Piano di emergenza per Trenord: “Meno treni per dimezzare le soppressioni”

Il nuovo orario in vigore dal 9 dicembre prevede tagli su alcune linee. L'assessore Terzi: "Fase di emergenza in cui è fondamentale anzitutto assicurare un servizio dignitoso e puntuale ai pendolari"

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Meno treni nelle fasce di morbida per garantire il servizio in quelle di punta e dimezzare le soppressioni. È questa il piano di emergenza di Trenord che entra in vigore il 9 dicembre e che prevede una riduzione delle corse complessive in Lombardia.

«Trenord ha organizzato un piano temporaneo che coincide con il cambio orario e sarà valido per i prossimi sei mesi con l’obiettivo di liberare materiale rotabile e personale in modo da tutelare le fasce orarie dei pendolari» ha commentato l’assessore regionale a Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile Claudia Maria Terzi a margine di una riunione sul Quadrante Est del trasporto regionale. L’assessore non esita a definire questa una «fase di emergenza» in cui «è fondamentale anzitutto assicurare un servizio dignitoso e puntuale ai pendolari».

Per fare questo Trenord è dovuta intervenire nelle fasce di morbida e su linee che spostano poche persone: «parliamo di sostituzioni con bus per treni che viaggiano con meno di 50 persone, in molti casi meno di 20 o addirittura meno di 10 -dice Terzi secondo cui- applicando il piano, Trenord intende dimezzare le soppressioni imputabili all’azienda e aumentare l’indice di puntualità, come chiesto dalla Regione».

Tutto questo in attesa che in primavera vengano superati i problemi alla pianta organica di Trenord «con l’entrata in servizio del personale già assunto e attualmente impegnato nella formazione» dice l’assessore. Per quanto riguarda invece la flotta «stanno arrivando in rinforzo alcuni treni di Trenitalia (Fs), che ricordo è socia al 50% di Trenord» mentre «a partire dalla metà del 2020 entreranno in servizio i nuovi convogli acquistati da Regione Lombardia con l’investimento di 1,6 miliardi di euro, a fronte di un impegno di Trenitalia di 170 milioni».

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Questione a parte quella poi della manutenzione e del potenziamento della rete su cui «abbiamo aperto un dialogo costruttivo ma pressante affinché Rfi lavori per colmare il gap infrastrutturale della Lombardia, derivanti dai mancati investimenti di chi fino a poco tempo fa era al Governo nazionale e ha gestito le Ferrovie dello Stato». In questo senso l’assessore segnala come «le linee di FerrovieNord, dunque afferenti alla Regione, hanno tassi di ritardi e soppressioni notevolmente ridotti rispetto alle linee gestite da Rfi: questo è il risultato degli investimenti regionali di carattere strutturale messi in campo da anni. L’infrastruttura di pertinenza di Regione funziona, quella gestita dallo Stato presenta evidenti problemi».

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Pubblicato il 06 dicembre 2018
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