Azzerare la parrocchia della Brunella è un torto che Varese non merita

Don Fabio se ne va lontano da Varese a tappare un altro buco apertosi nella diocesi più grande del mondo con 6 milioni di abitanti che nel 2019 ha avuto appena una quindicina di nuovi sacerdoti

Dalla Cupola della Brunella

Quella della Brunella fu, all’inizio degli Anni Sessanta la mia prima parrocchia come varesino. Non erano per me novità il rito ambrosiano e l’impatto con i garibaldini…stanziali del clero, vale a dire i frati: prima di loro avevo conosciuto e frequentato a lungo i marines, i missionari comboniani,  che, per alcuni anni, impedita loro l’Africa, formarono  dal punto di vista religioso la mia generazione. Durante la seconda guerra mondiale infatti noi ragazzi si frequentava l’oratorio di Camerlata di Como a due passi  da Rebbio dove nel seminario comboniano scalpitavano missionari già pronti per il Sudan.

Li ho sempre  avuti nel cuore questi simpatici combattenti che ci parlavano di un Gesù da sbarco in territori difficili, dove essere gli ultimi era quasi un privilegio, perché c’erano ancora molti poverissimi vivevano peggio e in zone selvagge. Il tutto grazie all’uomo bianco inglese che regolarmente e in tutto il mondo il meglio delle sue colonie lo teneva sempre per i suoi reali e poi per sé.

La successiva conoscenza di Raoul Follereau (grande apostolo della lotta contro la lebbra) attraverso  i suoi scritti d’avanguardia, mi avrebbe tenuto successivamente ben lontano da eventuali arruolamenti nella borghesia delle nostre istituzioni dedicate ai giovani cristiani. Con l’eccezione di alcuni ciellini  che a Varese mai hanno abbandonato la splendida e difficile via indicata dal loro ispiratore, don Giussani.

I frati alla Brunella hanno fatto molto per anni, aiutati dalla popolazione e dalla silenziosa nobiltà di generose famiglie. Ma la crisi delle vocazioni nel tempo si sarebbe fatta sentire anche a Varese. Il   complesso della Brunella, un gioiello anche dal punto di vista architettonico, resse ancora perché ospitava importanti attività sociali e culturali.

Per anni lo frequentai perché ospitava “Luce”, battagliero periodico cattolico. Venne però il giorno delle dure scelte anche per i Frati Minori che non avevano più  clero e fu una strage di conventi in Italia; a Varese avrebbero invece retto i Cappuccini  che in viale Borri avevano loro  antico “fortino”. Ci furono altri guai per questi frati, che con padre Gianni e  la sua Radio Missione non persero un millimetro di terreno e nessun amico anche quando le bande della politica cercarono di far prevalere con stile inaccettabile altri interessi  radiofonici. Accadde poi il miracolo: i nuovi proprietari (la famiglia Berlusconi) di radio Montecarlo posero fine agli atteggiamenti persecutori contro Radio Missione.

Dopo un lento declino , sempre dovuto alla  crisi vocazionale, figlia di quella demografica nazionale, alla  Brunella ci sono stati  giorni di rilancio gioioso: la parrocchia infatti riprese  respirare, a essere di nuovo positivo riferimento per la sua comunità  grazie a un giovane sacerdote, don Fabio che riportò la chiesa  tra la gente, facendone un centro anche per l’organizzato popolo della preghiera e dei fedelissimi di sant’Antonio.

Nei giorni scorsi purtroppo la Brunella si è di nuovo trovata con le gomme bucate: don Fabio se ne  va lontano da Varese a tappare un altro buco apertosi nella diocesi più grande del mondo; per la messa  arriverà alla Brunella don Sergio, aggregato a san Vittore come ottantenne riservista (!!) e già amato parroco di Masnago.

Per i preti oggi non c’è più la pensione, in trincea  sino all’ultimo. Gesù è stato anche un formidabile  sindacalista, ma anche a casa sua oggi la situazione è veramente  pesante. La diocesi di Milano ha quasi 6 milioni di abitanti, è una delle più vaste e importanti al mondo, ma nel 2019 ha avuto appena una quindicina di nuovi sacerdoti.

Non pochi cattolici del quartiere della Brunella sono silenziosi ma furibondi per il trattamento loro riservato, dalla Curia milanese e dal suo leader, l’arcivescovo gallaratese Delpini, ma loro confratelli hanno tutti altri grossi problemi. Per esempio a Masnago, il nostro quartiere  più importante  e noto pure in Italia. Infatti per la scadenza dei termini di permanenza tradizionali (9 anni ) il parroco don Mauro lascia e va a continuare la sua missione a Paderno Dugnano dove c’è ancora più lavoro   con  tante  parrocchie  da  salvare o rialzare. A conferma  della crisi  vocazionale che ha colpito il cuore della Lombardia. È bene sapere che facevano capo a Masnago altre otto parrocchie, tanto per essere ancora più chiari sulle difficoltà della Curia e dei nostri sacerdoti.

Don Mauro ha confermato la tradizione che vuole parroci super a Masnago, lo salutiamo  rinnovandogli la stima e i ringraziamenti per il suo intelligente operato istituzionale, ma anche per l’attenzione anche al sociale, alla crescita culturale dei fedeli e dei giovani che da anni trovano a centinaia  accoglienza in un oratorio dove la fede è al loro fianco con delicatezza e modernità assolute. Chi sostituirà don Mauro si troverà molti bene se il lavoro gli piace.

Sarà un problema aiutare la Brunella, però meno pesante di quanto si possa immaginare se non verrà considerata solo come un centro di servizi cristiani alla città. Se la comunità non abbasserà bandiera e collaborerà con slancio al prossimo giro la Brunella dimenticata  sarà solo un ricordo. Non è che oggi i fedeli chiedano molto, solo di accompagnare con dignità un quartiere bene abitato e vissuto  e che come tale sarà oggetto di scelte e interventi importanti da parte del Comune.

È opportuno allora programmare  e lavorare tenendo conto di quanto fa o farà la mano pubblica. Tanto più che passeranno i tempi dei deputati PD antitaliani, delle città spazzatura uso Roma, delle parolacce in tv, di una scuola che non forma al meglio i nostri giovani.

Con la odierna sbandatissima società nazionale che ci ritroviamo, a piallare una parrocchia come la Brunella si fa pure un torto a una città che ha sempre avuto anche  il merito di perseguire  convivenza e rapporti sereni. Varese è patria di un volontariato esemplare: mettersi al servizio con umiltà di una chiesa amata può essere una volta di più utile e gratificante.

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Pubblicato il 01 luglio 2019
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  1. Scritto da Jug

    Chiedo all’autore o, in alternativa, a colui che si assume la responsabilità di pubblicare: cosa designerebbe l’espressione “deputato PD antitaliano”? E, soprattutto, quale sarebbe l’attinenza con il tema di fondo – pur condivisibile – dell’articolo?

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