Confronto, umanità e accoglienza: la ricetta di Monsignor Delpini per la buona politica

Oltre 150 tra amministratori comunali, giovani e cittadini impegnati nel sociale hanno partecipato a Villa Cagnola all'incontro con il vescovo di Milano sul tema "Autorizzati a pensare"

Gazzada Schianno: incontro con monsignor Delpini a Villa Cagnola

Grande partecipazione questa mattina a Gazzada Schianno, per l’incontro dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini con amministratori, cittadini e giovani impegnati in ambito sociale e politico della zona pastorale di Varese. Oltre 150 persone hanno affollato la sala Paolo VI del centro congressi di Villa Cagnola, seguendo con molto interesse sia le domande poste all’Arcivercovo sia il intervento ricco di spunti di riflessione.

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L’incontro, intitolato “Autorizzati a pensare“, come il discorso che monsignor Delpini ha pronunciato nell’ultima ricorrenza di Sant’Ambrogio, è stato preceduto da un lavoro di preparazione e confronto tra alcuni amministratori e dal percorso fatto dai ragazzi della Scuola di formazione sociopolitica “A Cesare quel che è di Cesare”, che fa capo al centro studi di Villa Cagnola.

A fare gli onori di casa monsignor Eros Monti, direttore della Fopndazione Paolo VI di Gazzada, e il vicario episcopale monsignor Giuseppe Vegezzi. Dopo i saluti, gli interventi del sindaco di Luvinate Alessandro Boriani e di Roberto Molinari, assessore ai Servizi sociali di Varese che hanno testimonianza della loro passione politica e del loro lavoro come amministratori, ma soprattutto della solitudine e delle tante domande, a volte anche angoscianti, che in questi tempi si trova ad affrontare chi intende la politica come impegno per la comunità, passione civica e impegno, anche personale, per gli altri.

Prima di dare la parola al Vescovo, la testimonianza – e le molte domande – che Leda Mazzocchi ha portato in rappresentanza dei giovani della scuola di formazione sociopolitica. Una riflessione, su tutte, è emersa con prepotenza: “In questi tempi di distacco di giovani e adulti dala politica, colpa anche di un diffuso “analfabetismo civico” – ha detto Leda – dover e come trovare nuovi spazi educativi e di crescita, come costruire nuove modalità e spazi di confronto e come trovare una comune appartenenza cristiana in politica, al di là, ovviamente, del poco riproponibile “partito unico dei cattolici”?».

Tante domande a cui Monsignor Delpini non ha dato – volutamente – risposte dirette: «Su questi temi tocca a tutti voi dare risposte, perché voi siete la Chiesa – ha detto – Io posso semmai propiziare un percorso, vivendo questo incontro in vista del prossimo passo che possiamo fare, attraverso un confronto che deve diventare abituale per essere davvero fecondo. Credo che la comunità cristiana possa davvero essere il luogo dove tenere vivo e aperto questo confronto, e lo spazio dove ci si possa confrontare senza che le differenze diventino conflitto, avendo a cuore non le ideologie ma le questioni vere e concrete, mettendo al centro i problemi veri delle persone. In questo amministratori locali bravi e onesti con la loro esperienza possono essere buoni maestri e le Amministrazioni locali devono sostenere le espressioni della società civile promuovendo il bene comune, che è il convivere solidale, e favorendo così il senso di appartenenza dei molti alla comunità condivisa».

Monsignor Delpini, parlando di comunità ha voluto portare l’attenzione anche su un tema che gli è caro, quello dell’immigrazione: «La presenza di persone che vengono da altri Paesi non può essere solo un problema. Temo che sul tema migranti ci sia stata confusione e una riduzione dei tanti immigrati unicamente a chi arriva con i barconi. Occorre crescere insieme, in un senso di appartenenza, che non può essere creato solo dall’offerta di servizi, seppure necessari.  Quali sono i valori della convivenza, i cristiani lo ricavano dalla Dottrina della Chiesa con l’indicazione della centralità della persona umana».

«La parola immigrati è un termine che confonde perché non si sa cosa indichi esattamente – ha detto in conclusione rispondendo ad una domanda –  Gli immigrati possono essere una risorsa, basti pensare a chi lavora e dà il proprio contributo all’economia. E ci sono anche quelli che arrivano e non hanno niente per cui molte persone reagiscono con paura, con timore perché obiettivamente vi sono aspetti problematici. Non ho risposte su come aiutare ad avere un’idea cristiana su questo capitolo. Quello che vedo è che si parla molto di loro, ma loro non parlano, mentre questa popolazione immigrata può dire qualcosa. Ascoltandoli possiamo capire in che senso sono risorsa, potenzialità ricca di promesse. Una considerazione seria del fenomeno deve sviluppare l’ascolto di questa gente che può dire qualcosa anche di cristiano, perché vengono da Paesi dove la Chiesa è viva, è giovane, è povera e affronta difficoltà di rapporti con il governo, con il potere. Noi potremmo imparare molto come Chiesa».

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Pubblicato il 16 febbraio 2019
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