Dall’ospedale a casa propria: la vita di Livia è cambiata grazie alla dialisi peritoneale

La paziente , costretta a recarsi tre giorni alla settimana in ospedale per ripulire i suoi reni, è stata una delle prime pazienti del servizio sperimentale avviato dalla nefrologia

dialisi a domicilio

Tre giorni alla settimana in ospedale dalle 7 alle 18. La vita della signora Livia era scandita dai suoi appuntamenti, ogni martedì, giovedì e venerdì, con la macchina che le ripuliva il sangue.

Dopo una vita che l’aveva messa a dura prova, vedova dall’età di 40 anni e un tumore al seno vinto dopo una strenua battaglia, si era ritrovata a 74 anni con i reni che avevano smesso di funzionare. La dialisi era stata la sua unica risposta: «  Mi passavano a prendere alle 7.00 e tornavo a casa alle 18.00. Quando venivo staccata dalla macchina, dovevo attendere che finissero anche gli altri pazienti che salivano in auto con me e poi ci riportavano a casa».

Una dipendenza, quella dalla dialisi, che le condizionava la vita quotidiana.

A un certo punto, anche la dialisi non sembra più bastare. I medici scoprono che l’emodialisi sta creando delle complicanze: Livia sta male, accusa forti dolori all’intestino. Intervengono i nefrologi e gli anestesisti. In pochi giorni, si identifica il problema: una malformazione vascolare a livello dell’addome le causa un’ischemia intestinale ogni volta che Livia viene collegata alla macchina per l’emodiali per la circolazione extracoroporea.

«Il dottor Giuseppe Rombolà – primario del reparto di nefrologia all’ospedale di Varese –  mi ha ricevuto nel suo studio e mi ha parlato con schiettezza: Livia, mi ha detto, dobbiamo passare alla dialisi peritoneale, altrimenti alla prossima seduta potresti rischiare la vita! – continua a raccontare Livia – Di dialisi peritoneale prima non avevo voluto saperne. Solo il nome mi incuteva timore». 

Dialisi a domicilio: a Varese parte la sperimentazione

La dialisi peritoneale è un’alternativa altrettanto efficace rispetto alla più diffusa emodialisi. La differenza sostanziale sta nel fatto che i pazienti vi si sottopongono a casa propria, dopo un’adeguata formazione, mentre l’emodialisi è una procedura che richiede continui accessi in ospedale. Spesso, però, proprio il fatto di non venire in ospedale rende insicuri i pazienti, che prediligono quindi sottoporsi ad emodialisi, proprio come nel caso di Livia.

«Ho dovuto accettare la nuova sfida e ho iniziato la formazione con le infermiere del reparto. Accanto a me, a imparare, c’erano mio figlio e mia nuora, i miei angeli custodi». 

La formazione dura pochi giorni poi Livia torna a casa con la sua apparecchiatura per la dialisi peritoneale.

Per sottoporsi a dialisi peritoneale occorre impiantare nella pancia del paziente un catetere. Quando deve sottoporsi alla procedura, tre volte al giorno, il paziente collega questo catetere ad una sacca colma di un liquido che permette di depurare l’organismo. La procedura, che dura una ventina di minuti, si svolge in collegamento telematico con la Dialisi dell’Ospedale di Circolo, dove il personale segue in diretta lo svolgersi della procedura e può intervenire in caso di necessità o nel caso in cui sia il paziente a chiedere un riscontro.

dialisi a domicilio

Grazie alla videoassistenza, in poco tempo Livia e i suoi famigliari sono diventati esperti e sicuri: «Mia nuora mi aiuta al mattino e mio figlio alla sera. Io sto tranquilla a casa e, quando voglio, posso uscire a fare due passi, andare dal parrucchiere o prendere un po’ di sole in terrazza. Mi sento bene: passare alla dialisi peritoneale mi ha davvero restituito la vita!».

Livia non è un caso isolato: grazie alla videoassistenza, i pazienti passati alla dialisi peritoneale in cura all’Ospedale di Circolo sono raddoppiati in meno di 10 mesi, passando da una ventina a più di 40. 

«E tutti riscontrano i benefici di questa metodica – commenta il Dott. Giuseppe Rombolà, Direttore della Nefrologia e Dialisi – L’emodialisi, del resto, non è solo più rischiosa, perché comporta la circolazione extracorporea, ma è anche più pesante, perché comporta accessi continui in Ospedale, e più gravosa per l’intero sistema sanitario, perché richiede un’assistenza continua da parte di medici e infermieri e, soprattutto, un sistema di trasporto per i pazienti che ha costi persino superiori a quelli della dialisi stessa!»

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 05 Febbraio 2019
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