Giornate FAI di Primavera: i luoghi aperti in Lombardia

Sabato 23 e domenica 24 marzo 2019 il FAI – Fondo Ambiente Italiano invita tutti a partecipare alle Giornate FAI di Primavera per guardare l’Italia come non abbiamo mai fatto prima

Torre civica

Lo splendido paradosso della bellezza italiana è l’essere insieme quotidiana e straordinaria, a volte sontuosa ed esplicita, altre nascosta e ferita, ma sempre così profondamente nostra da definire chi siamo e ricordarci gli innumerevoli intrecci che hanno tessuto le nostre origini, lasciando impronte nel nostro patrimonio culturale quasi fossero indizi.

Sabato 23 e domenica 24 marzo 2019 il FAI – Fondo Ambiente Italiano invita tutti a partecipare alle Giornate FAI di Primavera per guardare l’Italia come non abbiamo mai fatto prima e costruire un ideale Ponte tra culture che ci farà viaggiare in tutto il mondo.

Giunta ormai alla 27ª edizione, la manifestazione si è trasformata in una grandiosa festa mobile per un pubblico vastissimo, che attende ogni anno di partecipare a questa straordinaria cerimonia collettiva, appuntamento irripetibile del nostro panorama culturale che a partire dal 1993 ha appassionato quasi 11 milioni di visitatori. Anno dopo anno le Giornate FAI di Primavera superano se stesse: questa edizione vedrà protagonisti 1.100 luoghi aperti in 430 località in tutte le regioni, grazie alla spinta organizzativa dei gruppi di delegati sparsi in tutte le regioni – Delegazioni regionali, provinciali e Gruppi Giovani – e grazie agli Apprendisti Ciceroni. Centinaia di siti e migliaia di persone che l’anima del FAI accende, prendendo per mano tutti e accompagnando gli italiani a specchiarsi nella stupefacente varietà del paese più bello, aprendo luoghi spesso inaccessibili ed eccezionalmente visitabili in questo weekend, durante il quale è possibile sostenere la Fondazione con un contributo facoltativo o con l’iscrizione. In particolare a Milano e in Lombardia sarà possibile visitare 171 beni solitamente chiusi al pubblico, grazie all’impegno di più di 2000 volontari.

Per il 2019, la novità della più grande festa di piazza dedicata ai beni culturali del nostro Paese sarà FAI ponte tra culture, il progetto del FAI che si propone di amplificare e raccontare le diverse influenze culturali straniere disseminate nei beni aperti in tutta Italia. Molti di questi luoghi testimoniano la ricchezza derivata dall’incontro e dalla fusione tra la nostra tradizione e quella dei paesi europei, asiatici, americani e africani. Ecco perché in alcuni di questi siti e in alcuni Beni FAI le visite saranno curate da oltre un centinaio di volontari di origine straniera che racconteranno gli aspetti storici, artistici e architettonici tipici della loro cultura di provenienza che, a contatto con la nostra, ha contribuito a dar vita al nostro patrimonio. Gli iscritti alla Fondazione, e chi si iscriverà al FAI in occasione della manifestazione, potranno godere di ingressi dedicati e accessi prioritari.

Le Giornate FAI di Primavera, oltre a essere un momento di incontro prezioso ed emozionante tra il FAI e la gente, sono anche un’importante occasione di condivisione degli obiettivi e della missione della Fondazione. Tutti possono dare il loro sostegno attraverso l’iscrizione annuale (vale tutto l’anno per avere sconti, omaggi e opportunità e in occasione delle Giornate FAI di Primavera permette di godere di ingressi dedicati e accessi prioritari), oppure con un contributo facoltativo, preferibilmente da 2 a 5 euro, che verrà richiesto all’accesso di ogni luogo aperto o ancora con l’invio di un sms solidale al numero 45584, attivo fino al 31 marzo 2019. Si potranno donare 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce e Tiscali. La donazione sarà invece di 5 euro per le chiamate da rete fissa TWT, Convergenze e PosteMobile e di 5 e 10 euro per le chiamate da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali.

LE APERTURE PIÙ INTERESSANTI DELLA 27ª EDIZIONE DELLE GIORNATE FAI DI PRIMAVERA IN LOMBARDIA

* Milano:
Palazzo della Banca d”Italia, sede di Milano
Dopo il successo delle Giornate FAI 2012 e 2017, riaprirà il Palazzo della Banca d’Italia con i suoi saloni ricchi di opere d’arte in cui, oltre agli arredi originali, si possono ammirare capolavori di Balla, Guttuso, Giò Pomodoro e Hayez. Edificato tra il 1907 e il 1912, su progetto di Luigi Broggi e Cesare Nava, per volere dell’allora Presidente della Banca d’;Italia, Tommaso Bertarelli, richiama lo stile greco-romano. È un edificio monumentale: portone d’ingresso tra due gigantesche colonne doriche, sormontato da quattro cariatidi in marmo di Carrara, con un’ampia gradinata di marmo e cancellata in ferro, bronzo e marmi colorati. La visita dello storico palazzo, oltre agli spazi aperti al pubblico deputati agli uffici della banca, prevede il percorso guidato attraverso le sale della direzione, di riunione e rappresentanza, sino alla grande sala del consiglio finemente arredata e arricchita da importanti opere d’arte.

