Mi vuoi bene? Il mondo delle bocce apre alla disabilità

Da Carnago a Brezzo di Bedero da Sesto Calende a San Fermo. Tante le realtà impegnate nel diffondere lo sport delle bocce tra i disabili: sviluppa la capacità di relazione con risultati notevoli anche sul piano agonistico

Bocce e diversamente abili

Carnago nel fine settimana si è abbigliata con cura particolare per ospitare una serie di manifestazioni boccistiche di elevato interesse, ma, senza voler far torto agli atleti che hanno gareggiato giovedì e venerdì, vorremmo soffermarci su ciò che è accaduto domenica 20 luglio.

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Da tempo la Bocciofila Carnaghese del presidente Enzo Boschin dedica una giornata, in collaborazione con la Onlus Vharese di Anna Sculli con l’aiuto di Paolo Bistoletti ed Emilio Cattaneo, ai giocatori di bocce disabili, appartenenti alla FISDIR – Federazione italiana sport disabili intellettivi relazionali -. Competizione impostata a terne, composte da due atleti disabili e da un normodotato, con il sistema a terzine, altamente spettacolare e avvincente.

Non è importante chi abbia vinto, hanno vinto tutti, perché al centro dell’attenzione è stato posto un valore. In un mondo dove De Coubertin sembra diventato un reperto archeologico, conta solo primeggiare, essere la primadonna, vincere in qualsiasi modo, aprire gli spazi al rispetto dell’uomo, qualunque sia la sua condizione fisica, la sua capacità di svolgere una determinata funzione, rappresenta un modello di civiltà e di reale, vero progresso.

Carnago non è la classica mosca bianca della nostra provincia, esiste anche l’APD POLHA di Barbara Tosi per i giocatori di boccia in carrozzina: qui occorre precisare che la specialità paralimpica è la boccia – dal 1996 a carattere continuo nelle Olimpiadi, a Rio furono assegnate 7 medaglie per altrettante specialità -, che viene praticata in palestra su un campo di 12,5 x 6 metri con sei bocce di materiale più morbido e un pallino della medesima grandezza di colore bianco, con suddivisione in cinque categorie in funzione del grado di disabilità.

Esiste a San Fermo una sede dell’ANFFAS , che ha costruito una corsia per le bocce immersa nel verde, così come a Sesto Calende opera l’ASD Il Sesamo.

A Brezzo di Bedero la Bocciofila Bederese ha concluso un accordo, operante ormai da quasi due anni, con la RSD Casa del Respiro Sant’Alessandra, residenza sanitario-assistenziale per persone disabili di Porto Valtravaglia, per avviare alcuni ospiti della struttura al gioco delle bocce. Una, due volte la settimana un gruppetto di ospiti, guidati prima da Massimo Ceruti, ora da Ylenia Giani, con l’egida di Roberto Bof, si avventura su una delle due corsie del bocciodromo sotto lo sguardo attento dell’arbitro Silvano Guidoni, cercando soprattutto di trovare un momento di svago, una variante che dia un significato di positività nell’integrazione sociale con gli altri. Così la tenera Daniela abbraccia, chiedendo con trasporto “Mi vuoi bene?”, Giuliana offre un perenne sorriso e Luciano, in attesa del premio della immancabile sigaretta, accosta il pallino con sorprendente maestria e, prima di tornare, il caffè al ginseng per Daniela o il cappuccino per Amalia, per stare ancora un po’ insieme, semplicemente, senza retorica.

Varese, quindi, all’avanguardia sull’apertura alla disabilità nel mondo delle bocce, non solo per l’insieme delle organizzazioni, che a vario titolo si occupano del settore, ma anche per alcuni sorprendenti risultati sportivi: ai recenti campionati italiani disputati a Civitanova Marche, Antonio e Fabio Tenconi si sono laureati campioni italiani nella categoria FISDIR.

E allora risorga De Coubertin, non solo con “L’importante non è vincere, bensì partecipare”, ma soprattutto con: Per ogni individuo, lo sport è una possibile fonte di miglioramento interiore”.

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Pubblicato il 23 luglio 2018
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