Bruno Taioli, il pastore skater: “La mia chiesa è lo skatepark”

Abbiamo intervistato il religioso italo-brasiliano che insegna skateboard ai giovani che frequentano Capanno Skate: "Skate e chiesa hanno un concetto di comunità simile"

C’è un po’ di Brasile anche a Busto Arsizio. Se avete seguito la vicenda del Capanno Skatepark (che cerca una nuova sede) saprete che ad insegnare l’arte della tavola a bambini e ragazzi c’è Bruno Taioli, skater carioca con sfumature nostrane. Lo incontriamo un venerdì sera, per la Old School Session, nella quale il Capanno apre le porte gratuitamente agli over 30 per una jam di skate dove si respira veramente la cultura che c’è dietro alla disciplina, tra musica punk e tavole invecchiate ma ancora prestanti.

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Bruno Taioli, il pastore protestante con lo skate 4 di 6

Bruno nasce a San Paolo da una coppia di emigrati italiani, nel 1975 il padre gli regala il primo skateboard dal quale non riesce più a scendere. Poi si trasferisce accanto ad uno dei più grandi skatepark dell’America Latina e inizia ufficialmente la sua storia d’amore con questo sport: “E’ una passione che racchiude molti valori, il rispetto nei confronti dei veterani, il fare il tifo per il tuo avversario, è una cultura che ha dentro di sé la condivisione e la diversità”. Ricongiuntosi con le sue origini, ha scelto il Capanno come casa, per allenarsi e diffondere il verbo.

bruno taioli capanno skate

Letteralmente, perché dopo una vita di gare internazionali, di sponsorizzazioni e di session con i più grandi della disciplina, Bruno ha trovato il tempo per diventare pastore protestante. Ha incontrato la chiesa in Brasile, nei primi anni 2000, grazie a quella che oggi è sua moglie, e ne interpreta i messaggi con il suo personalissimo stile, con una tavola da skateboard immancabilmente salda tra i piedi. “Non ho bisogno della Chiesa come luogo fisico, grazie allo skate mi sento libero di divertirmi così come di aiutare le persone”.

Bruno inizia la sua opera in Brasile, nei ghetti, andando a parlare con i tanti ragazzi che affollano gli skatepark dei quartieri problematici. “Nello skate e nella chiesa il concetto di comunità è visto in maniera molto simile, io penso di agire un po’ come un ponte, traslare certi valori che sono affini, ricordando che c’è sempre una netta distinzione tra le due cose. Non faccio proselitismo, insegno semplicemente uno stile di vita”. Vita certificata dalla sua tavola, donatagli da una marca californiana per festeggiare i suoi quarant’anni di carriera:“confido di portare presto a Busto Dennis Martinez, campione del mondo di freestyle 1977, uno dei padri degli skater di oggi, nonché mio grande amico”.

Bruno sprizza vitalità da tutti i pori, e quando si esibisce in evoluzioni sulle rampe del Capanno si sente a casa.“Qui ho trovato la mia dimensione. Una realtà piccola, isolata, ma che ha grandi potenzialità. Io e gli altri maestri abbiamo fatto un corso per insegnare ai ragazzini, e lo facciamo con grande passione. Condividiamo la bellezza della nostra cultura, i suoi valori fondanti e perché no, aiutiamo i bambini a sfogarsi e a trovare un senso di comunità che li accompagnerà in futuro”. La session si scalda, inizia ad arrivare tanta gente che prende d’assalto le strutture. E’ strano pensare che alla domenica tutto questo chiasso è rimpiazzato dai discorsi del pastore. “Questo è lo spazio che amo, in tutte le sue forme”.

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Pubblicato il 16 Ottobre 2018
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