OMV Squadra Rialzo Milano Centrale
Le Officine per la Manutenzione delle Vetture – “Squadre Rialzo” in gergo ferroviario – erano destinate a
provvedere alla verifica e manutenzione dei veicoli che riportavano lievi guasti. Dal Primo Dopoguerra le
Ferrovie dello Stato diedero impulso al potenziamento di tali impianti e alla costruzione di nuovi, come accadde per la Squadra Rialzo di Milano Centrale, costruita nel 1931 nell’ambito del progetto della nuova stazione e alle opere di ammodernamento e potenziamento del nodo di Milano. Gli standard costruttivi prevedevano il meglio della tecnologia e un’organizzazione con moderni sistemi di lavorazione. Erano previsti capannoni per le lavorazioni ai veicoli, piazzali per il loro ricovero, macchine utensili per la lavorazione di legno e metalli, compressori d’aria per le lavorazioni con attrezzi pneumatici e per le prove delle apparecchiature del freno continuo, cavalletti per il sollevamento (rialzo) dei veicoli, impianti per il lavaggio e la disinfezione degli stessi.

Palazzo Isimbardi, sede della Città Metropolitana di Milano
Sede dal 1935 della Provincia e dal 2015 della Città Metropolitana di Milano, Palazzo Isimbardi ha una storia molto antica. I suoi affreschi, le sale riccamente decorate, il giardino e le sue collezioni d’arte, sono la testimonianza del rimaneggiamento avvenuto nel corso dei secoli, secondo i gusti e la volontà dei proprietari che lo abitarono. La prima testimonianza risale ai Conti Taverna, che nel XVI secolo scelsero il palazzo come villa di campagna: la dimora era situata fuori dalle mura, sulla strada per Borgo Monforte, considerata il Giardino di Milano, il Viridarium. Nel Settecento la proprietà passò alla nobile famiglia Isimbardi, che volle realizzare al suo interno i cicli pittorici con le gesta degli antenati illustri. Acquistato nel 1918 dal ricco industriale italiano Franco Tosi, i bombardamenti della Seconda Guerra mondiale ne danneggiarono gravemente l’architettura.

Residenza Vignale
Costruita nel 1905 da un principe austriaco desideroso di risiedere a Milano, la dimora fu progettata
dall’austriaco Adolf Loos, figura di spicco nell’architettura della Vienna fin de siècle. La facciata, di taglio
semplice e pulito, unisce elementi decorativi di gusto viennese e di liberty milanese. Ma è l’interno a riservare il vero incanto: l’atrio a doppia altezza ci accoglie con il magnifico scalone disegnato da Loos e ci introduce nei grandi saloni. Dopo la morte del principe la casa passò nelle mani di diversi proprietari, negli anni ’50 venne sopraelevata di alcuni piani, ma mantenne ugualmente intatto l’antico fascino. Dopo il restauro del 2002 prese il nome di Residenza Vignale.

Ippodromo SNAI San Siro
Prossimo al secolo di storia, l’Ippodromo di San Siro è uno dei più prestigiosi palcoscenici ippici a livello
internazionale, unico al mondo dichiarato “monumento di interesse nazionale”. Il complesso, interamente realizzato in stile liberty, è composto da piste di allenamento, scuderie, box, infrastrutture e da un giardino botanico, per una superficie di circa 1.400.000 mq. La Palazzina del Peso, punto focale ed esclusivo dell’impianto sportivo, è così denominata per l’attività di pesatura che interessa il fantino e la sua sella, prima e dopo ogni corsa. Proprietari, allenatori, allevatori, fantini, commissari e giuria, si ritrovano all’interno di questa struttura prima di recarsi alle tribune o alle piste. All’interno dell’Ippodromo è inoltre ospitato il Cavallo di Leonardo, bronzo realizzato nel 1999 dalla scultrice Nina Akamu ispirato ai disegni di Leonardo da Vinci.

Gucci Hub * Ingresso riservato agli iscritti FAI
Gucci Hub è un complesso ricco di memorie per Milano: la ex-fabbrica aeronautica Caproni, costruita nel 1915, riprese vita nel 2014 quando Gucci scelse quest’area per farne la sede dei propri uffici, recuperando il patrimonio architettonico preesistente e al contempo soddisfacendo le esigenze di un moderno headquarter lavorativo. Il restauro ha valorizzato i caratteri formali dell’architettura industriale degli anni ‘20, in un continuo dialogo tra volumi e spazi esterni, verde e luce naturale. Il complesso ha una superficie di 35.000 metri quadri ed è al 100% sostenibile e certificato Leed Gold. Al centro svetta una torre di sei piani costruita ex-novo, con le pareti in vetro, che insiste su una superficie di oltre 3.000 metri quadri. L’Hangar, una volta utilizzato per l’assemblaggio dei velivoli Caproni, è stato anch'esso recuperato per una superficie totale di 3.850 metri quadri, dei quali 2.000 metri quadri ospitano le sfilate del prestigioso marchio del Gruppo Kering.

