Nella giornata mondiale delle persone disabili, si sente solo la voce di Simone

Nessuna iniziativa particolare, nessun annuncio. Per la giornata mondiale delle persone con disabilità vi raccontiamo la storia di Simone, rimasto solo in un sistema di indifferenza

ascensore metropolitana fuori servizio

3 dicembre: dal 1981 l’Onu ha proclamato questa data “Giornata mondiale delle persone con disabilità”. Una giornata che ha lo scopo di indurre a riflettere sui diritti e il benessere di chi ha un handicap più o meno grave.
Dal 2006, esiste la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità: un elenco di riconoscimenti e traguardi perché la diversità non sia di ostacolo a una vita piena e a una effettiva partecipazione alla sfera politica, sociale,      conomica e culturale della società.

Oggi, 3 dicembre, nessun richiamo si trova dedicata alla ricorrenza sulle pagine degli enti istituzionali: sul sito di Ats Insubria c’è ancora l’albero simbolo della lotta all’Aids, ricorrenza del 1 dicembre, su quello della Regione, alla voce disabilità, si possono leggere “schede informative varie” su servizi, linee guida, spazi, sostegno. Un lungo elenco di voci per sottolineare le tante misure che vanno nella direzione dell’inclusione.

Oggi, è la giornata delle persone con disabilità ma a noi rimane impresso solo lo sfogo triste e arrabbiato di Simone che venerdì sera è rimasto “imprigionato” nei disguidi del sistema dei trasporti milanese. La sua ennesima sconfitta nella quotidiana lotta per una vita degna e soddisfacente che lui si costruisce giorno dopo giorno ottenendo risultati e soddisfazioni, perseguendo il suo diritto a una vita di inclusione sociale, economica e culturale. Simone è uno che lotta e non si perde d’animo. Ma venerdì scorso, al termine di una settimana di lavoro, solo e inerme davanti a un sistema insufficiente ed inefficiente, ha sfogato la sua frustrazione:

«Io non ho nemmeno più la forza di raccontarvelo. Da Romolo a Cadorna, da Cadorna a Bovisa, da Bovisa a Garibaldi. Un tragitto complesso già di suo, ma normale. A Garibaldi, ovvero all’ultimo ostacolo, scopro che l’ascensore al binario due è impacchettato e non agibile. Mettere un avviso no. Costretto a risalire su un treno, torno a Bovisa. Sceso a Bovisa scopro che anche a quel binario l’ascensore non era agibile, perché guasto. Abbandonato, solo al binario. Per farmi ascoltare da qualcuno ho dovuto urlare, minacciare di chiamare i Carabinieri e di buttarmi sotto il treno. Dopo qualche minaccia si sono degnati, mi hanno rimesso sul treno e hanno fatto una manovra per farmi scambiare binario. Per arrivare a un binario con ascensore funzionante. A quel punto il successivo treno per Garibaldi mi avrebbe comunque portato a un ascensore rotto. Ora sto tornando a Cadorna, in lacrime. Grazie Trenord per ricordarmi ogni giorno di dover chiedere il permesso, l’autorizzazione, per vivere ed essere normale. No, non ho avvisato prima la stazione, quindi è tutta colpa mia. Come no.

Scusate il post poco brillante, ho perso il coraggio».

di
Pubblicato il 03 dicembre 2018
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