La memoria della deportazione degli operai della Comerio si fa teatro e disegno

Al Fratello Sole la rappresentazione delle lotte sindacali che portarono alla deportazione della commissione interna dell'azienda nel 1944, allo spazio arte Carlo Farioli una mostra di Riverso. Sabato 13 la commemorazione

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Il 75esimo anniversario della deportazione nei campi di concentramento nazisti della commissione interna della Comerio Ercole diventa la seconda tappa del percorso dedicato ai giovani e alla memoria, voluto dall’amministrazione comunale.

Così un momento importante della comunità bustocca, una delle radici della nostra democrazia, diventa una performance artistica che coinvolge decine di studenti di due istituti superiori cittadini: l’Ite Tosi e il liceo artistico Candiani che hanno realizzato un adattamento teatrale del libro di Enrico Speroni “Una storia che ci appartiene…10 gennaio 1944, la protesta che portò alla deportazione”. Gli studenti dell‘Ite Tosi saliranno sul palco come attori mentre gli scenografi e i grafici del liceo artistico Candiani-Baush hanno realizzato le scenografie e il materiale per la comunicazione della commemorazione.

L’11 gennaio (al mattino per le scuole, posti ancora disponibili, e alla sera per i cittadini) il teatro Fratello Sole di via Massimo d’Azeglio ospiterà la rappresentazione teatrale che ripropone quei giorni di lotta senza paura condotta dagli operai della fabbrica che avevano organizzato uno sciopero e che per questo motivo furono deportati
a seguito di un irruzione di reparti di SS tra spari intimidatori e ordini perentori con l’obiettivo di disorientare i lavoratori in sciopero. Furono arrestati i componenti della commissione interna e venne ordinata la ripresa immediata della produzione. Cinque giorni prima era successa la stessa cosa alla Franco Tosi di Legnano con l’arresto di 80 operai e la deportazione di 8 di loro.

Oltre all’appuntamento teatrale è stata organizzata una mostra di tavole del disegnatore bustocco Tiziano Riverso all’interno dello spazio d’arte Carlo Farioli di via Pellico 15 (inaugurazione sabato 13 gennaio alle 18). Anche i lavori di Riverso si basano sul libro di Speroni.

Qui trovate, invece, gli appuntamenti organizzati per sabato 13 gennaio dall’associazione Noi della Comerio Ercole 1885, presieduta da Annalisa Mineve, e dalla Rsu della Comerio Ercole con il patrocinio dell’amministrazione comunale e la partecipazione del patron della Comerio, Riccardo, presidente di Univa.

Per l’assessore alla Scuola Gigi Farioli questo è diventato anche «un momento di protagonismo giovanile grazie al percorso denominato “La storia ci appartiene” e che vede la partecipazione unitaria delle associazioni e delle scuole superiori in un percorso che è al suo secondo appuntamento dopo la celebrazione del 70esimo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo»

L’assessore alla cultura Manuela Maffioli ha parlato di cultura presente in modo sostanziale: «La mostra nello spazio arte Carlo Farioli e l’appuntamento a teatro sono il seguito di un percorso iniziato l’anno scorso con il totem informativo nel parco Comerio. Tutto il progetto si riunisce sotto il tetto comune della Casa del Novecento.

Per Riccardo Comerio questa iniziativa è importante «per portare rinnovamento nello spirito e nell’interesse di chi partecipa a questo momento che per la nostra azienda è di grande importanza». Tra gli arrestati della prima ora, infatti, c’era anche Melchiorre Comerio, fratello del titolare della fabbrica e solo per questo motivo scampato ai campi di concentramento che furono fatali per quattro dei sei deportati.

Importanti anche le parole del dirigente scolastico del Candiani, Andrea Monteduro, che ha agganciato la storia all’attualità: «Vorrei sottolineare l’importanza dell’attualità del messaggio che non è qualcosa del passato ma del nostro presente. Stiamo vivendo un’epoca che ha le stesse premesse di quel periodo buio: la paura del diverso e il concetto di disuguaglianza che ci fanno dire che noi siamo noi e gli altri sono sconosciuti, diversi, nemici dai quali dobbiamo difenderci. Il messaggio è: non aver paura perchè ció che non si conosce va conosciuto e non evitato».

Al ragionamento di Monteduro fa seguito quello della dirigente dell’Ite Tosi Nadia Cattaneo: «I ragazzi pensano che la storia non appartenga al loro bagaglio culturale e che quello che è passato non ha valore e invece in questo modo otteniamo due risultati: li riavviciniamo allo studio della storia attraverso un episodio specifico e facciamo in modo che capiscano il filo rosso che li conduce fino all’oggi».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 08 gennaio 2019
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