Un dato di fatto: al momento la sanità non è nelle priorità del governo

Riflessione di Carlo Ballerio ex direttore amministrativo dell'Azienda ospedaliera di Varese

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Riflessione di Carlo Ballerio ex direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera di Varese

Finora il governo si è occupato di salute, con qualche contraddizione, solo per la faccenda delle vaccinazioni, mentre il Ministero della Salute si è fin qui limitato a promuove un’indagine conoscitiva sulle liste d’attesa. Lega e M5S discutono animatamente fra di loro per la spartizione delle scarse risorse di bilancio al fine di dar corso alle rispettive promesse elettorali e per questo rastrellano sodi in ogni angolo del bilancio.

Ci si avvicina ormai al “redde rationem” finale, prevista entro la fine del mese, di cui si potrà solo prendere atto. Non sembra, almeno finora, che ci sia una gran voglia di sporcarsi le mani con problematiche complesse come la sanità dove bisogna spendere e dove, in assenza di una progettualità competente e non improvvisata, si rischia di lasciarci la faccia. E’ lo stesso limite, in ultima analisi, della gestione Lorenzin.

Una domanda sorge spontanea e legittima. Oltre ai cittadini, che per problemi di salute devono fare i conti con questo servizio sanitario, e agli operatori sanitari, spesso maltrattati, a chi realmente interessa porre rimedio a una sanità pubblica in disarmo e che pure fino a qualche tempo fa presentava punte di eccellenza a livello europeo, come nel caso di Regione Lombardia, oggi declassata? E non è un problema di qualificazione degli operatori, che non è ancora venuta meno, ma delle condizioni in cui questi sono costretti a lavorare, cioè è un problema di sistema cui possono dar risposte esclusivamente lo Stato e le Regioni, che oggi si limitano a imporre tagli alle ossequienti Direzioni delle strutture sanitarie di nomina prevalentemente politica più o meno felice. E’ difficile lavorare bene, con passione e in sicurezza, quando manca il personale e quello in servizio è sempre sotto pressione ed è costretto a turnazioni stressanti sempre al limite della legge, quando non oltre, e quando questo personale non vede retribuito per il lavoro festivo, quando mancano le risorse per acquistare in misura sufficiente perfino i materiali specialistici di uso corrente, se ci deve sentire colpevolizzati dalla pubblica opinione per le liste d’attesa che hanno raggiunto cadenze bibliche per carenze programmatorie e gestionali, e chi non può aspettare deve rivolgersi a pagamento al privato.

Proposte sono state avanzate anche da interlocutori qualificati, senza, di fatto, che abbiano ottenuto attenzione e risposte. La soluzione non può essere sempre il ridurre i posti letto e le attività ambulatoriali perché sono misure che pagano i cittadini incolpevoli. Accadono anche fatti che è eufemistico definire curiosi, ma che ben documentano l’immutata propensione ai tagli sempre e comunque. Un esempio clamoroso. Lo Stato, e anche Regioni non di poco peso come Lombardia e Lazio, continuano, come se niente fosse successo, a dare attuazione a un decreto estivo anche se già annullato dal TAR, che fissava in poco più di 1.200 il numero complessivo dei posti letto destinabili in Italia alla riabilitazione neurologica contro un fabbisogno stimato in almeno 6.000 posti letto. Chi può, e non trova posto, deve andare ad arricchire le pur ottime, ma carissime, cliniche estere di confine, col rischio di rimetterci il patrimonio e i risparmi e, magari, anche di dover contrarre debiti. Possiamo solo sperare, ma anche legittimamente dubitare, che una manina santa introduca nella legge di bilancio una proposta-progetto o almeno qualche soldino in più per la derelitta sanità pubblica e che questa non subisca ulteriori tagli per favorire altre iniziative, perché allora si cadrebbe in un baratro, quello che rende inutile, e quindi spreco, anche le risorse residue.

Carlo Ballerio ex direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera di Varese

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 settembre 2018
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