“Scuola colabrodo”: in vent’anni persi 3,5 milioni di studenti e 55 miliardi di euro

Ampio dossier del giornale Tuttoscuola.com che analizza l'andamento dal 1995. La Lombardia tra le regioni con il più alto tasso di abbandoni

scuola pontida

Tre milioni e mezzo di studenti “scomparsi”. Una spesa di circa 55 miliardi di euro vanificata.

È la fotografia che la giornale “Tuttoscuola.com” racconta in un lungo dossier alla ricerca degli studenti perduti, ragazzi entrati nel sistema scolastico ma mai usciti ufficialmente, spariti nel corso della lunga carriera scolastica.

È un’indagine che risale al 1995 e che evidenzia come la percentuale di abbandoni sia sempre stata una costante, al di là dei governi e delle riforme che si sono succeduti. Uno stillicidio che solo recentemente pare rallentare passando da una percentuale del 35% all’inizio del Millennio al 24,7%  dello scorso anno.

I conti sono stati fatti partendo dai numeri delle iscrizioni al primo anno di ogni ordine e grado comparati con quelli in uscita 3/5 anni dopo. Un saldo, però, che non racconta di quanti hanno cambiato scuola entrando nel sistema professionale regionale ( la cui anagrafe non è collegata a quella nazionale) o iscrivendosi alle paritarie o private.

Il sistema più fragile è indubbiamente quello dei percorsi professionali, vengono poi le scuole tecniche e infine i licei che hanno una quota di dispersione del 19% contro la media del 24,7%.
Sono i licei classici quelli che mostrano una tenuta migliore con un tasso di abbandono del 17,7%, contro il 19,8% dei licei scientifici ( sicuramente il percorso più popolare), il 19,5% di quelli linguistici, il 18% delle scienze umane e il 20% dei licei artistici. Ma è negli istituti tecnici ( 27,3%) e soprattutto nei professionali (32,1%) che si raggiungono i livelli più allarmanti.

Nella maggior parte dei casi, riflette Tuttoscuola, dietro all’abbandono c’è una bocciatura. Un dato che mette in crisi il sistema attuale della didattica e della docenza, che poggia moltissimo sulle valutazioni delle conoscenze e tiene in minor conto le competenze e le attitudini personali. Un indicatore su cui riflettere per cercare le soluzioni idonee anche in termini di difesa del capitale umano ma anche economico dell’intero paese. Ogni studente, infatti, costa oltre 6000 euro, se si considera che la spesa globale del mondo della scuola è di 42 miliardi di euro ( per stipendi di tutto il personale impegnato). A conti fatti, ogni anno la dispersione costa al paese quasi 3 miliardi di euro.

Su 100 studenti che ottengono la licenza media, 75 arrivano al diploma e 18 alla laurea. E si apre così l’ancor più preoccupante capitolo dell’università che vede i giovani laureati abbandonare il paese portando via competenze e vanificando l’investimento in termini di formazione: su 114.000 italiani che scelgono di andarsene, 39.000 sono diplomati e 34.000 laureati, il che vuol dire una perdita di 90.000 euro per ogni diplomato e di 158.000 o 170.000 euro per ogni laureato a seconda che si parli di triennale o magistrale, per arrivare a 228.000 per un dottorato di ricerca.

Il fenomeno dell’abbandono è trasversale: riguarda molto i ragazzi che provengono da famiglie a bassa scolarizzazione ma non ci sono aree più o meno a rischio. La Lombardia è tra le regioni più colpite dal fenomeno con un tasso di abbandono tra i più alti del paese: 25,8% registrato negli ultimi cinque anni. Peggio fanno la Sardegna 33%, la Sicilia 28,3%, la Campania 29,2% e la Toscana 28,1%.

Le conclusioni di Tuttoscuola.com portano a una bocciatura del sistema in sé: i suoi modelli valutativi, i percorsi standard, l’affollamento delle aule. Tutte caratteristiche che evidenziano un risultato al ribasso per la scuola, svilita da anni di tagli indiscriminati e mancanza di prospettive vere. Invertire la rotta ha un valore: un investimento nella scuola avrebbe ricadute immediate sull’aumento del Pil, sulla diminuzione della criminalità e sulla crescita di benessere e salute.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 settembre 2018
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