Rettore, confronto in Regione e local: giorno importante per la sanità

Su Varese ne ho sentite e lette di tutti i colori a partire dai primi Anni 60, quando ho iniziato la mia lunga camminata a braccetto della comunità nativa dei miei nonni paterni

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Città giardino, città universitaria, città di castellanze e rioni, città verticale, città da 600.000 abitanti, città bottegaia, città del lavoro, città senza cultura, città senza futuro, città senza storia, città invidiata, città dei primati, città capitale della Lega Nord, città razzista, città dal grande cuore, città modello, città ex modello, città ignorante che più in là non va.

Su Varese ne ho sentite e lette di tutti i colori a partire dai primi Anni 60, quando ho iniziato la mia lunga camminata a braccetto della comunità nativa dei miei nonni paterni. L’avevo conosciuta bene prima ancora di completare i corsi di cronista all’ “università dei marciapiedi “ di Como, dove il regime di concorrenza tra i quotidiani sempre sfornava elementi in buona misura raccomandabili anche per la tutela di tutti in un ambiente le cui sfumature padronali avevano un lunga storia. E dove il più celebre dei nativi, l’Alessandro Volta, ogni tanto veniva ancora criticato per una sua congenita pigrizia scientifica, quasi egli avesse inventato l’acqua calda.

I filoni delle scuole giornalistiche lariane che appena potevano si randellavano con scoop credibili, erano due, uno cattolico e l’altro liberale li ho frequentati, li ricordo con simpatia, ma l’esperienza degli anni di Varese è stata per me ben altra cosa dal punto di vista umano e sociale prima ancora che professionale.

Sarà anche vero che un fondo di verità nelle citate maldicenze sulla nostra comunità lo si può riscontrare con un semplice esempio, ma a conti fatti brillerà sempre di vivida luce la concretezza dell’agire varesino , una volta fatta la scelta. Si tarda però troppo nel riconoscere la lungimiranza di intraprendenti concittadini.

Ce ne sono stati molti, altri li avremo, vere avanguardie in molti settori di rilevanza nazionale . E’ gente di valore la nostra, quasi si nasconde ma nei fatti permette recuperi tali da consentire alla nostra comunità di raccogliere meritati consensi. Se poi si attraversa una congiuntura molto difficile, questi leader, quasi tutti del mondo del lavoro e delle professioni , tra l’altro spesso silenziosi e ritrosi , sono utili esempi perché noi tutti si possa guardare con maggiore fiducia al futuro.

La comunità intera a volte esagera con la prudenza, ma in occasioni particolari è capace di innestare la”avanti tutta”, come accadde con la fine, drammatica anche a Varese, della Prima Repubblica. Il tuffo, molto partecipato, nelle braccia della Lega protestataria e annunciatrice di una nuova cultura del potere , ha avuto come conseguenza più di venti anni di gestione cittadina al pari di un “promettificio” o di una cassa integrazione, perché tale è stato il risultato conseguito da Palazzo Estense e dalla sua maggioranza silenziosa mentre dalla follia politica regionale e nazionale venivano colpiti duramente riferimenti di eccezionale rilevanza per la città, le due più grandi aziende come l’ospedale di Circolo e, per la parte medica, l’Università.

La fregatura presa ha sì indotto i varesini a cacciare da Palazzo Estense una impagabile squadra di politici inadeguati, ma ha evitato anche di lanciare in orbita qui da noi i grillini il cui spessore politico stiamo valutando in questi giorni a livello nazionale.

Oggi non si può parlare di un’ era nuova, ma va ricordato il comportamento intelligente del nostro elettorato capace di cambiare guidatori e macchine senza traumi particolari. Sarà che a sinistra qualche problema l’hanno – felicissima la battuta “Renzi è il primo bambino che ha mangiato i comunisti” – ma è pur vero che la Giunta comunale non ha il carniere vuoto e sembra inoltre che ci sia attenzione non di facciata per le grandi questioni cittadine. Per la verità il Palazzo, all’unanimità, tutti, nessuno escluso, ha festeggiato il rettore dell’Insubria che se ne andava: bene t hanno fatto, ma non ricordo, chiedo scusa se è invece avvenuto, un saluto e un ringraziamento ufficiale a chi l’ Università l’aveva fondata: nel giugno scorso si celebravano i 20 anni dell’ateneo. Oltretutto con Renzo Dionigi alla guida anche l’ospedale ha toccato vertici nazionali e internazionali in campo scientifico.

Oggi il Circolo con la soppressione anche di insegnamenti di specialità chirurgiche, tagli di ogni genere, risparmi da periodo bellico e la grande fuga di medici ricorda i tempi in cui era espressione di un ambito culturale più modesto però degno di riconoscimenti per la esemplare tutela della salute di noi cittadini. Tutela oggi non più pervenuta. Sappiamo chi ringraziare, non certamente il rettore, che se ne va egli pure ostaggio dei riformatori lombardi della sanità ovvero i ciellini del Formigoni, non i nostri , poi tutti i fans di Berlusconi e anche qualche leghista politicamente da Gran Premio di Bobbiate.

Le cose non cambieranno sino a quando saranno i politici e non gli uomini migliori di Varese a riprendere in mano la comunità. Perché è bene ricordare a tutti che lo sviluppo del nostro ospedale è opera di gente come Valcavi, Trombetta,Nidoli e con loro politici come Morandi, Gibilisco, Ballerio e papà Adamoli, che ha procurato il finanziamento delle nuove strutture.

C’erano cattolici, socialisti, comunisti e ciellini davvero limpidi, esemplari figli di don Giussani. Ho ricordato situazioni arcinote perché oggi 5 novembre è un giorno speciale per la tormentata sanità di casa nostra. Infatti si insedia il nuovo rettore dell’Insubria il professor Tagliabue e nel tardo pomeriggio al De Filippi i consiglieri regionali con la squadra sanità al completo si confronteranno con i cittadini che hanno in parte finanziato il Del Ponte e quelli che si battono per salvare da una deriva ormai vicina l’assistenza sanitaria pubblica. Un consiglio a tutti: nessuna polemica, ma chiarezza, lealtà, unione per i primi traguardi possibili e per rilanciare una sanità silurata dagli incoscienti di Roma prima ancora che dai bugiardelli di Milano che per salvare la faccia hanno spacciato per riforma una loro invenzione che si è rivelata il classico casino. Da oggi se c’è franchezza e sincerità si può risalire, quanto meno verranno messe in cantina bugie, manovre, contorsioni. Noi cittadini abbiamo il diritto alla verità e alle cure. A giorni si parlerà anche a Glocal di sanità: potrà essere una mano tesa a politici e cittadini che insieme vogliono superare giorni difficili. E ritrovare, lo dico a chi ci amministra, credibilità.

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Pubblicato il 05 novembre 2018
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