Risparmio gestito: gli italiani sempre più oculati nell’investire

Gli italiani si riscoprono sempre meno propensi ad investire i propri risparmi e consolidano il loro primato di “parsimoniosi”

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Gli italiani si riscoprono sempre meno propensi ad investire i propri risparmi e consolidano il loro primato di “parsimoniosi”. I dati diffusi da Assogestioni e Banca d’Italia non lasciano dubbi a riguardo e spiegano come il nostro paese, complice l’incertezza dei mercati e delle sorti del governo, sia ritornato alla vecchia propensione al risparmio limitando gli investimenti. Nell’ultimo anno i depositi bancari hanno fatto registrare un aumento considerevole con una cifra che si attesta intorno ai 50 miliardi e che porta il complessivo ad oltre 1000 miliardi. Questa corsa al risparmio ha rallentato i consumi e gli investimenti con conseguenze a breve e medio termine deleterie per la nostra fragile economia esposta finanziariamente ai mercati già di per sé “ballerini”.

È vero che la tendenza al risparmio del nostro paese ci ha permesso di superare la crisi del 2008 senza finire come la Grecia, ma è doveroso precisare che una contrazione di investimenti e consumi rischia di compromettere la salute generale dell’economia ed esporre i risparmiatori stessi con il loro capitale a conseguenze poco piacevoli. Difatti se da un lato l’aumento dei depositi bancari, e di altri prodotti di risparmio, ha fatto registrare un incremento percentuale di 4 punti, dall’altro i consumi si sono ridotti del 3% e, conti alla mano, rappresentano una parte di quel rallentamento generale registrato negli ultimi mesi del 2018 confermati con l’inizio del nuovo anno. Anche il risparmio gestito si è dimezzato rispetto ad un anno fa passando da 25 miliardi a 11 e incidendo pesantemente su tutto il settore. La scelta degli italiani non è solo determinata dalla paura di esporre i propri soldi in un’economia che funziona poco e male, ma è dovuta anche dalla difficoltà di comprendere come investire i propri risparmi, oltre alla paura di nuove tasse che sempre più sembrano palesarsi all’orizzonte. Già l’imposta del 26% ha fatto storcere il naso ai più, spingendoli verso soluzioni meno redditizie ma che preservano maggiormente il capitale iniziale.

Ovviamente, chi punta il dito solo all’economia globale o al governo mira a distrarci da altri fattori che allontano i cittadini dal risparmio o dall’investimento gestito. Ebbene, i costi di gestione di tali prodotti varia tra il 2% a circa il 3% generando profitti per intermediari, banche ed altre società che vanno aldilà del servizio reale fornito. Secondo le stime degli analisti, il capitale iniziale viene eroso lentamente arrivando a dimezzarlo nel giro di poco tempo e questi dati aumentano sensibilmente se parliamo di prodotti a lungo termine che possono raggiungere un’erosione del 70%. Dunque, a peggiorare la situazione degli investimenti in Italia concorrono diversi fattori non sempre collegati tra loro ma che producono effetti devastanti sul risultato finale.

C’è scarsa propensione al rischio anche negli istituti di credito stessi che pensano e agiscono come il cittadino comune cercando di proteggere il capitale. Le previsioni per il futuro non sono rosee: circa il 60% degli italiani ha una visione negativa a breve e medio termine sia delle proprie condizioni sia dell’economia italiana che li spinge ad un atteggiamento protettivo e conservativo della propria situazione patrimoniale. Soprattutto tra i redditi bassi e tra le donne si registrano i dati più significativi che esplicano al meglio la generale situazione di incertezza.

L’occhio dell’investitore, dunque, si rivolge ai prodotti consolidati e sicuri, ai prodotti che hanno già una storia nel panorama del risparmio italiano e sono rappresentati principalmente da buoni postali, conti depositi, assicurazioni e il caro e vecchio mercato immobiliare. L’aumento di questi prodotti in termini percentuali è stato considerevole negli ultimi 12 mesi e secondo gli analisti il dato continuerà a crescere nei prossimi anni se le condizioni dell’economia globale dovessero rimanere invariate.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 marzo 2019
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