Dall’evento al “furto” di Napoleone: i 280 anni dell’incoronazione della Madonna del Monte

Ricorre ai primi di luglio, il 280esimo anniversario dell'incoronazione della Madonna del S.Monte, evento che richiamò migliaia di persone. Il racconto dello storico dell'arte Matteo Bollini

Madonna del Monte al sacro Monte

Ricorre ai primi di luglio, il 280esimo anniversario dell’incoronazione della Madonna del S.Monte, evento che richiamò migliaia di persone. Vi proponiamo il racconto dello storico dell’arte Matteo Bollini

Ogni santuario è costruito dal legame che ogni persona, anche non di fede, ha con la Madonna. Da tempo immemore, sotto lo sguardo della Madonna del Monte, si sono intrecciate storie, credenze, insieme a quell’amore che sa di fede genuina e tradizione. Oggetto di una devozione ardente, il suo carattere di simulacro miracoloso è stato talmente forte da mettere in secondo piano la natura di manufatto artistico, riscoperto soltanto nel corso dell’ultimo restauro. 

Il culto della Madonna del Monte, che secondo una ininterrotta tradizione era stata intagliata da San Luca e portata sul monte dallo stesso Sant’Ambrogio, ha trovato suggello ufficiale con l’incoronazione della statua avvenuta nel 1739, e di cui quest’anno ricorre il 280° anniversario. 

L’impatto esorbitante suscitato da quell’evento strepitoso per i tempi ci è ben testimoniata da una serie diretta di testimonianze oculari, tra le quali spicca quella di Nicolò Sormani, prima Dottore e  poi Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, che nel 1739 diede alle stampe un libricino scritto il mese successivo gli avvenimenti. 

Tutto iniziò nel 1724 quando la madre badessa del Monastero, suor Maria Domitilla Frasconi, fece richiesta al Capitolo di San Pietro in Roma per ottenere le corone d’oro che venivano donate ai più importanti santuari mariani. Nessuna deroga veniva concessa per quanto concerne i requisiti necessari per ottenere l’incoronazione quali l’antichità, la grande venerazione e l’accertata fama dei miracoli; infatti venivano richiesti i documenti che ne accertassero il possesso. Ricevere l’incoronazione era dunque un grande privilegio e quindi una meta molto ambita, ma anche un gravoso impegno sia secondo l’aspetto documentaristico, sia sotto il profilo economico e finanziario; infatti, per celebrare degnamente il grande evento, si richiedevano considerevoli somme sia per i lavori di allestimento che per l’ornamento del luogo.

Ottenuta la grazia e arrivate le corone, impreziosite da finissimi diamanti, da Roma per mano di un delegato, l’Arcivescovo di Milano, cardinale Carlo Gaetano Stampa decise di compiere egli stesso la cerimonia la prima domenica di luglio del 1739.

La cerimonia comportò l’erezione di una “sontuosa macchina teatrale” ideata dal poliedrico artista Giuseppe Baroffio, un apparato effimero di cui abbiamo memoria grazie alle cronache e ad una raffinata stampa di Gaetano Bianchi, che restituisce le capricciose volute barocche e il tripudio di figure angeliche e allegoriche legate alla storia del Santuario. L’evento stesso è ricordato da un’altra incisione, questa volta di Marc’Antonio Dal Re, che mostra il Cardinale proprio nell’istante in cui, salito sull’altare, incorona la statua di Maria. L’apposizione della corona si configura come memoria e segno di ben altra «incoronazione» della Vergine: quella che Dio Padre, per Cristo, nello Spirito ha compiuto nel momento in cui la Madre di Dio al termine della sua vita terrena viene assunta in corpo e anima al cielo.

Certo è che chi aveva potuto assistere all’incoronazione, avvenuta nella piazzetta del Santuario, dovette rimanere incredulo di fronte al “segreto ordigno” che consentiva al simulacro della Madonna di librarsi, come animato da un “moto intrinseco vitale”, fino a che, “senza alcuna mano visibile a poco a poco si levò fin sotto la sommità degli archi; onde fosse più da lontano veduta e adorata” dalle migliaia di fedeli accorsi al monte. 

Le celebrazioni continuarono per otto giorni. Tutto il Sacro Monte risplendeva, ci tramandano le cronache. Grandiosi fuochi artificiali accompagnarono il memorabile evento, mentre erano illuminate la piazza, la Torre sacra, tutte le cappelle della via sacra; suoni di orchestre facevano da cornice allo sfolgorio di luci multicolori e fuochi artificiali che da quell’alta rupe fecero sfavillare i loro splendori sino a Milano. 

Monsignor Angelo Del Frate, nella sua opera dedicata al Santuario del Sacro Monte, riporta invece una suggestiva testimonianza “lasciata da una persona che vi assistette”: «La domenica del 5 luglio la statua della Madonna fu tolta dall’altare, e, portata da quattro sacerdoti in piviale, sotto baldacchino tenuto da spiccate notabilità, fu collocata sulla gran macchina preparata in piazza, alta così che si potesse vedere dalle migliaia e migliaia di persone radunate sulla cima e sul pendio del monte. Certo, d’evessere stato un momento di commozione, quando quella moltitudine sterminata di popolo, unita allo squillo delle trombe e al suono delle campane, inneggiò, nel più vivo entusiasmo, alla Vergine incoronata!».

La scure del periodo napoleonico, purtroppo, non risparmiò il Santuario: nel 1796 l’abbadessa suor Maria Crocifissa Trecati dovette consegnare alle autorità civili ori e argenti di proprità del monastero e del santuario, tra i quali figurano le corone poste in capo alla statua della Madonna col Bambino. Memorie di archivio lasciano tuttavia aperti dei misteri: «Poichè da scritti (non più reperibili) o meglio da voci tramandate da padre in figlio, da Ecclesiastici ecc… sembra che alcune casse di libri, preziosi, manoscritti, pergamene, quadri di valore ecc, in maggior parte conservati nel Monastero e in Chiesa, siano andate a finire a Parigi al Museo Louvre, dove ancora si troverebbero giacenti chiuse…. occorre accertare se realmente corrisponde a realtà o quanto meno se ogni cosa è infondata». 

*Tratto da: Matteo Bollini, “Tutto il Sacro Monte risplendeva”, studi sugli apparati scenografici realizzati da Giuseppe e Giulio Baroffio a Varese, in Arte Lombarda, 181, 2017. 

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Pubblicato il 03 luglio 2019
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