Preziose rarità nel Giardino botanico comunale, patrimonio di tutti

Il Giardino botanico comunale di Uboldo entra a far parte del registro delle collezioni vegetali specializzate del territorio italiano

Uboldo - Giardino botanico

Il Giardino botanico comunale di Uboldo entra a far parte del registro delle collezioni vegetali specializzate del territorio italiano.

Due enti governativi, il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e la Soi (Società di ortoflorofrutticoltura italiana) di Sanremo, sono stati incaricati di censire le collezioni vegetali specializzate del territorio italiano, allo scopo di raccogliere e pubblicare dati utili per l’economia agraria e per la conoscenza delle diverse specie o associazioni vegetative, spesso rare o caratteristiche, che vi sono ospitate.

Il Giardino botanico comunale di Uboldo, è stato censito come “Collezione Bosco subcollinare lombardo”, perché questa cenosi risulta la più caratteristica di tutto il giardino. «Ma i dati raccolti e pubblicati – spiega il curatore del giardino Gianni Riva – riguardano tutte le specie presenti, incluse quelle delle altre due aree tematiche dedicate alla flora italiana e dei piccoli frutti».

La tutela della biodiversità vegetale locale, intesa sia come “casa e mensa” per gli animali sia come “serbatoio genetico” per tutte le specie viventi, uomo compreso, assume ad Uboldo una particolare importanza proprio per il valore di quest’area come “banca del seme”, perchè  le specie presenti sono di provenienza locale.

Queste motivazioni e questi riconoscimenti, spiegano i responsabili del progetto, valgono assai di più dell’apprezzamento dei frequentatori: «E’ vero che in 15 anni (l’opera è iniziata nel 2003) abbiamo lavorato molto per la gente, recuperando un’area degradata, brulla e piena di erbe infestanti e di ambrosia, ma spesso le persone hanno la memoria corta e va a finire che spesso danneggiano il bene che hanno ricevuto».

«Per fortuna sia le scuole del Plesso Manzoni che il Comune, che una larga parte dei frequentatori, hanno compreso il nostro lavoro – dice Riva – Gli sforzi per la ricerca e il reperimento delle specie da inserire nel giardino, perseguiti anche mediante impegnative richieste presso Parchi o enti governativi, ultimi dei quali il Parco delle Madonie e il Cnr di Palermo, che ci hanno permesso di acquisire altre due specie minacciate di estinzione, l’Abete dei Nebrodi e la Zelkova sicula, che verranno piantate assieme ai ragazzi delle scuole il 21 novembre, Giornata nazionale degli Alberi, nella zona delle specie rare della flora italiana».

A chi fatica a riconoscere il valore del progetto il curatore spiega: «In un Giardino botanico quello che conta non è la bellezza, sono le piante. Il principio estetico può a volte non essere rispettato, come nel caso delle specie arboree in accoppiamento con rampicanti, oppure negli arbusteti di Sommacco e di Coriaria; però queste tecniche consentono di accostare e conservare specie legate da affinità territoriali ed ecologiche e di non perderne altre che rischieremmo di non trovare più in natura».

«Queste cose” – prosegue Riva – sono di competenza del curatore, così come le piantagioni, le potature e le alte operazioni di conservazione: nessun altro può farle. In questi anni però, vi sono state persone che hanno agito di testa loro, provocando gravi danni alla crescita e alla salute di molte piante: è ora che la smettano».

«Con le scuole porteremo a termine il progetto di ristrutturazione dell’ex ceduo di robinia che verrà sostituito da nuove piante, in modo da evitare gli schianti e le cadute degli anni scorsi. Il giardino – conclude Gianni Riva – si amplia ma non sottrae altro spazio. E’ bene che questo principio venga compreso da tutti i frequentatori perché il parco di via Manzoni è ormai saturo e si deve conservare quell’alternanza tra zone ombrose e zone solatie, così benefica per i frequentatori stessi».

Riva è continuamente “a caccia” e ha diversi sogni nel cassetto: «Sto cercando di ottenere una piantina di Quercus calliprinos: a questa specie apparteneva la famosa quercia di Mamre, o quercia di Abramo, un grande albero ove il patriarca dimorò (genesi, 18.1). E’ la specie più importante e simbolica per il dialogo interreligioso perché ricorda un luogo rispettato e onorato da cristiani, musulmani e ebrei. Di questa idea parlammo qualche anno fa ai tempi in cui ideai il Giardino biblico dell’oratorio. E’ difficile trovarla perché questa specie in Italia c’è solo in una zona della Puglia».

Qui sotto: il vero Storace (Styrax officinalis), presente al Giardino botanico di Uboldo, uno degli arbusti più belli e rari della flora italiana, spontaneo solamente nel Parco dei Monti Lucretili, nei dintorni di Roma.

Avarie

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 settembre 2018
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