Eroina nei boschi, la testimonianza di Luca: “Stiamo perdendo una generazione”

Per due anni è stato ospite fisso degli spacciatori di Rescaldina poi ne è uscito: «Mi sono venduto anche la macchina e ci andavo in treno. Serve un intervento radicale»

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Luca ha 24 anni, fa l’ambulante ed entra trafelato in un bar del centro per scaldarsi con un caffè. Ha appena finito di montare il suo banco al mercato: prende in mano lo smartphone e legge la notizia della ragazza di 31 anni trovata morte di overdose a Gorla Minore, nella sua auto. Scuote la testa: «Potevo finirci io così. Sicuramente l’avrà comprata nei boschi della zona industriale» – dice mentre si siede al tavolino di un bar del centro di Busto Arsizio. Con le sue mani tatuate e provate dal freddo che accompagna gli ambulanti nei lunghi mesi invernali, prende la tazzina, fa un sorso e comincia a raccontare.

Ha 24 anni e da oltre un anno non entra più nei boschi della droga: «Anche lì faceva freddo nelle lunghe giornate d’inverno passate a fumare eroina fino alla sera. Poi ho detto basta, la mia ragazza mi ha aiutato e adesso lavoriamo insieme tutti i giorni e sono rinato».

La seconda vita di questo giovane come tanti è l’opportunità che non ha fatto in tempo a cogliere la ragazza morta per overdose in auto: «Perchè non si riesce ad estirpare questi spacciatori dai boschi? Forse perchè conviene tenerli lì insieme ai tossici, lontani dagli occhi è come se non esistessero. Per me dovrebbero raderli al suolo».

Il ragazzo ha scelto di raccontarsi per sfatare alcuni miti: «Il primo mito da sfatare è che la qualità delle sostanze vendute non sia buona. Lo è, con le dovute eccezioni. Questi spacciatori nordafricani la vendono e basta, probabilmente non sanno neanche come tagliarla». L’altro mito è il basso costo della sostanza: «Una bustina di cocaina costa 60 euro, una di eroina costa 40 euro mentre il fumo lo trovi da 2 a 5 euro al grammo, in base alla qualità e la marijuana costa sui 4 al grammo».

Questo significa che i ragazzi, molto spesso giovanissimi a parte qualche tossico di vecchia data, quando diventano dipendenti dilapidano patrimoni e arricchiscono le tasche di questi personaggi: «Una volta uno di loro aprì il sacco a fine giornata e posso dire che a occhio c’erano più di 8 mila euro lì dentro. Ed è uno dei posti con meno clienti». Sono organizzati tra le varie piazze? «No e spesso si fanno una concorrenza spietata che non di rado sfocia in gambizzazioni o, addirittura, omicidi come a Locate Varesino»

Le sue giornate passavano tutte uguali nel bosco di Rescaldina: «Ci sono cascato perchè per festeggiare un capodanno decidemmo, con alcuni amici, di provare la cocaina: il giorno dopo la ricomprai e poi anche quello dopo ed in breve non potevo più farne a meno. All’inizio ci andavo con la mia macchina, stavo bene economicamente e avevo sempre soldi per comprarla, poi mia madre si accorse della mia condizione e non mi diede più soldi. Così mi sono venduto tutto quello che potevo vendermi, macchina compresa, e alla fine andavo a Rescaldina in treno, dormivo fuori».

Una volta entrato nel bosco Luca ne usciva solo a sera e qualche volta rimaneva a mangiare con gli spacciatori: «Nel periodo del ramadam mangiavano carne di agnello e mi invitavano a cenare con loro. Se li conosci e sei uno regolare non sono violenti o cattivi. Vogliono fare soldi in fretta e abbastanza per farsi una casa nei loro Paesi, poi mandano qui altri parenti».

Ma come sono organizzati? «Il capo non si fa mai vedere, si palesa solo verso sera per controllare com’è andata la giornata. Generalmente uno sta nel bosco, prende le ordinazioni al telefono e prepara le dosi richieste, l’altro (spesso un nordafricano che ci è finito dentro e quindi è considerato meno affidabile) fa la spola con la strada per le consegne ai clienti che non devono nemmeno scendere dall’auto, altri tossici italiani fanno i pali e ottengono in cambio le dosi per tirare avanti».  C’è anche chi consuma nel bosco? «Sì. Dipende dai posti. A Legnano ce n’è uno che fa schifo, cammini tra siringhe e carte stagnole, bottiglie e lattine. A Rogoredo è ancora peggio».

Luca ha deciso di raccontarsi perchè vuole che tutto questo finisca: «Nei boschi ho visto ragazzi di 14 anni andare a comprare il fumo di fianco a tossici all’ultimo stadio che acquistavano eroina. I boschi sono pieni di eroina e rischiamo di trovarci di nuovo una generazione bruciata, come negli anni ’80».

LA MAPPA DELLO SPACCIO NEI BOSCHI

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di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 11 gennaio 2019
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