quotidiano La Repubblica, in cui il sindaco Leonardo Tarantino finisce tra “i dieci furbetti del Parlamento già seduti su una poltrona di riserva“.

La questione è nota ed è già stata posta: Tarantino – come il collega di partito Dario Galli, sindaco di Tradate – era (ed è) sindaco ed è poi stato eletto anche deputato. Ci sarebbe una incompatibilità, ma le norme sono piuttosto confuse, essendosi stratificate nel tempo, e le interpretazioni date dagli stessi organismi parlamentari non sono esattamente lineari e facili da ricostruire. Se n’è parlato qui in provincia, se ne parlerà negli uffici della Camera, un giorno o l’altro.

Paradossalmente, a sollevare la questione del titolo di Repubblica non è Tarantino, ma l’area dell’opposizione a Samarate. Il Partito Democratico ha portato la questione in consiglio comunale, usando una dose di sarcasmo e associando la notizia nazionale alla lettura della situazione a Samarate. «Nulla più si muove» hanno notato dalle file del Pd. «La macchina comunale è stata abbandonata a se stessa, giunta e consiglieri comunali di maggioranza non stanno più affrontando i problemi della nostra città». Il Pd contesta la mancata convocazione delle commissioni, la comunicazione a mezzo stampa, il rapporto con i giornalisti. «Complimenti vivissimi a sindaco, giunta e consiglieri comunali di maggioranza, per l’ottima gestione e la pubblicità che state dando alla nostra città», concludono con sarcasmo.

«L’osservazione è che finiamo sempre sui giornali per cose negative» nota Eliseo Sanfelice, ex consigliere sempre loquace su questioni samaratesi. «Notizie del genere siamo abituati a leggerle su altri Comuni, come nel caso De Luca». Sanfelice riconosce che «la realtà non è esattamente come la racconta il titolo di Repubblica» e che «Tarantino non si può etichettare come un “furbetto”». «Ma da cittadino mi sento ferito a vedere il nome di Samarate in un contesto del genere»

E il sindaco? Ribadisce che sulla sua posizione ci sono interpretazioni differenti e che si arriverà a definirle. «C’è conflitto tra le norme, la questione sarà affrontata dalla Giunta delle elezioni della Camera» spiega il sindaco-deputato. «Mi spiace che si sia creata questa situazione che di tanto in tanto viene rilanciata anche sui giornali La valutazione l’avevano fatta gli uffici del partito: rimaniamo convinti della correttezza di quello che sta succedendo». L’ultima parola verrà appunto dalla Giunta per le elezioni, che deve chiarire l’interpretazione delle norme, anche se i casi oggi all’esame (non solo quello di Tarantino: ci sono anche deputati del Pd, di Fratelli d’Italia, lombardi e non solo) sono tanti e diversi da quelli già esaminati in passato. A sbrogliare i garbugli ci vorrà tempo.

Quanto al merito dell’amministrazione a livello comunale, Tarantino respinge le accuse del Pd: «Non vale la pena neppure rispondere» dice, ribadendo la linea del silenzio scelta dalla maggioranza in consiglio comunale (linea che le opposizioni interpretano come imbarazzo). «Il giudizio su quanto accade in città lo rispedisco al mittente, vedono cose diverse da quelle che vediamo noi».
Non saranno certo le ultime parole sul tema, da una parte e dall’altra.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 11 maggio 2018
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