L’esperienza del giornalismo di pace dal Pakistan arriva all’Insubria

Brig Syed Mujtaba Tirmizi, giornalista ed esperto di media pakistano, ha presentato agli studenti dell’Insubria un modo diverso di raccontare i conflitti

Generico 2018

 

Mentre si sfogliano i giornali o si guarda la televisione è difficile non imbattersi in notizie macabre e preoccupanti, spesso accompagnate da immagini cruente, che scatenano rabbia e paura. Secondo alcuni esperti, il modo in cui i media trattarono l’attentato dell’11 settembre e la crisi dell’Afghanistan, non solo intimorirono gran parte della popolazione, ma divisero il mondo in un conflitto che ancora oggi vede schierati “Noi” contro “Loro”. A questo punto è lecito chiedersi: può esistere un giornalismo che non solo eviti di allarmare eccessivamente i cittadini, ma sia anche in grado di aiutare il dialogo e distendere i conflitti? Secondo Brig Syed Mujtaba Tirmizi, giornalista e massmediologo pakistano, sì.

Esperto di giornalismo televisivo e impegnato in numerosi paesi del Sud-est asiatico, Brig Syed Mujtaba Tirmizi è stato invitato dall’Università degli studi dell’Insubria per far conoscere agli studenti il giornalismo di pace, un modo diverso di raccontare le notizie.

Proprio perché ha l’obiettivo di favorire l’interruzione dei conflitti, il giornalismo di pace si pratica principalmente nelle zone di guerra. Chiaramente non è possibile raccontare degli scenari così tragici nascondendo le violenze, i soprusi e la sofferenza delle vittime, ma secondo Brig Syed Mujtaba Tirmizi esistono alcune indicazioni che un giornalista di pace dovrebbe seguire. Per esempio, è importante andare oltre alla propaganda di questo o quel governo e cercare il più possibile di raccontare la verità delle persone comuni. Inoltre, bisognerebbe soffermarsi sulle condizioni in cui versano le fasce più deboli della popolazione e cercare possibili soluzioni. Comunque, il consiglio più importante che il giornalista pakistano ha voluto lasciare agli studenti è «ricordarsi che in una guerra le vittime esistono in entrambi gli schieramenti. Bisogna quindi presentare sempre i punti di vista di tutte le parti coinvolte nel modo più imparziale possibile».

Nonostante il giornalismo di pace venne ideato già negli anni ‘60 dal sociologo norvegese Johan Galtung, ancora oggi fa fatica a svilupparsi. «I media molto spesso preferiscono dare esclusivamente notizie negative ritenute di maggiore impatto – ha spiegato Brig Syed Mujtaba Tirmizi –, per questo motivo ancora oggi il giornalismo di pace fatica a diffondersi e non riesce a trovare editori disponibili a finanziarlo».

«Lanciare una breaking news il più velocemente possibile – ha aggiunto Brig Syed Mujtaba Tirmizi – colpisce maggiormente il pubblico, rispetto a raccontare una notizia in maniera approfondita e arricchita di particolari». Secondo il massmediologo le breaking news trasformano il giornalismo in una gara a chi scrive per primo e riducono drasticamente lo spazio dedicato alla riflessione: «questo tipo di giornalismo mette il focus sulla violenza – ha concluso Brig Syed Mujtaba Tirmizi – e scatena rabbia e paura nella popolazione. Il giornalismo di pace offre invece una visione più ampia, spiega il contesto che sta alla base dei conflitti e mette da parte le differenze che dividono le parti per cercare un terreno comune di dialogo».

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Pubblicato il 27 novembre 2018
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