Confartigianato: “Non allontanate i giovani delle imprese: ne va del futuro dell’economia e dell’occupazione”

È un appello forte quello che Davide Galli rivolge al legislatore da presidente di Confartigianato Imprese Varese e da imprenditore

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«L’azienda ha un valore per il mondo della scuola: non disperdiamolo». È un appello forte quello che Davide Galli rivolge al legislatore da presidente di Confartigianato Imprese Varese e da imprenditore, affinché non deroghi ai percorsi di alternanza scuola-lavoro, rinunciando a un percorso che negli anni ha saputo riavvicinare il mondo del lavoro e quello della formazione. Contribuendo a una conoscenza reciproca che «ha aiutato molti giovani a compiere le migliori scelte per il proprio futuro, ha sostenuto le stesse famiglie in una presa di consapevolezza delle opportunità che il territorio può offrire ai loro figli e ha portato nelle imprese la forza delle idee e dell’innovazione dei giovani».

Un percorso importante che è stato in grado di «restituire, anche alle istituzioni scolastiche, un quadro realistico del mondo produttivo ed economico che ci circonda e che ha rappresentato al meglio l’immagine della nuova imprenditorialità alle giovani generazioni».

Davide Galli non nasconde una preoccupazione fortissima legata alla retromarcia innestata dalla legge di Bilancio 2019 che non solo ha cambiato nome, ma anche contenuti, all’alternanza scuola-lavoro, trasformandola sia nel nome (“percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”) che nel suo senso stesso. «Vedere rimossa la parola lavoro impensierisce così come preoccupa il drastico calo del monte ore previsto, che passerebbe da 400 a 150 per i tecnici (180 per i professionali) e da 200 a 90 per i licei. A questo si aggiunga la riduzione degli stanziamenti, assegnati nei limiti necessari allo svolgimento del numero minimo di ore».

«Una decisione incomprensibile per una provincia come la nostra che, nell’ultimo anno, ha registrato 15.027 studenti in alternanza, il 77,8% dei quali in azienda – prosegue Galli – Da anni la nostra associazione ha scelto di fare da collante tra scuola e aziende con l’intento di colmare quell’incredibile gap di conoscenza che si era aperto negli anni passati. Bloccare tutto ora significa disperdere quanto di buono è stato fatto, rinunciando alla conoscenza reciproca futura». Il tutto in un momento di grande crescita dell’alternanza scuola lavoro non solo su scala locale: vale la pena ricordare che gli studenti coinvolti in attività di alternanza scuola-lavoro nel solo triennio 2015-2018 (Buona Scuola) in Lombardia sono stati tre milioni e che la crescita, negli anni, è stata esponenziale. Dai 650mila dell’anno scolastico 2015-2016, infatti, si è passati a 1,5 milioni di ragazzi nel 2017/2018.

«Di recente – prosegue Galli – ho ricordato al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana che nei prossimi anni alle imprese manifatturiere italiane serviranno quasi 300mila figure tecniche specializzate in grado di garantire il turnover professionale. Figure che, ad oggi, sembra impossibile trovare nonostante la progressiva riscoperta da parte dei nostri giovani delle cosiddette “lauree della manifattura” (+ 11,5% le immatricolazioni alla facoltà di ingegneria dal 2010 a oggi, ndr). Credo che allontanare di nuovo gli studenti dalle imprese creerebbe l’ennesimo cortocircuito, sia a livello di istruzione superiore che universitaria, impoverendo quelle conoscenze tecniche che rischiano nel prossimo futuro di inaridirsi, mettendo in difficoltà non solo le imprese ma tutta la nostra economia, i servizi e il benessere sociale».

Un allarme rosso lanciato agli esponenti della provincia di Varese eletti in Parlamento o entrati nelle stanze del Governo: «La formazione sul luogo di lavoro, quella fatta avvicinando nel modo corretto i giovani agli imprenditori, è un valore. Vorrei ricordarlo e, se possibile, mostrarlo a chiunque, aprendo le porte delle nostre imprese pur di consentire a tutti di testarlo in prima persona».

Galli ricorda tra l’altro gli sforzi messi in atto da Confartigianato Varese per riallacciare i collegamenti tra scuole e imprese, a cominciare dalle costanti attività di orientamento che vengono svolte nelle scuole e negli Its. Le stesse aziende svolgono poi nelle scuole attività di impresa formativa simulata come quella che per esempio vedrà impegnata giovedì 8 novembre una giovane imprenditrice all’Ite Tosi di Busto Arsizio. Non vanno dimenticati poi i percorsi di affiancamento e accompagnamento alle aziende, affinché potessero acquisire tutti gli strumenti necessari ad accogliere gli studenti nel modo più proficuo, professionale e corretto, diventando Imprese Formative di Eccellenza (Ife). E, ancora, il progetto Faberschool – realizzato in collaborazione con Faberlab – che ha prodotto non solo una consapevolezza nell’utilizzo degli strumenti tecnologici da parte delle scuole (stampanti 3D e non solo), ma anche progetti come una app innovativa e la collaborazione continuativa con gli istituti Curie e Frattini. Non ultimo Giovani di Valore, il percorso di accompagnamento delle nuove generazioni verso l’occupabilità, intesa anche come autoimprenditorialità.

«Sarebbe un peccato se il disimpegno del Governo ponesse fine a tante esperienze virtuose, positive, mosse da totale gratuità e da un principio di massima sussidiarietà».

Quest’anno in provincia di Varese l’obbligo di alternanza riguarderà un totale di 22mila studenti per due milioni di ore complessive: «Numeri che pongono le basi del futuro» rimarca Galli che, pure, ha sempre tenuto un punto fermo: «Concordo con i giovani che rivendicano il diritto di accedere a forme di alternanza serie e qualificate, non traducibili in velati apprendistati, ma posso dire che nessuna delle nostre imprese propone formule di questo genere». Insomma, Confartigianato chiede un’alternanza buona. Ma che sia vera alternanza scuola-lavoro. «Serve alle aziende per imparare a conoscere i futuri collaboratori e talenti e serve agli studenti, per scoprire cosa c’è davvero dietro le mura di un capannone, di un’officina o di un laboratorio».

Il rischio di una sospensione brusca e radicale è quello di rinsecchire i rami del cambiamento generazionale. E di piegare una volta di più la spina dorsale della produzione dei nostri territori.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 novembre 2018
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