* Melegnano (MI):
Il Castello di Melegnano
Edificato nel 1243 per volontà di Catellano Carbone, podestà di Milano, il primo receptum su cui sorge l’attuale castello si rese necessario per contrastare le continue incursioni dell’Imperatore Federico II, nipote di Barbarossa. La fortificazione venne nei secoli successivi ampliata dalla famiglia Visconti e poi venduta, nel 1532, alla famiglia Medici, che ci abitò fino alla seconda metà del XIX secolo. Dal 1981 diventa di proprietà della Città metropolitana di Milano, che due anni più tardi, tramite una permuta, decise di lasciare alcune sale in uso all’amministrazione comunale di Melegnano. Durante le Giornate FAI di Primavera sarà possibile visitare, in via del tutto eccezionale, l’ala est del castello.

* Bellano (LC) * Ingresso riservato agli iscritti FAI
Studio del pittore Giancarlo Vitali
Con l’occasione delle Giornate FAI sarà eccezionalmente visitabile lo studio del pittore Giancarlo Vitali allestito con sue opere e strumenti di lavoro. Nato a Bellano nel 1929 e scomparso lo scorso anno, Vitali iniziò a dipingere a quindici anni, dopo un periodo di lavoro all’Istituto d’Arti grafiche di Bergamo. Nel 1983 Giovanni Testori, dopo aver scorto per caso la riproduzione di un suo dipinto, gli fece visita. Da questo incontro scaturì un rapporto di reciproca stima e di amicizia. L’anno successivo Testori gli dedicò un articolo sulla terza pagina del Corriere della Sera e organizzò a Milano quella che si può considerare la prima mostra personale. Da quel momento il pittore ha esposto in molte sedi pubbliche e private, e realizzato numerosi cataloghi e cartelle di incisioni.

Orrido di Bellano
Gola naturale creata dal fiume Pioverna, le acque dell’Orrido di Bellano nel corso dei secoli, hanno modellato gigantesche marmitte e suggestive spelonche. I tetri anfratti, il cupo rimbombo delle acque tumultuose che hanno ispirato moltissimi scrittori, ne hanno fatto l’attrazione turistica più nota del Lario. La Cà del Diavol, torretta costruita a ridosso del fiume oggi inagibile, evoca nell’immaginario collettivo paure e riti ancestrali, rendendo palpabile il fascino misterioso del luogo. Il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui un satiro, che decorano la facciata dell’ultimo piano. Una passerella in cemento consentirà eccezionalmente la visita.

* Bergamo
EXSA – Ex carcere di Sant’Agata
Gli oltre 5.000 mq di ExSA – Ex Carcere di Sant’Agata sono intrisi di storia, la memoria dell'ex carcere è incisa in maniera vivida nei più anziani. I trent’anni di chiusura hanno posato su di esso un velo di amnesia, tanto che i cittadini ne avevano scordato l’esistenza e soprattutto la mole fisica. La costruzione attuale si sovrappone a antiche rovine: diventato monastero dei padri Teatini nel 1600, è cresciuto di dimensioni fino alla soppressione nel 1797. Adibito a carcere nel 1802 su progetto illuminista dell’;architetto Leopold Pollack, allievo del Piermarini, è articolato in più livelli sfalsati, sui quali si distribuiscono ampi spazi comuni o ambienti molto piccoli, intimi e privati. L’edificio ha pianta a “C” e si sviluppa intorno a un cortile un tempo porticato, che era l’ orto e il frutteto dei monaci, delimitato da un alto muro cieco, divenuto poi l’ora d’aria dei quasi 200 carcerati. Le cancellate pesanti del carcere si alternano agli affreschi delle ex chiese del monastero.

Palazzo Moroni * Ingresso riservato agli iscritti FAI
La costruzione del Palazzo, voluto da Francesco Moroni, durò dal 1636 al 1666. La sobria facciata del palazzo cela un’inattesa ricchezza decorativa degli ambienti. Nel 1649 Francesco Moroni affidò la decorazione ad affresco dello scalone d’onore e dei soffitti delle stanze e dei saloni a Gian Giacomo Barbelli. Il mezzanino venne affrescato alla fine del ‘700 da Paolo Vincenzo Bonomini. Gli interventi ottocenteschi hanno arricchito il palazzo con affreschi di gusto pompeiano e paesaggi esotici fantasiosi, che dialogano con il giardino all’italiana terrazzato e il grande parco. Il piano nobile, arredato con preziosi pezzi dei Caniana, dei Fantoni e Maggiolini, accoglie una collezione di ceramiche di Meissen, Wedgwood, Sèvres e Capodimonte. La ricchissima quadreria esibisce quattro secoli di pittura lombarda e non solo, con capolavori, fra gli altri, di Giovan Battista Moroni, Bernardino Luini, Andrea Previtali, Cesare Tallone e le stravaganti bambocciate di Enrico Albricci.

