I piccoli imprenditori raccontano i dieci anni che hanno cambiato il mondo

Presentato nella sede di Confartigianato il nuovo volume "L'impresa della storia" curato da Davide Ielmini

Economia generiche

«Le Pmi sono un mondo che va avanti anche se tra mille ostacoli. Non si fermano perché sono le sentinelle dell’economia. Se fai attenzione a quello che cambia, puoi cambiare». Davide Ielmini, curatore di “L’impresa nella storia“, volume pubblicato da Confartigianato Imprese Varese, mette in evidenza due parole che negli ultimi 10 anni hanno segnato l’identità delle imprese: resilienza e innovazione. «Da un lato bisogna rispondere al cambiamento con un atteggiamento diverso e dall’altro acquisire le nuove tecnologie con un approccio pratico, ovvero l’industria 4.0 a misura di Pmi» ha spiegato Ielmini al pubblico intervenuto numeroso alla presentazione del volume nella sede gallaratese degli artigiani.

Nella tavola rotonda, moderata dalla giornalista Sara Bartolini,  a cui hanno partecipato il presidente degli artigiani, Davide Galli, il rettore della Liuc, Federico Visconti, e il presidente nazionale di Confartigianato, Giorgio Merletti, sono stati affrontati i temi che hanno contraddistinto gli ultimi dieci anni, a partire dal cambiamento affrontato dalle imprese, punto di partenza del libro di Ielmini.

«Cambiare vuol dire anche imparare dagli errori – ha detto Davide Galli – ma occorre non ripeterli e per evitare di perpetuare gli errori del passato occorre essere più autocritici». Il presidente di Confartigianato Imprese Varese ha richiamato alla memoria i tanti paradossi che hanno contraddistinto l’ultima crisi economica, tra cui anche la difficoltà di trovare manodopera qualificata. «Se guardo a ciò che è accaduto negli ultimi anni – ha sottolineato Galli – una cosa evidente era la mancanza di risorse umane anche da formare e in un’ottica di ripresa questo è un vero problema perché in Italia in più settori mancano all’appello migliaia di lavoratori. Un esempio? Servono 30 mila camionisti che oggi non abbiamo. Lo stesso discorso vale per la Germania, ma loro sono andati a formarli nelle Filippine».

In attesa della guida automatica, il tema del fabbisogno di manodopera qualificata ha bisogno di risposte di sistema. Gli Its (Istituti tecnici superiori) fanno del loro meglio, ma sono partiti troppo in ritardo rispetto ad altri paesi europei, e nel frattempo il territorio si impoverisce soprattutto nelle fasce di confine dove il dumping salariale è notevole. «La concorrenza con la Svizzera di fatto non esiste – ha spiegato Galli – perché le loro retribuzioni per noi sono fuori mercato. Gli artigiani fanno leva su una fidelizzazione dei collaboratori che nasce dalla condivisione quotidiana del lavoro».

Fino a quanto possa durare questa situazione, è difficile dirlo. Giorgio Merletti, presidente nazionale di Confartigianato, difende la scuola italiana. «La nostra formazione funziona – ha detto Merletti – e ha ragione Visconti quando dice che non dobbiamo vergognarci delle nostre scuole. Credo invece che ci sia un’imprenditorialità non sempre in grado di gestirla».
C’è però un punto su cui gli artigiani insistono molto, forse il vero nodo da cui passa il loro futuro, ed è il ruolo del decisore pubblico, abbastanza “distratto” rispetto ai bisogni delle Pmi. «Si continuano a fare leggi per le grandi e medie aziende – ha spiegato il presidente di Confartigianato – ma non per le piccole e le microimprese, aspetto che ho fatto presente anche al ministro Di Maio».

Merletti richiama all’ordine l’etica degli imprenditori italiani, troppo spesso sacrificata sull’altare di una delocalizzazione selvaggia e di una concorrenza sleale tutta giocata sul costo del lavoro. «Gli artigiani assumono perché hanno bisogno e i numeri dei contratti di apprendistato in Italia, dopo il formidabile sedativo chiamato Jobs Act, sono lì a dimostrarlo».

«Credo che un salto di modello non voglia dire fare un salto di dimensioni – ha concluso Visconti – Il tema è anche di educazione delle famiglie e di chi prende le decisioni e in questa platea, piena di imprenditori, c’è gente che è abituata a decidere. Continuate a prederle, perché è quello di cui il Paese ha bisogno».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 marzo 2019
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