Megatruffa sui carburanti: la Gdf di Varese sequestra beni per 55 milioni di euro

Tra i beni sequestrati 29 milioni di litri di carburante, 11 immobili tra Genova, Trieste ed Abbiategrasso e un'imbarcazione da diporto da 14 metri

Guardia di finanza generiche

Un arresto, beni per 55 milioni di euro posti sotto sequestro, e tanti intrecci internazionali tra Libia, Malta e Italia.

Il Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Varese ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e il contestuale sequestro di beni, per oltre 55 milioni di euro, disposto dal Gip del Tribunale di Milano, su richiesta della Procura della Repubblica, a carico dell’amministratore di fatto di una società di Milano attiva nel commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi.

Le ipotesi di reato contestate dalla Procura milanese a carico di due società e cinque soggetti indagati, riguardano una complicata frode sull’Iva – di estensione internazionale – nel settore del commercio di carburanti, con l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, distruzione ed occultamento di documentazione contabile, autoriciclaggio.

Le indagini dell’operazione denominata “XP” – condotte con intercettazioni telefoniche, perquisizioni, sequestri, analisi di supporti informatici, accertamenti bancari e riscontri contabili –  hanno consentito di inquadrare, al centro del meccanismo di frode, una società con sede legale a Milano ed operativa a Genova, gestita dal suo amministratore di fatto, quale beneficiaria principale degli indebiti vantaggi fiscali, ottenuti per il tramite di interposizioni fittizie di società che non avevano avuto alcun ruolo concreto nella commercializzazione del prodotto.

Il carburante, proveniente dalla Libia, arrivava in Italia mediante navi cisterna di un armatore maltese (arrestao nell’ottobre 2017 dalla D.D.A. di Catania nell’ambito dell’operazione “Dirty Oil”) e successivamente distribuito, con false fatturazioni, tra le varie società cartiere aderenti al circuito fraudolento, a favore di depositi commerciali o distributori stradali rientranti nel circuito delle cosiddette “pompe bianche”, sparsi sul territorio nazionale.

L’annullamento dell’Iva lungo tutta la filiera ha consentito di vendere il carburante sul mercato italiano a prezzi nettamente inferiori a quelli praticati dagli operatori concorrenti, creando un effetto di concorrenza sleale.

Nel solo periodo monitorato (2016-2017), i finanzieri hanno accertato l’introduzione, nel territorio italiano, di oltre 350 milioni di litri di carburante attraverso 30 viaggi effettuati da navi cisterna, rivenduto “sottocosto”, con un danno erariale, in soli termini di Iva evasa, quantificabile in capo ai soli due soggetti economici operativi nell’importazione e nella distribuzione del carburante, pari ad oltre 55 milioni di euro, in relazione ad un volume di fatture false per 308 milioni di euro.

Tra i beni sinora sottoposti a sequestro dalla Guardia di Finanza di Varese ci sono circa 29 milioni di litri di carburante (benzina e gasolio del valore commerciale stimato pari ad oltre 44 milioni di euro), 11 immobili tra Genova, Trieste ed Abbiategrasso), un’auto, una moto e un’imbarcazione da diporto da 14 metri sequestrata a Civitavecchia e infine disponibilità finanziarie su conti correnti per oltre 1,3 milioni di euro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 ottobre 2018
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