* Brescia
Biblioteca Carlo Viganò – Università Cattolica
Antichi strumenti per la misura dello spazio e del tempo, manoscritti rari, incunaboli, cinquecentine, opere a stampa del Seicento e del Settecento costituiscono il tesoro raro e prezioso della Biblioteca di Storia delle Scienze Carlo Viganò dell’Università Cattolica e ne fanno una delle collezioni librarie più significative a livello nazionale ed europeo nel settore delle scienze. Costituita in lunghi anni di competente ed appassionato collezionismo, documenta l’evoluzione di quasi tutte le discipline matematiche e fisiche. Esplorando gli scaffali si incontrano i suoi grandi protagonisti – Euclide, Copernico, Galileo e Benedetto Castelli, Niccolò Tartaglia; si vedono e si leggono le parole, i disegni, i numeri che tratteggiato la matematica, l’astronomia, la fisica, la meccanica, la geometria, l’algebra, si ascoltano le lingue – latino, greco, arabo, volgare – che le hanno trasmesse.

La Loggia con il Millepiume
In occasione delle Giornate FAI di Primavera 2019, nel Salone Vanvitelliano della Loggia, costruita a fine
Quattrocento dal governo veneziano come sede del nuovo palazzo municipale e adornata con teleri dipinti da Tiziano Vecellio, sarà esposta un’opera scenografica colorata, ispirata alla città di Brescia. L’abito scultura Millepiume, realizzato con migliaia di cravatte donate all’arte sarà l’origine per alcune riflessioni: la reinterpretazione dell’animo femminile di un oggetto, la cravatta, tipicamente maschile e simbolo di potere, agiatezza ed eleganza; il rimando all’idea dell’araba fenice, capace di risorgere sempre nuova dalle proprie ceneri; il riutilizzo creativo di oggetti scartati e donati.

Palazzo Martinengo Villagana – UBI
Tra le più significative testimonianze di architettura di ispirazione palladiana in ambito bresciano, Palazzo Martinengo Villagana è oggi sede della M.A.T. Brescia e Nord Est di UBI Banca. Al suo interno, oltre allo scalone d’onore impreziosito dai gruppi scultorei di Antonio Calegari, si coglie la trasformazione della dimora in sede bancaria operata da Egidio Dabbeni (1924-1925). Oggi l’edificio ospita gli uffici dell’istituto di credito Banco di Brescia e fa da scrigno ad un’ingente collezione d’arte che si compone da un lato di pregevoli dipinti di artisti locali, quali Foppa, Moretto, Romanino, Gambara, Ceruti e Inganni e dall’altro di dipinti appartenenti a varie epoche di ambito lombardo, fiorentino, piemontese, veneziano, siciliano e fiammingo. Normalmente chiuso al pubblico, ospita gli uffici dirigenziali e le sale riunioni della Banca.

Palazzo Materossi già Fè D’Ostiani
Palazzo Materossi già Fè D’Ostiani è uno tra i più interessanti esempi di architettura civile del Settecento a Brescia. Di particolare rilevanza l’imponente facciata, a tre ordini di finestre, dominata al centro dal grandioso portale d’ingresso, e alcune sale al piano nobile decorate scenograficamente dal pittore veronese Marco Marcola (XVIII secolo) con pitture a tema mitologico. Questo palazzo è stata dimora della famiglia Fè D’Ostiani, molto in vista già dal XVI sec. Originaria della bassa bresciana, la famiglia Fè aggiunse al suo cognome quello di Ostiani dopo il matrimonio con la famosa poetessa Ludovica Ostiani (che per la sua schiettezza diede il nome alla statua parlante "Lodoiga della Loggia"). Tra i personaggi importanti della famiglia spicca l’intellettuale e storiografo monsignor Luigi Fè d’Ostiani, ma molti sono i suoi esponenti che concorsero a scrivere la storia di Brescia. Attualmente è chiuso al pubblico.

* Caronno Pertusella (VA)
Museo Onda Rossa
Il Museo Onda Rossa, fondato e curato dall’Avvocato Pierantonio Giussani, ha preso forma nel 2015 all’interno di un calzificio industriale degli anni Settanta. L’idea era di creare un luogo dove esporre modelli di vetture sportive italiane, dai marchi evocativi, come Ferrari, Maserati, Alfa o Lamborghini. Normalmente chiuso al pubblico, il museo privato è un pregevole esempio di riconversione di un edificio industriale a scopo culturale. Oltre alle vetture in esposizione, vi si trova una sezione dedicata al modellismo d’arte e all’attività di progettazione e costruzione di vetture uniche al mondo.

