Gli studenti del Don Milani in Bosnia, tra passato e futuro

Cinque giorni passati in Bosnia dagli studenti del liceo artistico. Il report di quei giorni, con video e foto realizzati dagli stessi studenti

Cinque giorni passati in Bosnia dagli studenti dell’Istituto “Don Lorenzo Milani” di Tradate. Di seguito il report di quei giorni, con video e foto realizzati dagli stessi studenti:

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“Bosnia: tra passato e futuro. Un viaggio al di là del mare”; così si intitola il progetto proposto all’Istituto “Don Lorenzo Milani” di Tradate dall’Associazione LUTVA di Orciano (Pesaro) che, forte di una esperienza sul campo maturata all’interno dei campi profughi durante le guerre nella ex Jugoslavia, da alcuni anni guida gli studenti delle scuole superiori in un percorso di scoperta della realtà balcanica nelle sue complessità storico-culturali.

La Dirigenza dell’Istituto “Don Lorenzo Milani” ha approvato e sostenuto la proposta ricevuta e le classi 5B AFM della sede di Tradate e 5A e B del Liceo Artistico, dopo una serie di incontri e seminari preparatori curati dagli esperti di LUTVA, il 5 Aprile scorso sono partiti per il viaggio di sei giorni che si è rivelato affascinante e particolarmente formativo.
Durante il percorso che da Spalato (dopo la suggestiva esperienza dell’attraversamento in traghetto da Ancona) conduce verso Sarajevo, la tappa a Mostar è stato il primo momento di contatto con la realtà della Bosnia, con la visita allo storico ponte sulla Neretva, simbolo di un passato multiculturale minacciato dalle tensioni degli opposti nazionalismi.

A Sarajevo, per tre giorni gli studenti hanno conosciuto l’affascinante città e i suoi monumenti storici, testimonianza di un profondo intreccio di religioni e di culture, un modello di convivenza che l’assedio subito tra il 1992 e il 1995 ha tentato di distruggere; gli studenti, guidati con competenza e dedizione dai volontari dell’Associazione, hanno avuto modo di incontrare i testimoni di quell’incomprensibile conflitto: dal generale Jovan Divjak, il comandate (serbo) che ha guidato la difesa della città assediata dalle milizie serbe, oggi presidente di un’associazione che sostiene gli studenti privi di mezzi economici; alla allora fanciulla Azra Ibrahimovic Srebrenica, (oggi attiva per il CESVI in Bosnia come responsabile di progetti umanitari), profuga vittima dei tragici eventi che hanno colpito la città di Srebrenica, che ha raccontato la propria esperienza di profuga ha sensibilizzato i ragazzi sulla tragedia di quanti scappano dalle loro terre devastate dalle guerre o dalla povertà.

Problematiche che gli studenti hanno toccato con mano proprio a Sarajevo: la Bosnia, infatti, si trova sulla “rotta balcanica”, ed è accaduto che un migrante loro coetaneo abbia cercato per due volte di nascondersi durante la notte in un vano del pullman della scolaresca parcheggiato fuori dall’albergo, sperando di raggiungere l’Unione Europea inseguendo il sogno di una vita da essere umano. Un’esperienza che ha toccato gli studenti facendoli riflettere sulle cause di una situazione che spinge giovani e anche minori ad abbandonare le proprie famiglie e condizioni di vita disastrose, affrontando viaggi rischiosi e compiendo tentativi così disperati.

Altrettanto toccante la visita al Memoriale delle vittime del genocidio di Srebrenica; la testimonianza di Hasan Hasanović, scampato nel Luglio del 1995 alla strage degli oltre 8000 musulmani compiuta dalle truppe di Ratko Mladic, la visita al Museo allestito nella base del contingente olandese dell’ONU che non fu in grado di proteggere i bosniaci musulmani vittime designate di un folle progetto di pulizia etnica, hanno avuto un forte impatto emotivo e richiamato agli studenti l’importanza fondamentale della memoria storica.
Un viaggio come esperienza di formazione e di incontro con le altre culture, che può essere da esempio per rilanciare in termini più alti il ruolo e gli obiettivi della tradizionale gita scolastica.

L’associazione LUTVA nasce dall’esperienza di un gruppo di giovani amici dell’entroterra pesarese, che, nel 1993, durante le guerre nella ex Jugoslavia, decide di creare un comitato locale e di intervenire nel campo profughi sloveno di Ilirska Bistrica, a metà strada tra Trieste e Fiume, che accoglieva principalmente profughi della città di Kotorsko, in Bosnia.
Al termine del conflitto il comitato cerca di favorire il lento ritorno alla quotidianità con varie iniziative di sostegno alla popolazione e l’allestimento di una colonia estiva per bambini, che sarà gestita e animata dai volontari fino al 2002. Con la cessazione ufficiale dell’emergenza umanitaria e delle principali operazioni di stabilizzazione, e il graduale disimpegno delle Ong dalla Bosnia Erzegovina, il comitato si scioglie, dopo dodici anni di attività.
Ma nel 2009 i giovani, ormai diventati adulti, fondano l’Associazione LUTVA (il nome è dedicato ad una ragazzina conosciuta nei campi profughi e deceduta in un incidente una volta rientrata in Bosnia), che ha lo scopo di lavorare con gli studenti delle scuole italiane.

di manuel.sgarella@varesenews.it
Pubblicato il 18 aprile 2019
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