Vender, Re Cecconi, Serafini, Javorcic: le storie della Pro Patria conquistano il Sociale

In fila per acquistare copie del libro “100 anni di Pro”, presentato con un reading a teatro. Una serata di spettacolo, con aneddoti sportivi e volti del passato e del presente della Pro Patria

presentazione libro 100 anni pro patria

I tifosi chiamano, Busto Arsizio risponde “presente”. Se qualcuno aveva dei dubbi in merito al successo o meno della serata di martedì (4 dicembre) al Teatro Sociale, ha dovuto ricredersi. I festeggiamenti per il Centenario della Pro Patria sono infatti iniziati col botto: non ci sarà stato un sold-out, ma la lunga fila di persone per acquistare il libro di Carlo Albè “100 anni di Pro”, la dice lunga sul successo dell’evento.

Per una sera il teatro si è trasformato in uno stadio, con gli striscioni appesi in galleria, l’allestimento del palcoscenico con le maglie storiche della squadra e per il gran numero di spettatori con la sciarpa biancoblu al collo.

A far da padrone di casa Fabio Tavelli, “rubato” a Sky per una sera: il giornalista, curatore anche della prefazione del libro, ha aperto le quinte sulla serata, non prima di aver confessato ai presenti che lui, della Pro Patria, conosce poco. Viene però subito perdonato, quando spiega cosa lo ha spinto ad esserci: l’ammirazione per la passione e l’impegno dei tifosi biancoblu, capaci di regalare alla città di Busto una serata come questa.

E’ quindi il momento del libro, introdotto da Giovanni Castiglioni che ha curato le introduzioni tecniche. Grazie alla maestria di Albè nel giocare con le parole, le immagini del passato e del presente di “100 anni di Pro” sembrano quasi diventare reali: fra le 102 storie raccontate nell’opera, ne vengono scelte nove, ciascuna è impreziosita da un’atmosfera musicale differente, grazie alla chitarra del bravo Roberto Fazari.

Ci si immerge allora nei pensieri di mister Ivan Javorcic, che lo scorso giugno ha condotto la Pro Patria alla promozione, con il suo sentirsi piccolo, appena arrivato a Busto Arsizio, dinanzi alla gloriosa storia della squadra, ma al contempo desideroso di far bene.

E’ poi la volta di Matteo Serafini: si parla di lui come uomo e come calciatore, con la trasferta a Savona proprio in concomitanza della nascita del suo primo figlio. E gli spettatori sentono il racconto dello scrupolo di un Capitano combattuto fra il dover dare l’esempio ai compagni e il desiderio di correre dalla moglie, di uno sguardo d’intesa con l’allenatore, della corsa in auto, della nascita del piccolo e subito dopo del ritorno in campo, della partita e della doppietta rifilata agli avversari del Savona. La storia della Pro è anche questo: pezzi di vita di tanti tigrotti, che si incrociano ad aneddoti calcistici, a partite, al ricordo dell’urlo dei tifosi per un goal.

Si torna indietro agli anni ‘70 con Luciano Re Cecconi e la sua storia di dedizione e impegno: un lavoro in carrozzeria, la strada in bicicletta da Nerviano fino allo Speroni e gli allenamenti di calcio pieni di grinta, senza mai vacillare “perché se il mister mi vede stanco poi non mi convoca”. Valori sui quali occorrerebbe forse fermarsi a riflettere, in questo calcio moderno, e che catturano gli applausi di tutto il teatro per il ricordo di Luciano e la presenza di suo figlio Stefano.

La quarta storia è quella dell’amministratore delegato Roberto Vender: un uomo che agli anni del 2000 ha saputo prendere per mano questa squadra con ambizione e senso di responsabilità, e di cui Albè narra i rituali, come le telefonate del lunedì mattina con i ‘senatori della squadra’. Fra gli ex calciatori è poi la volta di Gianpiero Gipo Calloni: dopo la presenza a inizio serata di suo figlio Luca, presidente dell’associazione ‘100 anni di Pro’, è la vecchia gloria biancoblu a salire sul palco, per raccontare del suo arrivo alla Pro Patria e della nascita della squadra dell’Antoniana.

E se qualcuno avesse dubbi su cosa significhi essere amato dai tifosi di Busto Arsizio, può chiederlo ad Andrea Vecchio: il giocatore parla del suo grave infortunio e di come la tifoseria restò al suo fianco. Qualche sorriso divertito lo ha invece regalato Gigi Sartirana, con l’aneddoto del rigore sbagliato contro i ‘cugini’ del Legnano. E se la scenografia, le sciarpe e la presenza di tanti giocatori avevano colorato il teatro di biancoblu, con Sartirana sul palco e i cori da stadio intonati contro i rivali ‘Lilla’ , la trasformazione in uno ‘Speroni bis’ è ora completa. E’ poi il momento dei tifosi e delle loro storie più rappresentative: quella di Lele Magni (insieme a Lorenzo Pisani, veri motori dell’organizzazione) e dell’indimenticabile Merlino. Anche per lui iniziano i cori, ricchi di emozione e gratitudine.

Eccola, quindi, la serata per i “100 Anni di Pro”: un aneddoto dopo l’altro per attraversare questi cento anni di storia, impreziosendo il viaggio grazie alla presenza delle istituzioni cittadine presenti (dal sindaco Emanuele Antonelli all’assessore Gigi Farioli) e della società, con la presidente Patrizia Testa e il suo vice, Nazareno Tiburzi. Un viaggio che sembra abbia davvero conquistato i bustocchi, in fila all’uscita per comprare l’opera di Albè: “Due copie, anzi, faccia tre, ne regalo qualcuna per Natale”. Un libro che fa bene, a chi ama la Pro Patria e alle associazioni che riceveranno il ricavato delle vendite: ‘La Casa di Chiara’, ‘Apar’ e ‘Asd Ability Apnea’. E’ tutto, per il momento, da una Busto Arsizio che ha indossato la sciarpa biancoblu e che ha voluto ricordare la sua storia.

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Pubblicato il 06 dicembre 2018
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