* a Casatenovo (LC)
Villa Mapelli Mozzi
Villa Mapelli Mozzi, splendida dimora nobiliare immersa nel verde della Brianza, trae le sue origini da un
antico monastero del 1500 che si pensa avesse sede nell’attuale corte rustica. Col passare dei secoli, consistenti modifiche furono apportate alla struttura dell’edificio e nel 1927 l’architetto Alberico Barbiano di Belgiojoso completò la ristrutturazione con interventi stilistici che ne accentuarono l’aspetto tardo settecentesco. Attualmente si presenta con un corpo centrale formato a U verso la strada di accesso. Dal cortile principale si accede alla parte centrale della villa composta da un’importante galleria che comunica con le splendide e armoniose sale affacciate sul parco, dove trovano dimora alberi d’alto fusto inseriti in un giardino all’inglese. Ombreggiano il piazzale antistante la facciata della villa due maestosi faggi. Di grande fascino anche l’antica corte rustica cinquecentesca. In quanto villa privata, è normalmente chiusa al pubblico.

Villa Greppi di Bussero
Villa Greppi di Bussero è uno dei migliori esempi di dimora storica lombarda in stile neoclassico. Costituita da un imponente nucleo padronale a cui si affiancano una serie di spazi rustici e un parco-giardino con impianto all’inglese, la villa fu edificata nel 1775, sulla preesistente struttura di una masseria. La costruzione della dimora, che richiama nelle sue forme le linee del Piermarini, avvenne per volontà del Marchese Francesco Casati. Con la scomparsa nel 1837 di quest’ultimo, che non lasciò eredi, il bene passò all’Ospedale Maggiore di Milano per essere quindi acquistato, nel 1853, da Giuseppe Greppi di Bussero, esponente di una famiglia milanese che aveva assunto grande importanza nel Settecento grazie ad Antonio, arguto imprenditore, banchiere e diplomatico, oltre che mecenate. Attualmente apre al pubblico solo in occasione di eventi privati.

Villa Lattuada * Ingresso esclusivo per gli Iscritti FAI.
Villa Lattuada è un vero capolavoro dell’eclettismo lombardo. Fu costruita tra il 1883 e il 1885 per volere della famiglia Lattuada quale luogo ideale per offrire ospitalità agli invitati durante i loro numerosi ricevimenti. Realizzata su progetto di Antonio Tagliaferri, sorge nella suggestiva località “Quattro Valli”, ricca di storia e di vedute panoramiche. L’edificio non nasce, come spesso avveniva nel corso dell’Ottocento, da un corpo preesistente adattato al nuovo gusto dell’epoca, ma come opera nuova. L’autonomia compositiva, l’autenticità espressiva e artistica, il linguaggio distinto dalle dimore brianzole dell’epoca, fa pensare a una magica intesa tra l’architetto ideatore e il suo committente. Oggi, come allora, la villa, coronata da un parco di genere romantico- paesaggistico, appare come una visione, dall’aspetto importante ma leggero, sospesa tra terra e cielo, tra realtà e sogno. Chiusa al pubblico, apre eccezionalmente in occasione delle Giornate FAI.

* Como
Villa Parravicini Revel * Ingresso esclusivo per gli Iscritti FAI.
Villa Parravicini Revel è uno dei più importanti edifici di epoca settecentesca costruiti dalla ricca nobiltà
milanese sulle sponde del Lario. Nel 1902 la villa, fino ad allora appartenuta alla famiglia d’Adda, fu acquistata dal Generale Genova Thaon de Revel, che ne arricchì la facciata con cornici decorative alle finestre. Alla sua morte lasciò la proprietà alla figlia Ottavia, non sposata, ma che visse sempre nella villa con la sorella Sabina sposata con Emiliano Parravicini di Parravicino. Fino al 1927 la villa fu utilizzata come residenza estiva da tutta la famiglia, da cui prese il nome di Parravicini Revel. L’interno è composto da quattro ampi saloni ed è impreziosito da pregevoli soffitti affrescati, da pavimenti in mosaico e arredi originali che rendono particolarmente intima e accogliente l’atmosfera. Ancora oggi abitazione privata, è normalmente chiusa al pubblico.

