Una distesa di pellegrini per la canonizzazione di Paolo Sesto

Piazza san Pietro piena per la cerimonia di canonizzazione di domenica 14: tra di loro 2500 arrivavano dalla diocesi di Milano

La canonizzazione di Paolo VI

C’era una distesa di pellegrini in piazza san Pietro per la cerimonia di canonizzazione avvenuta in Vaticano domenica 14 ottobre, tra di loro 2500 arrivavano dalla diocesi di Milano ed erano “capitanati” dall’arcivescovo, Monsignor Mario Delpini.

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Erano in piazza per seguire uno dei beati proclamati santi in questa domenica: Giovan Battista Montini, che il mondo conosce come Papa Paolo Sesto.

Canonizzazione di Paolo Sesto: il programma del pellegrinaggio ambrosiano

Insieme al Papa del concilio Vaticano II , c’era anche il monsignor Oscar Romero, il vescovo salvadoregno assassinato nel 1980 mentre celebrava la messa.

Monsignor Romero santo

Molti varesini sono a Roma per la canonizzazione di Paolo Sesto, molto sentita per la vicinanza che il papa ha avuto con la città e per il fatto che il suo segretario particolare, monsignor Pasquale Macchi, era varesino, ed è stato, dopo la morte di Giovan Battista Montini, per molti anni arciprete del Sacro Monte. Sono di un pellegrino varesino le foto in diretta dalla cerimonia, conservate nella galleria fotografica.

PAOLO SESTO SANTO, LE PAROLE DEL PAPA

Nell’omelia della messa celebrata  in occasione della canonizzazione, Papa Francesco ha dedicato ampio spazio al papa santo, con queste parole:

«Il santo Papa Paolo VI scrisse: «È nel cuore delle loro angosce che i nostri contemporanei hanno bisogno di conoscere la gioia, di sentire il suo canto» (Esort. ap. Gaudete in Domino, I). Gesù oggi ci invita a ritornare alle sorgenti della gioia, che sono l’incontro con Lui, la scelta coraggiosa di rischiare per seguirlo, il gusto di lasciare qualcosa per abbracciare la sua via. I santi hanno percorso questo cammino. L’ha fatto Paolo VI, sull’esempio dell’Apostolo del quale assunse il nome. Come lui ha speso la vita per il Vangelo di Cristo, valicando nuovi confini e facendosi suo testimone nell’annuncio e nel dialogo, profeta di una Chiesa estroversa che guarda ai lontani e si prende cura dei poveri. Paolo VI, anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente. Oggi ci esorta ancora, insieme al Concilio di cui è stato il sapiente timoniere, a vivere la nostra comune vocazione: la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure, ma alla santità. È bello che insieme a lui e agli altri santi e sante odierni ci sia Mons. Romero, che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli. Lo stesso possiamo dire di Francesco Spinelli, di Vincenzo Romano, di Maria Caterina Kasper, di Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e anche del nostro ragazzo abruzzese-napoletano, Nunzio Sulprizio: il santo giovane, coraggioso, umile che ha saputo incontrare Gesù nella sofferenza, nel silenzio e nell’offerta di sé stesso. Tutti questi santi, in diversi contesti, hanno tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli, con l’ardore di rischiare e di lasciare. Fratelli e sorelle, il Signore ci aiuti a imitare i loro esempi».

La canonizzazione di Paolo VI

Nel libretto della messa di Canonizzazione, si trovano tutte le biografie e il rito integrale

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I COMMENTI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LOMBARDIA FONTANA

«Una grande emozione – Cosi’ il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, commenta la
canonizzazione di papa Paolo VI e di Francesco Spinelli avvenuta questa mattina in Piazza San Pietro a Roma. Una scelta per cui desidero ringraziare profondamente e non formalmente papa Francesco. Un gesto che dimostra con quanta attenzione Bergoglio continui a guardare a chi ha contribuito fattivamente
alla vita della Chiesa anche in periodi storici particolarmente complicati. Da uomo delle istituzioni, ricordo che fu proprio papa Montini a definire la politica come ‘la piu’ alta forma di carità”. Un monito sicuramente, ma anche un ammonimento a tener ben presente cosa ci deve guidare nel gestire la cosa pubblica».

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 14 ottobre 2018
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