Scontri 25 aprile 2014, Attac: “Dopo le assoluzioni si accertino le responsabilità”

Si riaccendono i riflettori sui disordini del 25 aprile 2014: a farlo Attac Saronno con una lunga nota sulle motivazioni addotte per la sentenza che ha assolto 4 imputati dal reato di violenza e minaccia agli agenti, 3 da quello di porto d’armi improprie e di altri 9 da quello di molestie

marco bersani attac italia saronno

Si riaccendono i riflettori sui disordini del 25 aprile 2014: a farlo Attac Saronno con una lunga nota sulle motivazioni addotte per la sentenza che ha assolto 4 imputati dal reato di violenza e minaccia agli agenti, 3 da quello di porto d’armi improprie e di altri 9 da quello di molestie.

“Le immagini e le testimonianze non consentono di ritenere giustificata quella decisione. Non è giustificato il blocco totale della folla né il ritiro al passaggio di alcuni soggetti rispetto ad altri, ossia quelli vestiti in un certo modo, quelli con l’atteggiamento contestatore rispetto a quelli con l’aria festosa, posto che tutti, vestiti bene o male, giovani o anziani, felici o arrabbiati, formavano un solo corteo che procedeva pacificamente”. Sembrano le parole che noi cittadini antifascisti presenti a quell’assurdo 25 aprile in piazza Caduti Saronnesi abbiamo subito pronunciato, anche pubblicamente, dopo l’ingiustificata repressione attuata dalla polizia. Invece si tratta di uno stralcio delle motivazioni della sentenza dello scorso novembre, con cui il giudice Falessi di Busto Arsizio ha assolto molti tra quelli che, oltre ad averle prese, erano stati anche processati”.

Gli attivisti di Attac non si “accontentano” della sentenza e delle motivazioni e chiedono di più: ”La verità dei fatti di quel giorno, che qualcuno aveva tentato di modificare, viene finalmente ripristinata. Adesso chi di dovere dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. Quelle giudiziarie, innanzitutto: assolvendo dai reati minori (ingiurie) ancora pendenti gli imputati residui, che hanno reagito solo verbalmente a atti accertati di violenza ingiustificata. Ma anche quelle politiche: uno solo (il sindaco Luciano Porro ndr) ebbe l’onestà intellettuale di restituire verità a quei fatti. Non altrettanto si può dire degli altri esponenti politici, a partire dall’allora assessore alla sicurezza, Giuseppe Nigro. Quanto alla forze dell’ordine, si accertino le responsabilità, se è vero che – come scrive il giudice, e ciò è davvero inquietante – “non è stato neppure accertato da chi e in base a quali criteri sia stato dato l’ordine di formare una barriera umana davanti ai partecipanti”. Si trovi chi è responsabile: per noi, deve pagare”.
Altrettanto dura la chiosa: “Perché, come tutti i 25 aprile precedenti e successivi hanno dimostrato, i cortei sono stati sempre pacifici. E noi cittadini antifascisti vorremo che lo fosse anche il prossimo. I violenti, in questa città, stanno altrove”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 febbraio 2019
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