Pertosse nei neonati: “Importante vaccinare, spesso la mamma è fonte del contagio”

Dalle strutture varesine della ASST Sette Laghi il monito sulla malattia: "nel primo anno di vita può rappresentare una grave minaccia per il bambino, con percentuali elevate di ricoveri dovuti alle complicanze dell'infezione"

neonato

Il caso di Bergamo, dove due bimbe infettate dalla pertosse sono morte nella terapia intensiva della patologia neonatale dell’ospedale Papa XXIII, ha riacceso i riflettori sulla vaccinazione preventiva.

La ASST Sette Laghi, che comprende i tre reparti di maternità Del Ponte a Varese, Tradate e Cittiglio, è la prima ad offrire la vaccinazione anti-pertosse alle gestanti all’interno dei punti nascita.

Una scelta che ha portato a buoni risultati nei primi tre mesi con oltre 200 donne e l’adesione all’offerta superiore al 90%.

Ma quali sono gli obiettivi futuri? «Chiaramente vorremmo massimizzare la copertura vaccinale – spiega la professoressa Antonella Cromi, Responsabile della Struttura Semplice di Patologia della Gravidanza –. Sull’immunizzazione materna c’è ancora poca informazione e poca sensibilità, perché se ne parla da poco, quindi può accadere che la futura mamma interessata alla vaccinazione si senta addirittura sconsigliare a vaccinarsi dal suo medico curante. Dobbiamo quindi lavorare su due fronti principali: il primo è quello del coinvolgimento degli operatori sanitari del territorio, affinché si faccia fronte comune contro la disinformazione; il secondo è quello dell’abbattimento delle barriere all’adesione, rappresentate sia dai timori del tutto ingiustificati sulla sicurezza del vaccino, sia dall’errata percezione che il neonato che non frequenta coetanei e trascorre molto tempo in casa possa difficilmente contrarre la pertosse».

La perplessità di alcune mamme riguarda soprattutto l’idea di vaccinarsi mentre si è ancora in gravidanza. «Su questo occorre rassicurarle – spiega la prof Cromi -, dal momento che per il vaccino anti-pertosse abbiamo abbondanza di dati. Infatti diverse agenzie sanitarie governative, a cominciare da quelle degli Stati Uniti, hanno iniziato a consigliare la vaccinazione in gravidanza a partire dal 2011/2012. In questi anni sono pertanto stati raccolti dati relativi a diverse centinaia di migliaia di coppie madre-bambino sottoposte a vaccino combinato antidifterite, tetano e pertosse che hanno consentito di stabilire con certezza che il vaccino in gravidanza non comporta rischi per la salute della donna e del nascituro.Al contempo però, l’esperienza pluriennale di questi paesi ha permesso di verificare l’efficacia del vaccino in gravidanza nel ridurre le morti neonatali dovute alla malattia, la necessità di ricovero e la minor gravità dell’infezione nei lattanti».

Sui rischi è importante tenere alta la guardia. Per quanto riguarda la mancata percezione da parte delle gestanti del rischio che ha il neonato di contrarre la pertosse, va sottolineato che il batterio della pertosse continua a circolare tra gli adulti, senza che se ne abbia consapevolezza perché i sintomi sono più sfumati rispetto al bambino e non vengono riconosciuti come pertosse.

«Si stima addirittura che nella metà dei casi di infezioni neonatali è la mamma stessa la fonte del contagio – afferma il professor Massimo Agosti, Direttore del Dipartimento Donna e Bambino -. Ciò accade perché la memoria immunitaria, sia indotta dalla malattia che dal vaccino ha una durata limitata nel tempo (7-10 anni), quindi la gestante che è stata vaccinata o si è ammalata nell’infanzia può non aver sufficienti anticorpi da trasmettere al nascituro. Inoltre dobbiamo considerare il tasso non ottimale di copertura vaccinale in Italia, anche nei confronti della pertosse. Bisogna ricordare alle future mamme che la pertosse contratta nei primi mesi e comunque nel primo anno di vita può rappresentare una grave minaccia per il bambino, con percentuali elevate di ricoveri dovuti alle complicanze dell’infezione (difficoltà respiratoria, polmonite, convulsioni) e alto rischio di mortalità ad esse correlato, riportato fino a 1%».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 agosto 2018
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