Nella “corsa rosa” il Varesotto si affida al suo “Santino”

Ivan Santaromita, 35 anni, è l'unico corridore della provincia al via della grande corsa a tappe. «Una caduta ha rischiato di farmi perdere il Giro, ma sono riuscito nel recupero. Farò il cacciatore di tappa e alla fine spero che vinca Nibali»

giro d'italia 2019 bologna

Con tre vittorie in 19 edizioni, la provincia di Varese è una delle più titolate nel nuovo secolo per quanto riguarda il Giro d’Italia. Garzelli nel 2000, Basso sei e dieci anni dopo hanno lasciato il segno tanto nella classifica finale quanto nei successi di tappa. Oggi, purtroppo, la situazione è ben diversa e in attesa di vedere qualche giovane (Ravasi? Covi? Magari uno tra Puppio e Rinaldi?) battagliare sulle strade della corsa rosa, il pedale dei Sette Laghi è ancora aggrappato a Ivan Santaromita.

“Santino”, anni 35 compiuti pochi giorni fa, sarà al via di Bologna con la maglia della Nippo-Fantini e avrà un tifoso “virtuale” in più, Leonardo, che scalpita già ma che nascerà a luglio. Nell’attesa sua e della moglie Chiara, Ivan proverà a farsi notare sui 3.500 chilometri (abbondanti) del Giro, mettendo la sua lunga esperienza a disposizione della squadra, dei compagni ma anche di se stesso.

«Potevo arrivare un po’ più sano alla partenza, ma poteva anche andare peggio» racconta Santaromita dopo l’ultima sgambata nei dintorni di Bologna. «Quest’anno ho assaggiato l’asfalto un po’ troppe volte e la caduta nell’ultima tappa in Trentino ha rischiato di farmi saltare il Giro. Avevo un buco in un’anca e se la prima diagnosi di 20 giorni fosse stata “rispettata”, avrei dovuto guardare la corsa in TV. Ho stretto i denti e ho accorciato i tempi anche se l’antibiotico mi ha un po’ intontito. Però ci sono e la prima frazione, otto chilometri di cronoscalata a San Luca, sarà già quella in cui dare tutto».

Da Bologna a Verona con in mezzo 3.500 chilometri: scatta il 102° Giro d’Italia

Dopo il ritiro di Cunego, lei è il più esperto della Nippo-Fantini Vini: questo cosa comporterà all’interno del team?

«Cinque corridori sono all’esordio al Giro, tre uomini – e cioè Canola, Lobato e Lonardi – sono ruote veloci mentre Bagioli è un attaccante nato. Io sarò “orfano”, nel senso che il colombiano Osorio che ha caratteristiche simili alle mie ha dato forfait per un problema al ginocchio quindi farò un po’ da regista soprattutto nella prima fase e poi mi prenderò le mie libertà nelle tappe più movimentate. Vista la mia salute attuale, cercherò di sfruttare la prima settimana per recuperare la forma migliore, sperando che arrivi».

Ci sono tappe segnate sul calendario con il classico “circoletto rosso”?

«Visto che non posso aspirare a “fare classifica”, di sicuro le singole tappe possono essere il mio reale obiettivo. Una in particolare non c’è, però quella di domenica 26 con arrivo a Como passa vicino da casa nostra e quel giorno è anche il compleanno di mia moglie. Vediamo».

Al Giro ci sono tanti varesotti: chi in giuria, chi a fare il fotografo, chi nell’organizzazione, chi nelle squadre. Ma ce n’è solo uno in sella a una bici…

«Insomma, mi hanno lasciato da solo a fare fatica, specie in salita (ride)! Va bene, vorrà dire che proverò a fare del mio meglio anche per portare alta la bandiera di Varese. Di sicuro, al di là delle ragioni geografiche, sono pronto a mettercela tutta».

Ultima domanda, secca. Chi vince il Giro alla fine?

«Beh, spero un italiano».

Se dice un italiano, a occhio, ce n’è uno solo tra i papabili.

«Esatto, spero che vinca proprio lui. Ero compagno di squadra di Vincenzo Nibali alla Liquigas quando conquistò la Vuelta di Spagna (2010 ndr), la sua prima grande corsa a tappe. Sarebbe bello che ce la facesse».

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 10 Maggio 2019
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