“La richiesta di rimborso ai tirocinanti è priva di fondamento normativo”

La lettera di una studentessa di psicoterapia sulle difficoltà a svolgere il tirocinio in ospedale solleva un caso su cui interviene l'Ordine degli psicologi

fine vita cure palliative

Riceviamo e pubblichiamo la posizione dell’OPL in merito alla lettera inviata da una studentessa di psicoterapia 

Un cammino lungo e costoso per diventare psicoterapeuta


La controversia tra la psicologa dell’articolo sopracitato e la ASST Sette Laghi  è l’ennesimo caso, segnalato sia  dagli operatori delle scuole di psicoterapia, sia da parte di colleghi psicologi specializzandi, di  richiesta di rimborso per l’espletamento del tirocinio di specializzazione presso strutture sanitarie pubbliche o private.

A questo proposito l’Ordine degli Psicologi della Lombardia osserva, in maniera inequivocabile, come tale pretesa  sia priva di fondamento normativo e contraria ai princìpi e finalità dell’istituto del tirocinio: le strutture ospitanti non sono titolate a domandare né ai tirocinanti, né ai soggetti promotori, alcun rimborso per le attività erogate nel perimetro del tirocinio stesso.

Lo svolgimento del tirocinio è sottoposto ad un corpus articolato di norme, che ne definiscono le caratteristiche e specificano responsabilità, diritti e doveri di tutti i soggetti coinvolti. Lo scenario normativo di riferimento trova una sintesi efficace nella Direttiva n.2 del 10 agosto 2005 della Funzione Pubblica alla quale si fa integrale richiamo.  

I tirocini c.d. extra-curriculari prevedono l’obbligo a carico dell’ente ospitante di riconoscere al tirocinante un rimborso spese nella misura non inferiore ad € 300,00 mensili (art. 3.8 all.A DGR X/825 del 29.10.2013).

Il tirocinio promosso dalle scuole di psicoterapia presso le strutture pubbliche o private convenzionate ex art. 2 comma 2 D.M. 509/1998 è da ricondurre, invece, ai tirocini c.d. curriculari, per i quali non è stabilito alcun obbligo a carico dell’ente ospitante per il rimborso spese in favore del tirocinante, rimandando alla convenzione tra ente promotore ed ente ospitante la valutazione dell’opportunità o meno di determinare un rimborso.    

In tale contesto prevedere che nell’ambito del tirocinio curriculare possa essere stabilito un rimborso a carico, e non a favore, del tirocinante risulta irragionevole e contrario a quanto inteso dal legislatore nazionale e regionale in tema di tirocinio.

Tale onere per il tirocinante, quando previsto, oltre a rappresentare un concreto ostacolo all’accesso alla formazione, peraltro obbligatoria per il conseguimento della specializzazione, svilisce il professionista e può seriamente rappresentare una lesione alla dignità della professione di psicologo. 

I tirocinanti promossi dalle scuole di psicoterapia sono psicologi iscritti all’Albo professionale tenuto da questo Ordine e dagli altri Ordini regionali o provinciali, abilitati all’uso degli strumenti conoscitivi e d’intervento in ambito psicologico ex art. 1 L. 56/1989, pertanto non possono che rappresentare una qualificata risorsa per la struttura ospitante.     

L’istituto del tirocinio è un meccanismo formativo e quale occasione preziosa di apprendimento sul campo per i nostri colleghi; un elemento di valore aggiunto, in termini di competenze ed energie, per le aziende sanitarie che ogni giorno si avvalgono degli psicologi specializzandi.        

L’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha più volte invitato le strutture sanitarie ospitanti a voler consentire agli psicologi di accedere ai percorsi formativi nell’ambito del tirocinio senza per ciò dover scendere a compromessi col proprio dovere deontologico di tutela del decoro della professione.

Riccardo Bettiga, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 dicembre 2018
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