Famiglia e lavoro, le imprenditrici di Uniascom progettano un welfare migliore

Il Gruppo terziario donna di Uniascom ha commissionato una ricerca sul welfare all'università di Milano. Cristina Riganti: «Servirà a mappare in modo capillare i servizi già erogati, le strutture esistenti e quelle che invece ancora mancano»

Ascom generiche

«Ci sono imprenditrici che ogni giorno, oltre a portare avanti la propria attività commerciale, devono gestire la famiglia, i bisogni dei figli e in molti casi assistere i genitori anziani». Le donne che si trovano nella situazione descritta da Cristina Riganti, presidente del Gruppo terziario donna di Uniascom provincia di Varese, sono molte se si tiene conto che le imprese al femminile sono 2.500, il 25,25% di quelle associate al sistema.

Per dare una risposta ai bisogni delle imprenditrici, il Gruppo terziario donna ha deciso di promuovere una ricerca, per individuare le principali necessità nella conciliazione famiglia e lavoro, che sarà realizzata dal laboratorio “Percorsi di secondo welfare” dell’Università di Milano. «La ricerca – ha spiegato Cristina Riganti – servirà anche a mappare in modo capillare sul territorio i servizi già erogati, le strutture esistenti e quelle che invece ancora mancano».

ENTI BILATERALI QUESTI SCONOSCIUTI
Il fatto che si stia vivendo un momento di cambiamento dal punto di vista socioeconomico, secondo Lino Gallina, giustifica la sovraesposizione mediatica del tema del welfare. «Se ne parla ogni giorno sui giornali – spiega il responsabile dell’area legislativa del lavoro di Confcommercio Varese – perché la sua natura negoziale si esprime su più livelli. Si va dalla contrattazione collettiva nazionale  a quella territoriale degli enti bilaterali, fino alla contrattazione aziendale. Con questa ricerca noi faremo il punto delle cose che vanno bene e quelle che vanno male sul territorio».

L’aspetto delicato, rispetto alla contrattazione del welfare sul territorio da parte degli enti bilaterali, a cui partecipano associazioni di categoria e sindacati, è la scarsa conoscenza dei vari servizi da parte dei lavoratori e anche degli imprenditori, con il risultato che i servizi non vengono utilizzati nel loro intero potenziale facendo accumulare piccoli tesoretti che rimangono “stagnanti”. «Questo fenomeno – spiega Gallina – esiste perché la capillarità della conoscenza dei servizi di welfare è direttamente proporzionale alla dimensione di impresa. Nelle grandi aziende lavoratori e imprenditori sono stimolati a conoscerli dal sistema aziendale stesso. Non è un caso che in quelle aziende si stiano affermando i manager dedicati al welfare. Il problema invece permane nelle microimprese più difficili da raggiungere».

Rispetto all’attività di contrattazione degli enti bilaterali, Sergio Bellani non nasconde che si potrebbe fare ancora meglio di quanto si fa già. «Confcommercio ha una grande tradizione – sottolinea il segretario generale di Ascom – basti pensare al Cmo, la mutua ospedaliera dei commercianti che esiste dal 1954. Credo però che la scarsa conoscenza degli enti bilaterali e dei servizi che contratta sia dovuta alla complessità di questi enti, oltre al loro nome che non sfonda nell’immaginario collettivo. Sul piano della contrattazione Varese è un modello virtuoso perché abbiamo rapporti buonissimi con il sindacato».

ASCOLTARE IL TERRITORIO

L’indagine inizierà i primi giorni di marzo attraverso una survey (sondaggio) on line rivolta alle associate di Confcommercio Uniascom della provincia di Varese a cui seguirà un’analisi qualitativa e quantitativa dei dati. I risultati verrano resi noti in un convegno che si terrànel mese di giugno. «La crisi economica ha portato a una esplosione del fenomeno – conclude Lorenzo Bandera, ricercatore dell’Università di Milano – con cambiamenti profondi a livello macro per quanto riguarda il welfare famigliare e il nostro questionario online avrà un focus proprio sulla famiglia, individuarne i bisogni e integrare il sistema di welfare di secondo livello. Se in questi anni il welfare è sempre stato calato dall’alto, noi partiamo dall’ascolto dei bisogni del territorio per dare risposte adeguate».

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Pubblicato il 13 marzo 2019
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