Né maschile, né femminile: lo sport dei bambini e i dubbi dei genitori

Il boom di bambine iscritte alle scuole calcio e la paura di etichette e bullismo: l'esperta Valeria Resta, fa chiarezza su sport e questione di genere per i più piccoli

Generico 2018

Secondo la Fifa il grande successo del mondiale femminile di calcio sta già facendo registrare un boom clamoroso di iscrizioni nelle scuole calcio femminili italiane (+ 40% le stime attuali, destinate ad aumentare nelle prossime settimane). A questo exploit fanno da contraltare i dubbi dei genitori italiani di bambine di ogni età che chiedono di iniziare a fare calcio a settembre. “Ma non è uno sport maschile?”, ribattono spesso le nonne o i vicini di casa, minando la determinazione di mamma e papà a sostenere e assecondare le passioni sportive delle figlie.

«Nessuno sport ha un’identità di genere, non esistono sport maschili o femminili, esistono il talento e la passione per la pratica sportiva che i bambini, maschi e femmine, devono poter sperimentare in libertà, sostenuti dai genitori e dalla comunità educante, fatta di insegnanti, istruttori e parenti», afferma Valeria Resta, , docente di Psicologia dello sport all’Università dell’Insubria e referente di Mind-room, cui abbiamo chiesto di fare chiarezza su alcune perplessità.

DIVERTIMENTO
La prima regola da seguire quando si sceglie uno sport per i bambini deve essere il loro divertimento. «L’identità di genere in questa partita non c’entra, perché nessuno sport, o attività di espressione artistica è femminile o maschile – spiega l’esperta – al contrario il fatto che il bambino si diverta è un aspetto fondamentale da tenere in considerazione, sia quando si sceglie uno sport, sia nella determinazione a mantenerlo. Un conto è finire il periodo o la stagione, altro è impuntarsi per anni su uno sport che non piace più. Soprattutto i bambini hanno bisogno di sperimentare più discipline nell’età evolutiva, per poter poi scegliere, crescendo, quello cui dedicarsi con maggior impegno».

MASCHILE E FEMMINILE INSIEME
In molte discipline gli allenamenti rivolti ai bambini al di sotto degli 11-12 anni sono aperti a bambini e bambine, senza distinzione di genere. «Avviene nel basket e nel calcio, dove anche le competizioni sono per squadre miste fino a quell’età, mentre in discipline più tecniche come la ginnastica, se l’allenamento è misto accade poi che le esibizioni siano differenti a seconda del genere», racconta la Resta, spiegando che le differenze fisiche nello sviluppo motorio tra maschi e femmine diventano evidenti al punto da richiedere una divisione di genere delle categorie sportive a partire dalla pubertà.

SE IL CONTESTO È OSTILE
Se è vero che lo sport in sé non è maschile o femminile, è altrettanto vero che viviamo in una società ricca di pregiudizi radicati soprattutto nel mondo adulto: «Sono gli adulti, in maniera o più o meno consapevole, a trasmettere ai bambini l’idea che uno sport sia più maschile o più femminile e c’è effettivamente il rischio che queste etichette si traducano in atteggiamenti canzonatori, o peggio di bullismo a danno di chi fa una scelta considerata insolita – ammette la Resta – Questo però non deve scoraggiare la pratica di uno sport ma piuttosto portare genitori, educatori ed allenatori a una maggiore attenzione all’aspetto educativo e formativo, per arginare sul nascere simili atteggiamenti». Deve passare il concetto che la passione sportiva e i talenti sono sempre da valorizzare.

STORIE ED ESEMPI
Come spesso accade il racconto di esperienze singole e personali può aiutare grandi e piccini a capire. C’è ad esempio la storia di Gaicomo De Luca, giovanissimo ballerino della Scala, bullizzato da piccolo per la sua passione per la danza. Una storia che ricorda il film “Billy Elliot“, mentre sul calcio femminile sembra essere tornato di attualità “Sognando Beckham”, o le animazioni della Disney, anche se meno dirette, “Mulan” per le arti marziali e “Ribelle“, per il tiro con l’arco. Tutti film da guardare anche con i bambini, mentre per gli adulti c’è “Million dollar baby”, sulla boxe.

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Pubblicato il 16 luglio 2019
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Commenti

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  1. Scritto da axelzzz85

    E’ necessario, oggi più che mai, sradicare ogni pregiudizio e ogni violenza legata al genere, in questa povera Italia.
    Ma è possibile anche ancora sento frasi del tipo “ah no, amore, quel gioco è da bambina” o “il rosa è da femminuccia”…. le bambine devono crescere con le principesse disney e circondate da rosa confetto e i maschietti con le macchinine e l’azzurro??
    Ancora a questi livelli siamo?
    Quei bambini saranno i prossimi a discriminare il prossimo!

  2. Scritto da axelzzz85

    E’ necessario, oggi più che mai, sradicare ogni pregiudizio e ogni violenza legata al genere, in questa povera Italia.
    Ma è possibile anche ancora sento frasi del tipo “ah no, amore, quel gioco è da bambina” o “il rosa è da femminuccia”…. le bambine devono crescere con le principesse disney e circondate da rosa confetto e i maschietti con le macchinine e l’azzurro??
    Ancora a questi livelli siamo?
    Quei bambini saranno i prossimi a discriminare il prossimo!

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