* Cremona
Complesso di San Luca
Il complesso di San Luca, sede della comunità barnabita cremonese, fu costruito tra il 1165 e il 1272 in un’area strategica della città, da cui si dipartiva la strada che conduceva a Milano. La costruzione originaria, notevolmente modificata nel corso del Seicento e dell’Ottocento, sopravvive nel prospetto a capanna, nei lacerti di affresco rinvenuti sul presbiterio e nelle decorazioni della sagrestia, eseguite da Antonino de’ Ferrari intorno al 1419, in cui sono raffigurati i Dottori della Chiesa, l’Annunciazione e la Leggenda dei tre vivi e dei tre morti. Raffinatissimo e di evidente influsso bramantesco è l'Oratorio di Cristo Risorto, costruito agli inizi del XVI secolo e affrescato da Giovan Battista Trotti, detto il Malosso, nel primo decennio del Seicento. La decorazione ad affresco, in cui sono rappresentati profeti, sibille e angeli, è completata da sette tele dipinte dal Malosso con il contributo della bottega e attualmente ricoverate nei locali accanto al presbiterio.

Palazzo Raimondi e sede della Fondazione Stauffer
Affacciato sull’antica strata magistra, il palazzo emerge alla fine del Quattrocento come un edificio eccezionale nel panorama cittadino del tempo. In quegli anni i Raimondi, ricchi commercianti di stoffe, ottengono il titolo di nobiles viri, entrando a far parte delle principali cariche pubbliche. Il progetto si deve a Bernardino de Lera, ma le iscrizioni ai lati del portale recano la data del 1496 e celebrano il ruolo del committente, Eliseo Raimondi, nell'impianto dell’intero edificio, modellato sull’esempio dell’antica architettura romana. La facciata a bugne in calcare bianco e rosa è un unicum nel cremonese e senza confronti erano anche lo scalone monumentale che saliva al piano nobile (sostituito dopo il Settecento da quello attuale) e il porticato a 18 colonne del cortile (oggi ne restano solo 8), dai raffinati capitelli firmati dal luganese Giovan Gaspare Pedone e celebrati nelle Vite dal Vasari. Eccezionalmente aperta anche la sede della Fondazione Stauffer.

Chiesa di Sant’Agata
Un’imponente facciata neoclassica in un edificio di epoca rinascimentale a cinque navate, con un campanile romanico fra i più belli della città: questi i tratti che caratterizzano la Chiesa di Sant’Agata, la cui fondazione nell’area suburbana detta ‘Città Nova’ risale all’XI secolo. L’interno è ricco di opere d’arte fra le quali si distinguono veri capolavori, come la celebre Tavola di Sant’Agata, raro e altissimo esempio di pittura tardo duecentesca su tavola in Lombardia con Storie di Sant’Agata sul recto, una Madonna col Bambino e la Pentecoste sul verso; il mausoleo marmoreo di Pietro Francesco Trecchi, scolpito all’inizio del Cinquecento da Gian Cristoforo Romano, proveniente dalla chiesa di San Vincenzo e gli affreschi del presbiterio con Storie di Sant’Agata dipinti da Giulio Campi nel 1537.

Palazzo Stanga Rossi di San Secondo
L’edificio all’imbocco della strata magistra ha origini tardo quattrocentesche come attestato da i “capitelli
astratti” analoghi a quelli del tempietto del Cristo Risorto di San Luca sul prospetto orientale. L’impianto
rinascimentale è ancora visibile nella pianta del Campi del 1583, a conferma del prestigio del ramo della
famiglia Stanga di Castelnuovo, il cui membro più noto fu Marchesino, figlio del riformatore del palazzo e segretario di Ludovico il Moro. A Giovanni Pietro da Rho è attribuito il sontuoso portale lapideo che celebrava la cultura antiquaria della famiglia e che dal 1875 è esposto al Louvre. Una copia della scultura originale è conservata nel palazzo Comunale a Cremona. Della riforma settecentesca voluta dai nuovi proprietari Rossi di San Secondo resta lo scalone scenografico con ricca balaustra rocaille, al culmine del quale trionfano lo stemma di famiglia, gli stucchi a tema musicale, e un affresco allegorico attribuito a Vincenzo Borroni. Restaurato di recente, è normalmente chiuso al pubblico.

* Legnano (MI)
Museo Fratelli Cozzi
Il Museo Fratelli Cozzi rappresenta un sodalizio speciale fra il mondo dell’auto e l’architettura. In uno spazio essenziale nella forma ed esclusivo nei dettagli, brillano le carrozzerie multicolori di un marchio icona del Made in Italy. Il museo nasce dalla passione di Pietro Cozzi che dal 1955, anno di fondazione della Fratelli Cozzi Spa, decide di collezionare un esemplare per ogni modello prodotto da Alfa Romeo, scegliendo tra l’allestimento più performante o interessante ai fini del collezionismo. Insieme alle auto vengono conservate oltre 150 stampe originali, depliant, libretti d’uso, trofei, oggetti d’arte insieme alle maggiori riviste del settore e a numerosi altri reperti. Le automobili esposte, suddivise in berline, coupé e spider, rappresentano un patrimonio importante per la storia dell’automobile italiana e i documenti conservati nel Cozzi Lab testimoniano il percorso commerciale, le tecniche di vendita e marketing dell'azienda che le ha vendute.

