Lago di Varese balneabile: “Pesce d’aprile? No! E’ la conferma della mia tesi”

Sulla questione "lago di Varese balneabile" interviene l'agronomo Valerio Montonati

lago varese dicembre 2010

Premetto di essere molto confortato nello costatare che vi siano ancora giovani studenti dotati di una sana curiosità e che dedichino del tempo a “Navigare” in siti istituzionali per verificare, con dati scientifici, quanto letto sulle pagine dei quotidiani, stampati oppure “online”, su temi sempre più scottanti come quelli relativi alla qualità dell’ambiente in cui viviamo, lo stato del lago di Varese, nel caso specifico.

La repentina risposta pubblicata su questa testata, invece, è più frutto di una valutazione empirica, basata, quindi, su esperienze reali (la constatazione di acque non trasparenti e maleodoranti) ma non suffragata dall’esito di analisi chimico batteriologiche che seguono a campagne di campionamento programmate nel tempo ed eseguite con metodologie ben codificate.

Proverò a fare chiarezza. Occorre, in primo luogo, distinguere il concetto di balneabilità di un corpo idrico da quello di stato trofico. La balneabilità di un copro idrico, disciplinata dal Decreto Ministeriale 30/03/2010, è monitorata, in Regione Lombardia, : “… dalle Agenzie di Tutela della Salute (ATS, ex ASL) attraverso la valutazione di due parametri batteriologici : Escherichia coli ed Enterococchi intestinali (batteri che popolano il nostro intestino e che, naturalmente, finiscono nelle fogne prima ed infine, se tutto va bene, nei depuratori). La frequenza dei prelievi è di almeno una volta al mese durante la stagione balneare ovvero da maggio a settembre, secondo un calendario prestabilito. … La norma stabilisce valori limite per ogni singolo campione ” *.

La tabella riportata nell’intervento rappresenta, con due curve distinte, l’evoluzione delle acque del lago di Varese nella scorsa stagione. Il superamento delle rispettive soglie determina la NON balneabilità delle acque analizzate, fatto che non si è verificato nell’intervallo di tempo considerato (maggio – settembre 2018). Il livello trofico dei laghi nella nostra regione (che è solo uno di molti indici di qualità ambientale disponibili per la valutazione complessiva di un ambiente naturale) è, invece, monitorato da ARPA Lombardia, e si basa, essenzialmente, sull’andamento della concentrazione del fosforo (un macro nutriente dei vegetali come l’azoto) nelle acque che passano da un livello di oligotrofia (acque poco produttive, paradossalmente con poca fauna ittica, molto trasparenti : ordine di grandezza 10 microgrammi di P per litro d’acqua, come un lago alpino, per esempio) ad uno di mesotrofia (diciamo il doppio del primo dato con acque relativamente trasparenti e con un’ottima presenza di fauna ittica, com’era il nostro lago al termine del secondo conflitto mondiale), fino all’eutrofia ed all’ipertrofia (diciamo, rispettivamente, fino a 10 volte ed oltre : 15 – 20 etc.) con graduale perdita di trasparenza (a causa delle forte crescita di alghe che compongono il fitoplancton), formazione di un profondo strato “buio” senza fotosintesi e, quindi, senza liberazione di ossigeno e conseguente anossia con morie di pesci, putrefazione della sostanza organica sul fondo con rilascio di gas maleodoranti, come l’evoluzione del nostro lago dagli anni sessanta ai giorni nostri. In casi eccezionali la NON balneabilità potrebbe anche essere determinata dalla fioritura di alghe tossiche / irritanti. In linea di massima può benissimo capitare, come probabilmente/evidentemente è stato la scorsa estate, che il lago sia balneabile ma assolutamente non invitante per colorazione, consistenza e odore. I dati meteorologici registrati dal Centro Geofisico Prealpino (sempre disponibili) sono coerenti con quanto proposto sopra e con quanto illustrato dal sottoscritto pochi giorni or sono : il picco del mese di maggio, che ha sfiorato la soglia di NON balneabilità si è presentato dopo un forte evento meteorico alla fine di aprile ed inseguito alle piogge continuate dello stesso mese con alcuni eventi intensi; l’andamento di giugno e luglio è stato sostanzialmente lineare conformemente alla scarsa piovosità concentrata in pochi eventi temporaleschi non particolarmente violenti mentre il passaggio da agosto a settembre mostra delle curve in crescita in seguito ai temporali agostani, specialmente l’evento piuttosto violento del 31/8.

Questi dati, che, per altro, confermano quanto il lago sia già oggi ben monitorato, a mio avviso, indicano che in occasione delle piogge intense sono, evidentemente, entrati in funzione i famigerati sfioratori con scarico a lago di acque contaminate dai batteri fecali e, allo stesso tempo, potrebbero indicare che l’apporto degli scarichi abusivi, provenienti da sorgenti puntiformi ma che scaricano in continuo possa essere giudicato poco significativo rispetto all’ecosistema lago di Varese nel suo complesso senza, per questo, inficiare la necessità, che ribadisco essere prioritaria, quanto meno per rispetto della legge, di identificarli e neutralizzarli prontamente. D’altra parte, i lunghi periodi di cielo sereno con forte insolazione di giugno e luglio hanno certamente favorito le fioriture algali che ben si avvantaggiano delle grandi quantità di azoto e fosforo presenti nei sedimenti del lago e che ri – circolando sono a disposizione della “Iper” fotosintesi fitoplanctonica rendendone le acque ripugnanti : CVD (come volevasi dimostrare).

* Sito di Regione Lombardia – Qualità delle acque di balneazione – Descrizione

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Pubblicato il 08 febbraio 2019
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