Tina Piccolomo ringrazia investigatori e inquirenti

Così dopo la sentenza che condanna il padre all’ergastolo per l’omicidio della madre Marisa: «Senza il vostro impegno non avremmo avuto giustizia»

Avarie

Si spengono le telecamere, e i microfoni nelle aule di giustizia e le luci nella gabbia che ha ospitato di fronte alla corte d’Assise di Varese Giuseppe Piccolomo che dalla scorsa primavera era imputato con un’accusa pesante: quella di ave assassinato la moglie Marisa Maldera inscenando un incidente stradale.

Ora la figlia Tina Piccolomo con un post su Facebook ringrazia investigatori ed inquirenti per il lavoro svolto: «Ringraziamo di cuore per l’impegno e la professionalità che ci hanno messo per raggiungere questa vittoria, il procuratore generale presso la Corte d’appello di Milano dottoressa Carmen Manfredda, Ilaria Cavo, il procuratore generale Maria Grazia Omboni, e il pool interforze che ha condotto le indagini delegato dalla procura generale di Milano composto dagli ufficiali di polizia giudiziaria della sezione omicidi della squadra mobile di Varese dottoressa Silvia Nanni e Giuseppe Campiglio, dal commissario capo dottor Manuel Cinquarla comandante della polizia locale Medio Verbano e dei maresciallo dei carabinieri Marco Cariola e Mauro Salvadori». (nella foto, uno degli attimi immediatamente successivi alla lettura della sentenza)

«Senza il vostro impegno e il vostro lavoro non avremmo mai avuto giustizia. Grazie».

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La vicenda probabilmente avrà ulteriori strascichi giuridici per via della convinzione del difensore Stefano Bruno che l’eccezione “ne bis in idem” possa venir fatta valere in appello. Prima si dovranno leggere le motivazioni, fra tre mesi.
Giuseppe Piccolomo per la morte della moglie nel 2003 patteggiò una condanna tre anni dopo. Ma solo dopo l’avocazione delle indagini da parte della procura della repubblica di Milano, nel 2015 il caso venne riaperto e l’imputazione variò in omicidio volontario. Di ieri la sentenza della Corte d’Assise di Varese.

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Pubblicato il 19 gennaio 2019
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