* Maccagno (VA)
Centrale Idroelettrica Enel Green Power Di Roncovalgrande * Ingresso esclusivo per gli iscritti FAI
La centrale idroelettrica ENEL di Roncovalgrande, situata nel Comune di Maccagno, nei pressi del confine italo-svizzero a nord della provincia di Varese, è una delle opere di ingegneria più importanti presenti in Italia. L’accesso avviene dall’ampio piazzale situato a ridosso del Lago Maggiore e ha costituito il punto d’arrivo delle condotte e dei macchinari trasportati alla centrale per via lacuale. Si tratta di un grande impianto di generazione e pompaggio, realizzato in una caverna scavata interamente nella montagna, la cui galleria di accesso è lunga 220 metri circa, e sfrutta il dislivello tra il lago Maggiore e il lago Delio – di origine glaciale – situato 700 metri più in alto. La centrale è un sito produttivo normalmente chiuso al pubblico.

* Mantova:
Palazzo Ducale – Appartamento Grande di Castello
L’Appartamento Grande di Castello fu commissionato nel Cinquecento dal duca Guglielmo I come ambiente di rappresentanza, con un impianto decorativo che puntava a esaltare la casata e le importanti gesta militari dei suoi antenati, famosissimi condottieri italiani. Si compone della Sala dei Capitani, primi Signori di Mantova dal 1328 al 1432; della Sala dei Marchesi, e della Sala dei Duchi. In origine nelle sale era esposto il ciclo pittorico dei Fasti Gonzagheschi, composto da otto tele di Jacopo Tintoretto e Bottega tra il 1579 e il 1580, ora all’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera. L’appartamento è opera del famoso architetto Giovanni Battista Bertani, collaboratore di Giulio Romano e dal suo aiuto napoletano Pirro Ligorio. L'itinerario di visita, oltre le sale citate, comprende anche la Loggia del Tasso, probabile dimora del poeta durante il suo soggiorno mantovano e la Galleria dei Mesi.

* Moltrasio (CO)
Villa Passalacqua
La neoclassica Villa Lucini Passalacqua a Moltrasio è una delle residenze più estese del lago di Como, che
copre un’area di quasi 30.000 mq. e si sviluppa su tre piani. Fatta edificare dalla famiglia Odescalchi a partire dalla seconda metà del Settecento sopra i resti di un antico monastero, nel 1787 il conte Andrea Passalacqua ne acquistò la proprietà e affidò il progetto di ampliamento all'architetto Felice Soave. Le decorazioni dei saloni furono realizzate da Giocondo Albertolli, mentre gli affreschi sui soffitti sono opere di Andrea Appiani; pregevole il dipinto della Madonna col Bambino che l'artista realizzò nel 1790. Il magnifico parco, composto da terrazzamenti che giungono a lambire le acque del lago di Como, è un classico giardino all’italiana con aiuole regolari, vasche e giochi d’acqua, scalinate e sentieri immersi nel verde collegano i terrazzamenti. La vegetazione rigogliosa comprende ulivi secolari, cipressi, cedri, palme, boschi di rose e camelie. Chiusa al pubblico, si potrà eccezionalmente visitare in occasione delle Giornate di Primavera.

* Monza (MB)
Cappella Espiatoria
La Cappella Espiatoria sorge sul luogo dove il 29 luglio del 1900 re Umberto I venne assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci. L’edificio è caratterizzato da una scalinata monumentale che conduce alla cappella sopra la quale si innalza una struttura di circa 35 metri, culminante in un elemento decorativo – un cuscino – con i simboli regali in bronzo: corona, scettro, collare dell’Annunziata. A pianta centrale, la cappella è realizzata in botticino; colonne doriche sorreggono gli archi sui quali si innalza la cupola. La struttura è impreziosita dalla presenza di due croci in alabastro d’Algeria trasparente, mentre sulla porta di ingresso campeggia il gruppo in bronzo della Pietà realizzato da Lodovico Pogliaghi. Le pareti sono rivestite di marmo greco con zoccolo in marmo africano, mentre le lunette, gli archivolti e la cupola con mosaici sono stati eseguiti dalla Società Venezia-Murano, su disegni del prof. Emilio Retrosi.

* Pavia
Villa Necchi
Villa Necchi è l’unico edificio residenziale rimasto in città a ricordare la storica famiglia di imprenditori pavesi Necchi. Fu fatta costruire da Ambrogio a fine ‘800, a due passi dalla propria fabbrica di ghise malleabili, per viverci con la moglie Emilia Carcano e i figli Nedda, Gigina (che diventerà poi la moglie di Angelo Campiglio) e Vittorio, fondatore della celeberrima fabbrica di macchine per cucire. Fu proprio Vittorio a volere la costruzione nel 1924 di una seconda residenza, più sfarzosa e in linea con le proprie ambizioni di ricco industriale. La seconda residenza andò però distrutta negli anni ’60 e rimase solo questo edificio a rappresentare – con il suo decoro prezioso, ma discreto, di gusto variamente liberty, art déco e neo-rinascimentale, costituito da ricercati ferri battuti, eleganti boiserie e vetri colorati – un’epoca economica e sociale ormai passata.

