Prevenzione del tumore al seno: il modello Varese conquista la Lombardia

Mattinata di visite in azienda per la prof Rovera, responsabile della Breast Unit di Varese, che ha raccolto l'invito a promuovere la cultura della prevenzione, un modello da esportare in tutta la regione

visite in azienda professoressa Francesca Rovera e Adele Patrini

Tempi di risposta biblici e paura dell’ospedale. L’impegno delle donne nell’importante battaglia contro il tumore si scontra spesso contro le difficoltà. Liste d’attesa sempre lunghissime e la paura degli ospedali frenano un modello di cura preventiva che, a livello statistico, dimostra di essere assolutamente efficace e vincente.

Per superare questa situazione, due associazioni, Caos e Lilt, hanno ideato un modello alternativo: se le donne non riescono ad andare in ospedale, allora si portano i medici in quei luoghi dove le stesse donne si ritrovano.

Così, anni fa, le “mattine della senologia” hanno cominciato a fare capolino in diversi comuni del territorio. L’idea è subito piaciuta tant’è che oggi, quelle campagne di sensibilizzazione, ottengono sempre il “tutto esaurito” in tempi brevissimi.

Forti del consenso ottenuto, le due associazioni di volontariato hanno proseguito nella loro scommessa e hanno bussato a nuove porte: dai comuni e luoghi d’aggregazione, hanno puntato alle aziende.

Questa mattina, i medici della Breast dell’ospedale di Varese hanno visitato 25 dipendenti di un’azienda associata AIME, l’associazione di categoria che ha raccolto l’invito a investire nel welfare aziendale. 

La forza del progetto sta anche nella professionalità degli operatori che Caos e Lilt coinvolgono nella loro opera: questa mattina, in camice bianco per visitare le 25 pazienti, c’era la professoressa Francesca Rovera, direttore del Centro di ricerca di Senologia dell’Università dell’Insubria e responsabile della Breast di Varese, una specialista molto stimata e apprezzata sia per le doti mediche sia per quelle umane. Una vera garanzia di qualità che Caos e Lilt hanno potuto offrire per l’occasione ma che, in tutti gli appuntamenti, sono in grado di assicurare grazie alle collaborazione dei medici che lavorano nel altre Breast del territorio varesino: dall’Asst valle Olona con le equipe di Gallarate e Busto alla Multimedica di Castellanza.

Il grande favore incontrato in questi anni non è passato inosservato tant’è che la stessa Regione Lombardia offrirà alle sue dipendenti una mattinata dedicata alla prevenzione: il 9 marzo, 200 lavoratrici saranno sottoposte a screening senologico grazie alla disponibilità di diverse equipe di breast lombarde.

«L’iniziativa di questa mattina rientra nella serie di progetti che stiamo portando avanti per promuovere la prevenzione al tumore al seno – spiega Emanuele Monti, Presidente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali di Regione Lombardia – l’opera di prevenzione infatti è l’arma più efficace che oggi abbiamo per tutelare la salute della donna. Come avevamo annunciato nei mesi scorsi, promuovere i controlli direttamente sul posto di lavoro, in collaborazione con le Breast Unit e le associazioni di volontariato, rappresenta un fondamentale passo in avanti nella tutela della salute della donna. La nostra Sanità rappresenta un’eccellenza grazie anche a queste iniziative che devono diventare esempio da portare su tutto il territorio della Lombardia.».

«Ogni anno, in Italia, sono oltre 53mila le donne che si ammalano di tumore al seno – spiega Adele Patrini dell’Associazione Caos – in provincia di Varese sono più di mille ogni anno. Quello che vediamo, e che ci richiama ad una riflessione, è il fatto che l’età media si stia sempre di più abbassando. Nuovi casi colpiscono anche sotto i 30 anni di età o poco sopra. Diventa quindi fondamentale la logica della prevenzione e per diffonderla occorre lavorare sul territorio dal punto di vista culturale. Una persona sana deve avere voglia di mettere in discussione la propria salute e sottoporsi al test  e questo è possibile solo se viene diffusa sul territorio un’adeguata cultura della tutela della salute. L’eredità che ci ha lasciato il Prof. Veronesi è quella che il tumore al sano può essere sconfitto nel 95 per cento dei casi. Come lui stesso diceva, dobbiamo portare il livello al cento per cento». 

L’intera Lombardia è chiamata, dunque, a rilanciare il “modello Varese” e la cabina di regia sarà l’associazione Europa Donna che offrirà supporto e sostegno a tutte le associazioni territoriali chiamate a promuovere la prevenzione.

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Pubblicato il 19 gennaio 2019
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