Matteo, lo chef tradatese della famiglia reale del Bahrein

Ha conseguito il suo diploma alberghiero all'istituto "De Filippi" di Varese nel 2000. Subito dopo ha cominciato a lavorare e questo lo ha portato nelle cucine dei ristoranti in provincia di Varese, in Svizzera, in Grecia e in giro per il mondo

matteo masciocchi

Matteo Masciocchi ha 35 anni, è originario di Tradate e ci racconta la sua storia dal Bahrein dove fa lo chef per un committente davvero molto molto speciale.

Varesini all'estero

Matteo ha conseguito il suo diploma alberghiero all’istituto “De Filippi” di Varese nel 2000. Subito dopo ha cominciato a lavorare e questo lo ha portato nelle cucine dei ristoranti in provincia di Varese, in Svizzera, in Grecia e in giro per il mondo sulle navi da crociera Princess Cruise prima di approdare 6 anni fa in Bahrein.

Ecco il suo racconto.

Mi chiamo Matteo Masciocchi, ho 35 anni e son di Tradate. Mi trovo qui da sei anni e onestamente non avevo nessuna idea di dove e come fosse il Bahrain. Lo pensavo più simile alle gettonate Dubai o Doha ma la realtà è stata totalmente differente.

Bahrain è più particolare, più “rustico”. Un “regno” molto giovane con una lunga gloriosa dinastia di emiri con a capo la famiglia al Khalifa (dal 1766 circa).

Quando 6 anni fa sono arrivato qui per lavorare come chef italiano per una compagnia indiana ho trovato una situazione molto complicata, Bahrain stava uscendo da una situazione sociale molto tesa dovuta dalle proteste della “primavera araba” (2011) che hanno investito anche questo piccolo stato del golfo persico ma del quale si è parlato poco sulla stampa europea.

In quel periodo qui era normale incontrare blindati per strada o durante il weekend in aree fuori dalla capitale ci si poteva imbattere in situazioni di guerriglia tra polizia (mercenari pakistani) e dissidenti (la maggior parte scia), per non parlare dei continui attentati alle forze dell’ordine. Nonostante tutto va detto che questo tipo di tensioni non hanno mai interessato o avuto come obiettivo noi stranieri.

Dicono che in medioriente il tempo passa veloce ed è vero perché col passare di soli 5 anni la situazione sociale qui è cambiata rapidamente ed oggi Bahrain si sta lasciando alle spalle quel momento buio e molto probabilmente sta vivendo una rinascita dal punto di vista economico e sociale.

Sinceramente non pensavo di restare in Bahrain tanto a lungo se non ci fosse stata l’opportunità (e la fortuna) per me di poter lavorare come chef per la famiglia reale. Tutto è nato dalla mia curiosità di rispondere ad un’offerta di lavoro come “private chef”, non sapevo per chi e dove fosse il luogo di lavoro. Esperienze come la mia son fantastiche perché ti aiutano a crescere sia professionalmente che umanamente.

Dal punto di vista lavorativo è stata una rivoluzione, un continuo imparare, un crescere costante merito del contatto giornaliero con culture, chef e spezie provenienti da tutte le parti del globo e che in provincia si fa fatica ad trovare così concentrate. Una volta assimilate si possono mescolarle con la propria cultura, fonderle e creare nuovi piatti e gusti unici. Per me tutto questo non è solo un ricevere ma pure un donare ed è così gratificante riuscire a far conoscere la nostra immensa cultura culinaria tanto amata e apprezzata qui a palazzo.

Dal punto di vista umano è molto simile a quello appena descritto, devi essere pronto ad ascoltare, devi avere una mentalità aperta capendo dove ti trovi e le usanze del posto ed essere pronto ad accettare culture e usanze differenti.

Sono uno Chef con la valigia sempre pronta visto che mi si richiede di viaggiare parecchio e certo la famiglia, gli amici e persino i luoghi d’infanzia mancano e la parola vacanza assume un’altro significato per me.

Ma nel mio bagaglio personale porto sempre la mia riconoscenza verso la mia famiglia che mi ha trasmesso la cultura del lavoro e del sacrificio e in più ho avuto la fortuna di incontrare grandi persone nella mia vita professionale. Come ad un grande Chef e amico al quale son molto riconoscente: Andrea Ferro, del ristorante “Tre risotti” in Valganna o allo Chef Guerino Coldesina in Ticino o a tutti coloro che hanno creduto in me e sostenuto in questi anni.

Come direbbe Davide Van De Sfroos questo è un po’ il riassunto ristretto della mia storia da “pirata da Vares”.


In un recente articolo abbiamo scritto di come siano oltre 55mila i varesini che si sono trasferiti all’estero. Proprio come con Matteo ci piacerebbe raccontare, per quanto possibile, chi siano, di cosa si occupano e dove si trovano là fuori nel mondo. Se vivete all’estero e vi piacerebbe mettervi in contatto con noi potete compilare questo modulo, vi contatteremo al più presto. Abbiamo anche aperto un gruppo Facebook per tenerci in contatto, lo trovate qui.

di tomaso.bassani@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2019
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