* Robecco sul Naviglio (MI)
Villa Gromo Ternengo
Villa Gromo Ternengo, edificio tipico del Barocco Lombardo, fu di proprietà della famiglia Casati, presente a Robecco dalla seconda metà del Trecento, quando Giovannolo acquisì i beni dei Pietrasanta come dote della moglie Beatrice. Il corpo a U con le ali rivolte al giardino si sviluppa su due piani, fatta eccezione per il corpo centrale che si eleva con un piano ammezzato dotato di finestre sul lato della corte e aperto da una loggia sul lato del giardino. Tratto distintivo della villa la composizione della fronte posteriore, ribaltata rispetto a quella della fronte anteriore. La villa è normalmente chiusa al pubblico e apre solo per eventi privati.

*Teglio (SO)
Palazzo Besta
Dal 1911 di proprietà dello Stato italiano, Palazzo Besta fu costruito nel XV secolo per volere di Azzo I Besta, padre di Azzo II, che con la moglie Agnese Quadrio diede impulso alla decorazione pittorica trasformandolo in una vera e propria corte rinascimentale in un periodo di grande fermento per la storia politica, economia e religiosa della Valtellina. Oggi sede di un Museo in cui sono conservate opere d’arte del territorio di età preistorica e del periodo dei Grigioni, il Palazzo conserva ancora importanti cicli pittorici a carattere mitologico e biblico conservati nella corte centrale e nelle stanze del palazzo, e affreschi strappati provenienti da altre località della Valle. Al Museo appartiene anche l’Antiquarium Tellinum, raccolta di stele incise risalenti all’età del Rame provenienti dal territorio di Teglio.

* Varese
Torre Civica
In occasione delle Giornate FAI si potrà visitare per la prima volta in assoluto la Torre Civica, elemento iconicoì della città di Varese. Denominata in origine Torre del Littorio, fu costruita nel 1938 dall’architetto Mario Loreti all’interno di una più ampia riqualificazione urbanistica voluta dal regime fascista. Realizzato in stile razionalista, presenta una struttura rigida e austera, alta 54 metri e rivestita in serizzo antigorio, in assoluta continuità formale con la piazza sottostante. Sul fronte principale si trova un balcone sormontato da una lastra decorativa dal quale il Duce e il Podestà si affacciavano per pronunciare i propri discorsi. Dalla sommità della torre, sulla quale sventola oggi la bandiera del Comune, è possibile ammirare i tetti della città. Il luogo, aperto per la prima volta, è normalmente chiuso al pubblico.

*Villanova del Sillaro (LO)
Chiesa dei Santi Michele Arcangelo e Nicola Vescovo
Le terre lungo le rive del Sillaro erano possedute dall’antica e nobile famiglia Sommariva: Nicolò Sommariva nel suo testamento redatto a Roma il 28 luglio del 1401 lasciò erede di tutti i suoi beni nel Lodigiano e nel Regno di Napoli il cardinale Angelo, suo fratello, e questi col testamento redatto a Roma il 21 Dicembre del 1427 cedette tutti i suoi beni ai monaci olivetani. La fabbrica del monastero e della chiesa, affidata ai fratelli Ambrogio e Giovanni Fugazza di Villanova che vi lavorarono fino al 1474, proseguì con la costruzione delle muraglie del giardino, che le fonti antiche paragonavano al Giardino dell’Eden, dei due chiostri e del campanile distrutto da un fulmine nel 1632. Importanti lavori di ampliamento si effettuarono nel corso del Seicento e del Settecento. Si ricordano in particolare gli affreschi rococò del pittore Giovan Battista Sassi.

* a Vimercate (MB)
Villa Gallarati Scotti
Villa di delizia in Brianza, monumentale architettura neoclassica, con affreschi barocchi e un grandioso giardino romantico. Eretta in stile barocchetto tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, alla fine del XVIII secolo Villa Gallarati Scotti viene profondamente ristrutturata a opera del celebre architetto brianzolo Simone Cantoni che la trasforma in un raffinato edificio neoclassico. Il grandioso parco, originariamente alla francese con statue, fontane e ninfeo del Nettuno, viene prima ampliato e trasformato per conformarsi alla moda del parco all’inglese, quindi rivisto secondo la nuova moda del parco romantico. Con la sua imponenza domina la piazza centrale di Oreno e, anche grazie all’;immenso parco alle sue spalle, è a oggi uno dei migliori esempi di dimora signorile lombarda. Oggi chiusa al pubblico, è visitabile solo in rare occasioni nel corso dell’anno.

di adelia.brigo@varesenews.it
Pubblicato il 19 marzo 2019
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