“Il giornalismo digitale locale è un avamposto dell’innovazione vicino alle comunità”

L'intervento del presidente di Anso Marco Giovannelli alla tavola rotonda alla presidenza del Consiglio durante gli Stati generali dell'editoria

marco giovannelli

Sono cominciati a Roma, con la regia della presidenza del Consiglio, gli Stati generali dell’informazione e dell’editoria. Si tratta di un percorso in cinque fasi che attraverso il coinvolgimento di tutti gli stakeholders (dagli editori, ai giornalisti, ai cittadini) vuole arrivare ad una riforma del settore.

Il primo atto di questo percorso, che dopo una fase di confronto dovrà arrivare a proposte e disegni di legge, è stato fatto a Roma alla presenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del Sottosegretario Vito Crimi.

Alla tavola rotonda con alcuni dei rappresentanti delle categorie coinvolte c’era anche il direttore di Anso (Associazione Nazionale Stampa Online) Marco Giovannelli. Questo il suo intervento.

“Buongiorno,
vorrei fare un ringraziamento alla Presidenza del Consiglio, al presidente Giuseppe Conte e al sottosegretario Vito Crimi, perché credo che questa sia la prima volta che un’associazione di rappresentanza di realtà giornalistiche esclusivamente online, ovvero di cosiddette realtà native digitali, abbia l’opportunità di partecipare ad un tavolo così importante.

Oggi, di fatto, il settore dell’informazione digitale viene da alcuni passaggi che ne riconoscono il ruolo fondamentale perché il quotidiano online è già stato inserito tra i prodotti editoriali nella riforma dell’editoria e da pochi mesi esiste anche una forma contrattuale diretta, il contratto Fnsi/Uspi che di fatto mette al centro le nuove figure professionali.

Io ho l’onore di rappresentare delle realtà relativamente piccole che, però, sono presenti su tutto il territorio nazionale, da Aosta a Savona, da Varese a Bergamo, Bari, Alghero, Trapani, Reggio Calabria e tante altre città. Sono realtà che comunque sono relativamente piccole perché ci sono giornali fatti da uno o due figure ma ci sono anche giornali più strutturati, come Varesenews che ho l’onore di dirigere, che ha 20 redattori a tutti gli effetti. Queste piccole realtà assomigliano a tutti gli effetti alle piccole e medie imprese sono tutte native digitali, che operano prevalentemente o esclusivamente nel mondo digitale. Oggi parlare solo di web non ha più alcuna logica perché è solo un aspetto del settore digitale.

I giornali che rappresento sono prevalentemente locali e dunque hanno una vicinanza particolare con la vita delle comunità nelle quali si trovano. A volte il nostro problema è quello sentirci figli di un dio minore o essere stati considerati a lungo come tali. Ma il lavoro dell’editoria locale digitale è centrale ed è un bene che ci sia questa occasione e questo percorso in cinque fasi per poter far sentire anche la voce delle piccole realtà. Si tenga conto che complessivamente i giornali dei quali parlo raggiungono e informano ogni giorno diversi milioni di cittadini.

Si tenga anche conto che molte di queste hanno un aspetto occupazionale importante perché il tentativo fatto con gli ultimi 20 anni di lavoro è stato quello di rendere sempre più strutturate queste realtà e farle uscire da una dimensione che non sempre era regolare, sia per quanto riguarda la registrazione delle testate e sia perchè non c’era attenzione ai rapporti di lavoro e alle caratteristiche del lavoro che svogliamo. Oggi non è più così.

Un altro aspetto importante per le nostre realtà è stata la collaborazione con Agcom, partita anche a Varese con il festival del giornalismo digitale Glocalnews, per fare un lavoro di censimento e misurazione delle testate digitali, un lavoro che fino ad oggi non è mai stato fatto se non parzialmente. Sarebbe già un primo successo far emergere queste realtà, sia per continuare a regolamentarle ancora meglio ma anche per dare valore ed evitare che vengano associate alla cosiddetta “jungla del web” o alle “fake news”.

Infine, vale la pena anche dire che quando si parla di innovare noi, piccole realtà digitali, siamo un avamposto dell’innovazione. Si pensi ad esempio che le trasformazioni sono state enormi: oggi chi ci legge lo fa per il 75% dei casi con lo smartphone e questo cambia completamente il modo di fare il nostro lavoro. La verifica delle fonti e il lavoro sulla notizia devono essere gli stessi ma l’interazione con i lettori attraverso lo smartphone è completamente diverso.

Complessivamente la rappresentanza di questi mondi porta a tanti milioni di cittadini raggiunti ogni giorno. Potrei parlarvi di tante testate, dei quali conosco i numeri, che dicono questo. Ed è importante dunque approfondire e far emergere tutto il panorama”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 marzo 2019
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