Per garantire l’attività dei PS coinvolgere i medici di altri ospedali

Per risolvere il problema della carenza di medici in pronto soccorso, la Cisl avanza una proposta diversa

ospedale varese

Medici precettati o invitati a prestare servizio in pronto soccorso. La carenza di specialisti dell’emergenza urgenza diffusa in tutta la Regione ha indotto le diverse Asst a individuare modalità alternative per continuare a garantire il servizio, permettendo, nel contempo, al personale di fare le ferie.

All’ospedale di Circolo di Varese si è scelta la strada delle candidature volontarie tra i medici dei diversi reparti. Su base volontaria, e con pagamento a gettone, gli specialisti hanno acconsentito a coprire i turni vacanti del PS. Un’organizzazione che rischia di mettere a nudo la coperta corta: con le ferie generalizzate, con il personale medico in “missione” al pronto soccorso è possibile che i letti in corsia vengano chiusi, provocando una permanenza più lunga nella “barellaia” del pronto soccorso. L’ospedale di Busto ha preferito rivolgersi a una cooperativa di medici, soluzione tampone che rischia di innescare qualche problema in caso di elevato turn over.

In tutte le situazioni, però, in presenza di ulteriori “vuoti” nei turni settimanale è prevista la precettazione, cioè l’obbligo di presentarsi al lavoro saltando ferie e permessi.

A queste soluzioni diffuse, il segretario della Cisl Medici Giuseppe Monaco propone una via diversa: la massima flessibilità trasversale tra aziende: «Il fabbisogno di 10 medici per le Unità Operative Complesse di Pronto Soccorso Emergenza Territoriale Spoke può essere soddisfatto – secondo il dottor Monaco –  anche mediante la possibilità di fruire di medici volontari nell’ambito del proprio orario di lavoro, in applicazione del criterio di turnazione provenienti da altre Asst. L’accordo sulle risorse aggiuntive regionali del 2017 introduceva forme di incentivazione a chi opera nell’Ats della Montagna – conclude Monaco –. Si può utilizzare la stessa flessibilità organizzativa per coprire i turni di Pronto Soccorso nelle realtà disagiate individuate dalle Ats, incentivando economicamente i medici che aderiscono. La Regione Lombardia, da sempre con bilancio virtuoso, ha l’occasione per dimostrarsi ancora leader della sanità italiana prevenendo ciò che sta accadendo in Veneto, Emilia Romagna, Molise». Con l’autorizzazione del proprio reparto e dell’ospedale, il medico, quindi, può prestare servizio anche in altre aziende, favorendo la rotazione volontaria del personale medico tra i Pronto Soccorso dei grandi poli ospedalieri ed i Pronto Soccorso territoriali. In questo modo si garantisce l’assistenza ma anche le ferie del personale. 

In questo caso, il rimborso non dovrà essere di una cifra variabile tra i 7 e i 20 euro, ma 80 euro all’ora

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 giugno 2019
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